Ecco l’elenco completo dei nuovi 315 senatori, di cui 6 provengono dalle circoscrizioni estere.

Sulla composizione del nuovo emiciclio di palazzo Madama, troviamo 113 senatori al Partito democratico, 7 a Sinistra e libertà, 1 al Megafono-Lista Crocetta. Al Popolo della libertà vanno 99 seggi, 17 alla Lega Nord, 1 a Grande Sud. Per il Movimento 5 Stelle, i senatori sono 54, mentre per Scelta Civica di Monti 19.

In Valle d’Aosta eletto un senatore di Vallee D’Aoste. In Trentino-Alto Adige 3 seggi per Svp-Patt-Pd-Upt; 1 per Pdl-Lega Nord; 1 per Svp-Pd, 2 per Svp. Un seggio anche per il Movimento associativo italiani all’estero.

 

ABRUZZO

Pdl (4): Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Paola Pelino, Antonio Razzi (se Berlusconi opterà per un’altra regione gli subentrerà Federica Chiavaroli)

Pd (1): Stefania Pezzopane

M5S (2): Rosetta Blundo, Gianluca Castaldi

BASILICATA

Pd (3): Emma Fattorini, Filippo Bubbico, Salvatore Margiotta.

Sel (1): Giovanni Barozzino.

Movimento 5 stelle (1): Vito Rosario Petrocelli.

Pdl (1): Silvio Berlusconi (in caso di opzione per un’altra regione, entrerà in Parlamento Guido Viceconte).

Lista Monti (1): Pier Ferdinando Casini (in caso di opzione per un’altra regione, entrerà in Parlamento Salvatore Tito Di Maggio).

CALABRIA

Pd (2): Marco Minniti e Doris Lo Moro

Movimento Cinque Stelle (2): Francesco Molinari, Nicola Morra

Pdl (6): Silvio Berlusconi, Antonio Gentile, Nico D’Ascola, Piero Aiello, Antonio Caridi, Domenico Scilipoti. Qualora Berlusconi, come probabile, opti per un altro collegio, allora si potrebbero aprire le porte per Palazzo Madama a Demetrio Arena

CAMPANIA

Pdl (16): Silvio Berlusconi, Francesco Nitto Palma, Alessandra Mussolini, Giuseppe Esposito, Cosimo Sibilia, Luigi Compagna, Vincenzo D’Anna, Antonio Milo, Lucio Barani, Riccardo Villari, Domenico De Siano, Mauro Giovanni, Ciro Falanga, Giuseppe Compagnone, Eva Longo, Pietro Langella. Primi dei non eletti: Vincenzo Fasano, Franco Cardiello e Domenico Auricchio

Pd (5): Rosaria Capacchione, Sergio Zavoli, Vincenzo Cuomo, Angelica Maggese, Pasquale Sollo. Primi dei non eletti: Lucia Esposito, Teresa Armato e Vincenzo De Luca

Sel (1): Giuseppe De Cristofaro. Primi dei non eletti: Dino Di Palma, Pierina Vittoria Troisi, Stefania Fanelli

Movimento 5 Stelle (5): Sergio Puglia, Andrea Cioffi, Paola Nugnes, Vilma Moronese, Bartolomeo Pepe. Primi dei non eletti: Giuseppe Buonadonna, Doriana Sarli, Bartolomeo Laudando

Lista Monti (2): Pier Ferdinando Casini, Lucio Romano. Primi dei non eletti: Mario Giro, Nunzio Francesco Testa, Giuseppe Consolo

EMILIA-ROMAGNA

Pd (13 seggi)
: Josefa Idem, Maurizio Migliavacca, Claudio Broglia, Cecilia Guerra, Rita Ghedini, Giorgio Pagliari, Francesca Puglisi, Maria Teresa Bertuzzi, Gian Carlo Sangalli, Stefano Vaccari, Leana Pignedoli, Sergio Lo Giudice, Stefano Collina.

Movimento 5 Stelle(4): Michela Montevecchi, Adele Gambaro, Maria Mussini, Elisa Bulgarelli.

Lista Monti (1): Luigi Marino.

Pdl (4): Silvio Berlusconi, Anna Maria Bernini, Carlo Giovanardi, Franco Carraro. Nel caso, molto probabile, che Berlusconi opti per un’altra circoscrizione, entra Laura Bianconi.

FRIULI VENEZIA GIULIA

Pd (4): Francesco Russo, Isabella De Monte, Carlo Pegorer e Lodovico Sonego.

Pdl (1)
: Bernabò Bocca (secondo in lista dopo Silvio Berlusconi).

Movimento Cinque Stelle (1): 
Lorenzo Battista.

Lista Monti (1): Alessandro Maran.

LAZIO

Pd (17): Pietro Grasso, Luigi Enrico Zanda, Annamaria Parente;, Ignazio Marino, Francesco Scalia, Claudio Moscardelli, Bruno Astorre, Ugo Sposetti, Monica Cirinnà, Maria Spilabotte, Walter Tocci, Giuseppina Maturani, Raffaele Ranucci, Carlo Lucherini, Daniela Valentini, Ivana Della Portella, Luisa Laurelli (entra in caso di opzione per il collegio Piemonte da parte di Ignazio Marino)

Pdl (7)
: Silvio Berlusconi, Maurizio Gasparri, Claudio Fazzone, Maria Rosaria Rossi, Andrea Augello, Francesco Maria Giro, Francesco Aracri (eletto in caso di opzione da parte di Silvio Berlusconi per un altro collegio)

Movimento 5 Stelle (6): 
Fabiola Anitori, Giuseppe Vacciano, Paola Taverna, Germano Marino Mastrangeli, Elena Fattori, Ivana Simeoni

Sel (2): Loredana De Petris, Massimo Cervellini.

LIGURIA

Pd (5):
 Donatella Albano, Roberta Pinotti, Massimo Caleo, Paolo Guerrieri, Vito Vattuone.

Pdl (1): Augusto Minzolini.

Movimento Cinque Stelle (1): Cristina De Pietro.

Lista Monti (1): Maurizio Rossi.

LOMBARDIA

Pdl (16): Silvio Berlusconi, Roberto Formigoni, Sandro Bondi Paolo Bonaiuti, Mario Mantovani, Paolo Romani, Giacomo Caliendo, Paolo Galimberti, Andrea Mandelli, Alfredo Messina, Salvatore Sciascia, Francesco Colucci, Antonio Giuseppe Maria Verro, Riccardo Conti, Giancarlo Serafini, Lucio Barani.

Lega (11): Roberto Calderoli, Giulio Tremonti, Massimo Garavaglia, Giacomo Stucchi, Silvana Comaroli, Paolo Arrigoni Gian Marco Centinaio, Raffaele Volpi, Stefano Candiani, Jonny Crosio, Nunziante Consiglio.

Pd (11): Massimo Mucchetti, Franco Mirabelli, Emilia De Biasi, Annalisa Silvestro, Paolo Corsini, Roberto Cociancich, Luciano Pizzetti, Lucrezia Ricchiuti, Mauro Del Barba, Mario Tronti, Erica D’Adda.

Movimento 5 Stelle (7): Giovanna Mangili Vito Claudio Crimi Luigi Gaetti Monica Casaletto Laura Bignami Luis Alberto Orellana Bruno Marton.

Lista Monti (4): Gabriele Albertini, Pietro Ichino Mario Mauro, Benedetto Della Vedova.

MARCHE

Pd (5): (Camilla Fabbri, Riccardo Nencini, Silvana Amati, Francesco Verducci, Mario Morgoni.

Pdl (1): Remigio Ceroni.

Movimento 5 Stelle (2): Serenella Fucksia, Peppino Giorgini.

MOLISE

Pd (1): Roberto Ruta

Pdl (1): Berlusconi Silvio

PIEMONTE

Pd (13): Ignazio Marino, Stefano Lepri, Vannino Chiti, Daniele Borioli, Elena Ferrara, Elena Fissore, Nicoletta Favero, Nerina Dirindin, Patrizia Manassero, Magda Zanoni, Stefano Esposito, Mauro Marino, Federico Fornaro.

Pdl (3): Silvio Berlusconi, Lucio Malan, Manuela Repetti.

Movimento Cinque Stelle (3): Marco Scibona, Carlo Martelli, Alberto Airola.

Lista Monti (2): Andrea Olivero, Gianluca Susta.

Lega Nord (1): Giulio Tremonti.

PUGLIA

Pdl (11): Silvio Berlusconi, Donato Bruno, Francesco Amoruso, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Azzollini, Lucio Tarquinio, Luigi Perrone, Pietro Iurlaro, Vittorio Zizza, Massimo Cassano e Pietro Liuzzi.

Movimento Cinque Stelle (4): Maurizio Buccarella, Alfonso Ciampolillo, Daniele Donno e Barbara Lezzi.

Pd (3): Anna Finocchiaro, Nicola Latorre e Salvatore Tomaselli.

Sel (1): Dario Stefano.

Lista Monti (1): Angela D’Onghia.

SARDEGNA

Pd (4): Silvio Lai, Giuseppe Luigi Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi.

Sel (1): Luciano Uras.

Movimento 5 Stelle (2): Manuela Serra e Roberto Cotti.

Pdl (1): scontato che Silvio Berlusconi, capolista in tutta Italia, cederà il posto a Emilio Floris.

SICILIA

Pdl (14): Silvio Berlusconi, Renato Schifani, Simona Vicari, Giuseppe Marinello, Vincenzo Gibiino, Antonio D’Alì, Giuseppe Ruvolo, Antonio Scavone, Mario Ferrara, Bruno Mancuso, Salvatore Torrisi, Francesco Scoma, Bruno Alicata, Giuseppe Pagano. Primo dei non eletti è Marcello Gualdani, che potrebbe subentrare qualora Berlusconi optasse per un’altra circoscrizione.

Pd (4+1): Corradino Mineo, Pamela Orrù, Beniamina Padua, Amedeo Bianco. Megafono: Giuseppe Lumia.

Movimento Cinque Stelle (6): Francesco Campanella, Mario Giarrusso, Vincenzo Santangelo, Nunzia Catalfo, Fabrizio Bocchino, Ornella Bertorotta.

TOSCANA

Pd (9): Valeria Fedeli, Claudio Martini, Rosa Maria di Giorgi, Laura Cantini, Andrea Marcucci, Maria Grazia Gatti, Manuela Granaiola, Donella Mattesini e Marco Filippi.

Sel (1): Alessia Petraglia.

Pdl (3): Altero Matteoli, Denis Verdini e Riccardo Mazzoni, se Berlusconi opterà per un altro seggio.

Lista Monti (1): Stefania Giannini.

Movimento Cinque Stelle (4): Laura Bottici, Alessandra Bencini, Maurizio Romani e Sara Paglini.

TRENTINO ALTO ADIGE

Pd, Svp Upt, Patt (6): Francesco Palermo, Karl Zeller e Hans Berger, Giorgio Tonini, Franco Panizza, Vittorio Fravezzi.

Lega Nord (1): Sergio Divina.

UMBRIA

Pd (4): Miguel Gotor, Gianluca Rossi, Nadia Ginetti e Valeria Cardinali.

Pdl (1): Luciano Rossi.

M5S (1): Stefano Lucidi.

Lista Monti (1): Linda Lanzillotta

VALLE D’AOSTA

Vallée d’Aoste (1): Albert Laniece

VENETO

Pdl (9): Niccolò Ghedini, Maurizio Sacconi, Anna Bonfrisco, Pierantonio Zanettin, Marco Marin, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Mario Dalla Tor, Giovanni Piccolo. Silvio Berlusconi, capolista, se dovesse scegliere un’altro collegio rispetto a quello del Veneto, lascerebbe il posto a Franco Conte.

Lega (5): Massimo Bitonci, Patrizia Bisinella, Rafaela Bellot, Emanuela Munerato e Erika Stefani.

Pd (4): Laura Puppato, Felice Casson, Giorgio Santini e Rosanna Filippin.

Movimento Cinque Stelle (4): Enrico Cappelletti, Paola De Pin, Giovanni Endrizzi e Gianni Pietro Girotto.

Lista Monti (2): Gianpiero Dalla Zuanna, Antonio De Poli.

ESTERO

Pd (4): Francesco Giacobbe, Fausto Guilherme Longo, Renato Guerino Turano, Claudio Micheloni

Lista Monti (1): Aldo Di Biagio.

Il Movimento associativo italiani all’estero (1): Claudio Zin

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3 COMMENTI

  1. Cari Senatori e Deputati, come elettore/Italiano sono disorientato ed umiliato per questo tipo di governo della TRILATERAL di Letta che è un socio di Monti/Berlusconi e di tutti i massoni mondiali?
    Penso che i governanti di una nazione non possano andare contro gli interessi dei propri cittadini già impoveriti dai poteri forti ed oscuri, in nome di chi? E per gli interessi di chi? Si è fatto questo governo innaturale? Che dovrebbe riformare la Costituzione Italiana che è la più bella del Mondo.

    Con il compito di bai-passare l’Articolo 138 della Costituzione ITALIANA, che recita “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4]

    Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

    Ma stiamo scherzando: diamo da riformare la nostra costituzione alla TRILATERAL e a Berlusconi? Andate a vedere di chi fa gli interessi la TRILATERAL???

    Domando se i Senatori/Deputati devono tener conto alla TRILATERAL? O devono tener conto degli interessi del popolo Italiano sottoposto a spropositate tasse, oltre il 55%, per comperare aerei difettosi dei soci della TRILATERAL e sovvenzionare missioni cosi-dette di pace, ma in realtà sono di guerre, per difendere gli interessi della TRILATERAL?

    Per amore di patria e del popolo Italiano, chiedo ai Senatori/Deputati di non permettere più l’impoverimento del popolo Italiano a favore dei SOCI della TRILATERAL / Berlusconi Monti, Letta, che con le loro leggi/riforma stanno distruggendo il benessere degl’Italiani.

    Cari Senatori/deputati abbiate uno scatto d’orgoglio e per questa volta fate i veri interessi degl’Italiani che in grande quantità soffrono? Dimenticate la TRILATERAL e fate gli interessi del popolo Italiano.

    Ciao.

    Luigi

    “La Convenzione umilia il Parlamento
    così si blinda solo una oligarchia.

    Zagrebelsky: non c’è pacificazione senza verità e giustizia. “L’art.138 prevede un procedimento lineare per mutare la Carta. E, invece, si vuole una procedura blindata, totalmente estranea alla Carta. E gli esperti sono solo delle maschere”

    ROMA – L’ora della mobilitazione, per reagire “a questa condizione crepuscolare della democrazia”. Per difendere la Costituzione ancora una volta “a rischio” dall’attacco che le viene mosso da una “oligarchia politica” che ricorre adesso a una Convenzione “estranea alla Costituzione”. Parla di tentativo di “normalizzare” il Paese, il presidente emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky, altro che di “pacificazione”. E di parlamentari che “senza titoli” si son messi in testa di cambiare volto alla Carta.

    Il 2 giugno, lei e il professor Rodotà in piazza a Bologna in difesa della Costituzione: “Non è cosa vostra”. Perché questo rinnovato atto di fedeltà alla Carta proprio mentre la maggioranza studia come modificarla? È una provocazione controcorrente?
    “Si sta giocando una partita politica e la posta è elevatissima. È in atto un tentativo di spoliticizzazione, una sorta di mascheramento”.

    Un mascheramento, professore Zagrebelsky?
    “Le maschere sono i tecnici, i saggi, gli esperti. Certo, dell’efficienza un sistema politico non può fare a meno, pena il suicidio. Ma, l’efficienza non esiste in sé e per sé”.

    Si è insediato un governo di larghe intese che si propone tra l’altro di modificare la macchina dello Stato. Non la convince?
    “A me pare piuttosto evidente che sia in atto un disegno di razionalizzazione d’un potere oligarchico. In Italia non si è forse radicato un sistema di giri di potere, sempre gli stessi che si riproducono per connivenze e clientele? Parlando di oligarchie, non si pensi solo alla politica, ma al complesso d’interessi nazionali e internazionali, che nella politica trovano la loro garanzia di perpetuità”.

    Appunto, quale occasione migliore per cambiare quegli assetti, per riformare?
    “Sono decenni che se ne parla. Ma ora sembra che sia giunta l’ora. Quel complesso d’interessi è sovraccarico e non riesce più a trovare un equilibrio. Rischia l’implosione e s’inceppa. La rielezione del Presidente della Repubblica – impensabile in un sistema di governo anche solo minimamente dinamico – è rivelatrice. L’applauso grato e commosso d’una maggioranza impotente è il segno dell’impasse. Per il futuro, ci vogliono riforme. Ma dal punto di vista democratico, sono in realtà controriforme”.

    Perché controriforme?
    “Guardiamo le cose che si intende e le cose che non s’intende fare. Il presidenzialismo, quale che ne sia il modello, è un modo di concentrare in alto la politica e di ridurre dei cittadini a “micro-investitori” del loro voto, a favore d’un gestore d’affari nel cerchio stretto delle oligarchie. In breve: è il protettorato d’un sistema di potere chiuso. Altro che più potere al popolo! Anzi, il popolo deve non sapere o sapere il meno possibile: si è ripresa infatti la discussione sul “riequilibrio dei poteri” a danno dell’indipendenza della magistratura, e sui limiti al giornalismo d’inchiesta (vedi la questione delle intercettazioni). E poi, quel che non si intende fare: vedi il silenzio calato sul conflitto di interessi e sull’inasprimento delle misure contro l’illegalità. Le oligarchie, del resto, sono regimi dei privilegi. Hanno bisogno di compiacenze e illegalità”.

    È così sicuro che una riforma in chiave semi presidenziale non ci metta in linea con le moderne democrazie? In fondo, anche il ruolo di garanzia del presidente della Repubblica negli ultimi anni si è rivelato ancor più risolutivo per uscire da pericolose crisi. Perché non codificarlo nella Costituzione?
    “Inviterei a maneggiare l’argomento con cautela. Una cosa è l’espansione dell’azione presidenziale a tutela delle istituzioni parlamentari previste dalla Costituzione. Altro è l’azione che prelude a una nuova normalità. Questa seconda cosa contraddirebbe l’obbligo di fedeltà alla Costituzione. Il Capo dello Stato ne è “garante” quando agisce per preservarla dalle trasformazioni “materiali”, non certo quando le promuove. Ma il presidente Napolitano ha più volte precisato di muoversi nella prima direzione e di quello gli va dato atto. Chi oggi sostiene che siamo ormai in un regime presidenziale fa torto al presidente della Repubblica”.

    Lei parla di consolidamento oligarchico. E la pacificazione di cui si fa un gran parlare?
    “Chi di noi non è per la pace e per la pacificazione? Ma la pace è esigente, molto esigente. Non può esistere senza condizioni. La pace è la conseguenza della verità e della giustizia. Altrimenti, pacificare significa solo “normalizzare””.

    La Convenzione non basta per la pacificazione?
    “Perché dovrebbe essere affiancata da “esperti”, cioè da persone al fuori dei contrasti politici? Gli esperti sono a loro volta portatori di visioni politiche e saranno messi lì dai partiti in quanto corrispondano ai loro progetti. Saranno “maschere”. Mi auguro che in pochi accettino di assumere questo ruolo”.

    Insomma, non pone alcuna fiducia nella Convenzione?
    “Mah. La Costituzione, all’art. 138, prevede un procedimento lineare per mutare la Carta. Si vuole, invece, una procedura, per così dire, blindata, dapprima la Convenzione, poi il voto bloccato delle Camere: o sì, o no, senza emendamenti. Mi chiedo come possano i parlamentari accettare una simile umiliazione. Una procedura complicata ma anche totalmente estranea alla Costituzione. Per questo, si prevede – solo dopo – una ratifica con legge costituzionale, che è essa stessa la confessione che si agisce contro la Costituzione”.

    Ma i parlamentari avranno il potere di riformare, almeno nelle commissioni competenti, o no?
    “I nostri politici “costituenti” hanno un mandato? Chi li ha autorizzati? Sono stati eletti per questo? Basta la retorica delle riforme per legittimarli? Il 2 giugno ci troveremo per dire non solo che i contenuti della controriforma non ci piacciono, ma anche che il metodo è sospetto. Sono in gioco nodi cruciali della nostra vita, non fredde operazioni di ingegneria costituzionale, come si vuol far credere. Lavoro, uguaglianza, giustizia sociale, diritti di tutti, cultura, salute, legalità, trasparenza:

    – cose possibili in democrazia, quando la si espande.

    – Difficili o impossibili, quando la si restringe”.

  2. Gli eletti pensano solo al potere del proprio schieramento e se ne infischiano del popolo italiano. Per logica e buon senso non dovrebbero essere remunerati finché non prendono le decisioni necessarie a risolvere i problemi immanenti e gravi che ci sono nella politica e nell’economia d’Italia!

  3. A questo punto

    1 Governo di larga intesa Pdl-Pd solo su programma vincolato e condiviso;
    2 Riforma elettorale atta a favorire solo due schieramenti ed elezione direttamente dal popolo sia del Presidente della Repubblica che del Presidente del Consiglio con ampi poteri;
    3 Riforma della giustizia

    e poi tutti a casa e nuove elezioni con il sistema bipolare nel quale ogni schieramento provvede alle sue primarie.

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