Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto sulla trasparenza negli enti pubblici e, contemporaneamente, avviato l’iter per il testo avverso alle nomine per chiunque abbia riportato condanne, anche non definitive, contro la PA, sia negli enti della pubblica amministrazione tout court che in quelli del comparto sanitario.

Parentesi finale del governo Monti a dritta contro la corruzione, gli sprechi e l’opacità nel pubblico, dunque. Nello specifico, ai condannati sarà vietato ricoprire incarichi amministrativi a qualsiasi livello del governo statale, sia in quello centrale, che regionale o, ancora, locale che, da ultimo, nelle società controllate o partecipate..

Ma la vera novità del giorno è l’ok del Cdm al decreto per la trasparenza e la diffusione delle informazione tra i canali dell’amministrazione statale, regionale e locale.


In primis, viene sancito l’obbligo di pubblicità: d’ora in avanti, dovranno essere resi noti redditi e patrimoni di politici e parenti fino al secondo grado, degli atti sul via libera alle varianti urbanistiche e delle specifiche relative alla nomina dei direttori sanitari.

Quindi, viene stabilita la totale trasparenza riguardo l’organizzazione e i modi di operare della pubblica amministrazione, per favorire il controllo degli enti esterni e dei cittadini all’utilizzo delle risorse pubbliche e del raggiungimento delle finalità prefissate.

A ruota, sì del Cdm al principio di accesso globale alle informazioni relative alla PA,  su ispirazione al Freedom of Information Act Usa, che consente di accedere a ogni atto o documento in ogni momento previa semplice richiesta.

Quindi, largo al nuovissimo diritto di accesso civico, collegato alla facoltà di accesso globale, in qualità di istituto giuridico in capo ai singoli cittadini per la consultazione libera degli atti circa l’attività della pubblica amministrazione.

Infine, viene stabilito, per gli enti pubblici, di aprire un’apposita sezione nel portale web di rappresentanza nella quale catalogare tutte le delibere, approvazioni, atti e documenti previsti dalla legge, meno, naturalmente, quelli sottoposti al segreto d’ufficio.

Passando, invece, all’incompatibilità per gli incarichi nella PA, è stabilita in via categorica l’impossibilità di accedere al ruolo di “amministratore di ente pubblico, di livello nazionale, regionale e locale, incarichi dirigenziali, interni e esterni, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico di livello nazionale, regionale e locale” per chiunque abbia riportato condanne anche non definitive.

Nel novero degli enti coinvolti dalla riforma, anche le strutture sanitarie, di modo che, da quando il decreto sarà operativo, anche l’incarico di direttore sanitario e amministrativo nelle Asl non potrà essere svolto da cittadini i quali abbiano subito condanne per reati contro la pubblica amministrazione.

La riforma era in previsione in seguito al sì definitivo alla legge anticorruzione, 190/2012, che ai commi 49 al 50, articolo 1 prevedeva un limite di sei mesi in capo al governo per l’emanazione del provvedimento. Considerando che la legge ha ottenuto l’ok 28 novembre, l’esecutivo, alla sua ultima settimana di funzioni, non ha voluto perdere tempo, dando l’imprimatur al decreto parallelamente al semaforo verde per la trasparenza.


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