I precari con alle spalle una longeva esperienza di insegnamento, ma carenti di relativa abilitazione, potrebbero tirare un sospiro di sollievo nell’apprendere dall’uscente ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, la notizia che sancisce come l‘accesso al TFA verrà loro assicurato senza previo test d’accertazione, riconoscendo di fatto competenze ed abilità conseguite direttamente sul campo, anche se non validamente ammesse dai dispositivi burocratici.

Il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) è concepito come corso obbligatorio necessario all’ottenimento dell’abilitazione all’insegnamento, originatosi per riempire il solco derivante dalle SSIS (scuole di specializzazione all’insegnamento secondario), abrogate dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. La previsione di un simile fondamento ha generato fin da subito numerose dubbiosità tra i precari, arrivando a vestire i panni di una tangibile minaccia quando il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha ribadito l’accesso al TFA come dispositivo a numero chiuso, subordinato al valico di un test selettivo previsto per tutti, anche per chi nella scuola attualmente vi lavora o vi ha precedentemente lavorato.

Limitate rassicurazioni al riguardo giungono dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che a proposito dell’adito ai TFA da parte dei docenti non abilitati, ma accreditati da un numero ragguardevole di ore di insegnamento in classe, specifica come la sfera della quotazione dei titoli assicuri preminente rilievo al servizio di insegnamento prestato, mediante il quale, in caso di equivalenza di punteggio, si impone il candidato con maggiore anzianità di servizio prestato nelle strutture scolastiche.


Simili previsioni tutelanti, tuttavia, non compensano i dubbi avanzati dai precari della scuola, i quali, al contrario, esigono di poter prendere parte ai TFA senza previo test di ingresso. L’avallo avanzato dallo stesso ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, stabilisce infatti che i docenti precari della scuola secondaria di primo e secondo grado, con almeno tre anni di servizio, non sono tenuti a sostenere alcuna prova preselettiva perché già muniti di tirocinio effettivo.

Stando alle menzionate dichiarazioni i 50 mila precari non abilitati che rispondono al predefinito requisito dei tre anni di servizio antecedente, dunque, avrebbero la possibilità di accedere ai Tirocini Formativi Attivi speciali, senza doversi scontrare con le pre-selezioni. La previsione di questa corsia preferenziale presume soltanto la frequentazione dei laboratori didattici (a differenza dei Tfa ordinari non è previsto l’obbligo della pratica in classe) e il conseguimento positivo dell’esame finale; ai fini dell’abilitazione di ruolo, tuttavia anche i neo-abilitati dovranno attendere l’apposito concorso, che nelle intenzioni del ministro verrà bandito nella primavera 2013, assicurando una nuova quota di assunzioni a partire dal ciclo 2015-2016.

La traccia del decreto ministeriale, sul quale deve ancora pronunciarsi in via definitiva la VII commissione della Camera, corregge in maniera tangibile i canoni delle programmazioni assuntive nella scuola italiana. Non mancano, anche in questo caso, le critiche al facilitante modello di accesso tirocinante. Al riguardo si è parlato di vero e proprio “condono” in quanto, seguendo alcune voci interne al dibattito (Giovanni Bachelet – presidente del Forum nazionale politiche istruzione), i Tfa speciali altro non sarebbero che congegni equivoci volti ad ingrossare le fila dei docenti inclusi nelle graduatorie di abilitazione, innescando disparità trattamentali tra chi, a fronte del conseguimento dell’abilitazione, dovrà affrontare il test e chi viceversa entrerà al Tfa speciale non rispondendo ad alcun criterio selettivo.

L’intento del ministro Profumo, al contrario, sembra vertere verso obiettivi opposti: la volontà dichiarata è quella di far ripartire il sistema  (tirocinio e consecutivi concorsi per le cattedre) al fine di approdare all’agognato svuotamento delle graduatorie, volto a consentire il superamento del dilagante precariato che negli ultimi anni ha coinvolto una delle più importanti istituzioni sociali: la scuola.

 


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