Riforma Fornero, l’attuazione s’impantana. A sette mesi dall’approvazione, la capitale legge che ha rinnovato il mercato del lavoro è ancora, in larga parte, ferma ai blocchi di partenza.

A oggi, infatti, solo un terzo della norma può essere tacciato di regolare applicazione nella realtà economica e sociale, mentre ancora, latitano alcuni punti cardine della riforma, lasciati in stand-by in larga parte per via delle elezioni anticipate.

Se il voto si fosse svolto con la tempistica regolare, infatti, sarebbero passati altri due mesi – forse qualcosa meno – nel corso dei quali i provvedimenti attuativi della riforma avrebbero potuto portare il computo di messa in pratica a una stima più elevata di quella appena superiore al 30% effettivamente calcolata.


Al momento il calcolo esatto è di 8 decreti o regolamenti varati su 25 necessari, dunque assai meno che la metà. In realtà, molti dei punti rimasti ancora inevasi avrebbero necessitato forse di poche settimane per essere posti in vigore.

Cosa manca. All’appello risultano assenti ancora sfere centrali della legge Fornero. Per cominciare, la delega sulle politiche attive dell’occupazione, affidata dal Parlamento nelle mani del governo. Il Ministero del Welfare, preso in carico il faldone, ha messo a punto la bozza finale del decreto legislativo volto, oltretutto a riscrivere le linee guida dei centri per l’impiego. Il testo, però, è rimasto ai box per l’avvicendarsi dell’appuntamento elettorale.

Un altra delega conferita al governo e coi lavori bloccati è quella della partecipazione dei lavoratori agli utili generati dall’impresa per cui prestano la propria opera. Anche qui, l’ostacolo delle urne è stato il blocco che ha fermato temporaneamente l’iter di attuazione.

Veniamo al capitolo ammortizzatori: anche sul fronte dell’Aspi, la nuova indennità di disoccupazione e mobilità, il tempo è proprio scaduto: entro lo scorso 18 gennaio, infatti, avrebbe dovuto essere preparato il decreto interministeriale per consentire a chi detiene il diritto all’indennizzo, di riscuotere le mensilità inevase per i prossimi 3 anni, onde dare il via a un’attività in proprio o sotto forma di cooperativa.

Nulla di fatto anche per il previsto decreto a cadenza annuale che dovrebbe indicare le risorse per il taglio dei contributi verso quei datori di lavoro che prendono alle proprie dipendenze donne disoccupate da almeno due anni.

Cosa è arrivato. Tra le ultime novità rilevanti in tema di mercato del lavoro, l’accordo pervenuto in Conferenza Stato Regioni sulle modalità di tirocinio, con l’ufficialità del compenso minimo a 300 euro lordi e il massimo di durata.

Quindi, la Corte dei Conti ha incamerato nei propri archivi il decreto contenente le novità sulla gestione dei carichi orari famiglia-lavoro, con il giorno di congedo obbligatorio per i padri, più altre due giornate in alternativa al periodo di allontanamento concesso alla madre. Per queste ultime, sì ai voucher per la baby sitter o per il nido pari a 300 euro al mese per sei mensilità.

Vai al testo finale della riforma del lavoro


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