Il crepuscolo pontificale di Benedetto XVI ha visto calare definitivamente la luce. Da questo momento si affaccia il barlume di una nuova alba. Dopo l’ultimo, accorato, saluto del Papa uscente pronunciato nel pomeriggio ai fedeli dal Palazzo di Castel Gandolfo, ha preso ufficialmente avvio la sede vacante. Il solo ed unico segno esteriore tangibile del cambiamento è stato l’avvicendamento al portone centrale del palazzo, avvenuto tra la guardia svizzera e la subentrante gendarmeria vaticana. Le ore residue di pontificato sono state scandite dagli ultimi impegni: alle 11 c’è stato il saluto, nella Sala Clementina in Vaticano, rivolto a tutti i cardinali, circa una settantina, già presenti a Roma. Quindi, alle 17, il trasferimento nella loggia centrale del palazzo apostolico.

Da pochi minuti Papa Ratzinger non è più Papa, ma semplicemente vescovo, o come meglio precisato da lui stesso “pastore orante”, la cui comunione clericale è destinata a rimanere viva e fisicamente vicina alla sede pontificia. Josef Ratzinger, indossando ancora le vesti papali, aveva già preannunciato ieri, da piazza San Pietro, dinanzi una folla di pellegrini gremita, che la rinuncia non avrebbe comportato la sua “discesa dalla croce ed il suo ritiro a vita privata”La nuova dimora sarà infatti il monastero di religiose, da tempo dismesso, ubicato nel fulcro del cuore Vaticano. La presenza di Ratzinger, ora Papa emerito, non cessa dunque di aleggiare tra le soglie pontificie contribuendo, con molte probabilità, a costituire un bilanciere importante per i giochi che si apriranno nel Conclave. Tra i settanta cardinali pervenuti a Roma sono già partite le discussioni, dai toni ancora ufficiosi, sul papabile successore.

Il cardinale Julian Herranz, uno dei tre inquisitori insieme a Josef Tomko e Salvatore DeGiorgi incaricati dallo stesso pontefice dimissionario alla redazione della Relationem sugli scandali di Vatileaks, sembra uno dei più appetibili. “Dio sa da dove verrà il prossimo Papa”, magari oltreoceano, precisa fiducioso il settantaduenne cardinale Donald Wuerl. L’Arcivescovo di Washington, insieme al newyorkese Timothy Dolan e a Sean O’Malley di Boston, è invece uno dei profili considerati favoriti tra la schiera di porporati made in USAAl momento i cardinali elettori sono 115 nonostante gli aventi diritto stazionino a quota 117: non parteciperanno infatti al Conclave lo scozzese Keith O’Brian, destituitosi dopo le accuse di “comportamento inappropriato”, e l’indonesiano Julius Riyadi Darmaatmadja, per gravi problemi di salute.

Con il passaggio del testimone transita nelle mani del successore anche la ‘patata bollente’ del dossier inquisitore: sono diverse al proposito le voci che ipotizzano prima dell’avvio del Conclave l’aggiunta di ulteriori nomi alle file dimissionarie. Io non so se il documento parli di temi o si riferisca a nomi che per questo possono essere squalificati o qualificati: però i tre cardinali, nella loro prudenza, hanno la facoltà di orientare, e del resto un possibile candidato ha il diritto di sapere prima cosa è successo in Vaticano e quanto grande è il problema”, riferisce esplicito il cardinale messicano Juan Sandoval Iniguez in commento alla delibera di Ratzinger che lascia aperta la possibilità ai tre prelati estensori del dossier di comunicare elementi ritenuti utili alla designazione papaleTra i porporati cala tuttavia il silenzio sul possibile nome. Le manovre che orienteranno la decisione finale sono comunque già avviate e anche se l’aria lasciata da Benedetto XVI è ancora satura del suo nome le porte vaticane ora si spalancano ad un volto nuovo.

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