I sondaggi e gli osservatori sono d’accordo, alle future elezioni, la vera partita si giocherà sul numero dei seggi senatoriali assegnati a ciascun partito. Quanto accadrà alla Camera è ormai scontato, per quanto ci potranno essere dei cambiamenti, pare difficile una rimonta del Cavaliere che dopo l’exploit del post Servizio Pubblico sembra aver interrotto quel trend di crescita, dunque il centrosinistra di Bersani è seriamente candidato a fare suo quel corposo premio di maggioranza, il 55% dei seggi, che la legge elettorale attribuisce a chi raccoglie il maggior numero di voti.

Al Senato, però, la situazione è diversa; infatti chi prevale in ogni regione, ad eccezione di Valle d’Aosta, Trentino – Alto Adige e Molise, ottiene il premio di quella regione, sommando così in proporzione seggi in senato. Dunque più regioni si conquistano più seggi si avranno in Senato, più la regione conquistata è popolosa, più alto il numero sarà di rappresentanti cui da diritto.

Le dichiarazioni pre – voto vedono la ragionevole spavalderia, visti i sondaggi, di Bersani che mira a vincere in ciascuna regione, assicurandosi così una maggioranza praticamente assoluta, come la sinistra non ha da tempo. In alcune regioni la vittoria del centrosinistra è praticamente una formalità, ma sono molte quelle in cui l’esito è tutt’altro che certo, ecco perché la partita per il Senato acquisisce una importanza fondamentale sul risultato finale del voto e la capacità di governare del presunto schieramento vincitore.


Ci sono alcune roccaforti, come il Veneto, che sono ancora nettamente pro – centrodestra, anche se in queste settimane il divario è diminuito, infatti a molti l’accordo Pdl – Lega non deve essere piaciuto, con  chiara ripercussione sugli indici di gradimento. Dunque dai precedenti 10 punti percentuali di differenza, il vantaggio della coalizione del Cavaliere è sceso a 4, e se questa emorragia dovesse continuare, alle urne potrebbe esserci un risultato sorprendente, anche se l’ipotesi più plausibile resta ancora che i 14 seggi del Veneto siano del centrodestra.

La considerazione sul Veneto vale per altre regioni altrettanto popolose come Campania, Sicilia e Lombardia. Nella prima il centrosinistra è in vantaggio, nonostante, anche qui, il divario si stia assottigliando e avrebbe raggiunto il 4%  per l’istituto Ispo mentre Ipsos lo attesta addirittura al 2%.  La Campania, che vale 16 seggi, al momento sorride al centrosinistra che però non può dormire sonni tranquilli.

In Sicilia la contesa è ancora più aspra, il centrodestra è avanti di un solo punto ma bisogna ricordare che in questo genere di proiezioni c’è sempre un margine di approssimazione statistica superiore a questo dato, dunque sarà difficile realizzare una stima reale. Il vero discrimine sarà rappresentato dalla affluenza alle urne, al momento, con l’equilibrio che vige sarebbe impossibile assegnare i 9 seggi della Sicilia.

La Lombardia, che distribuisce qualcosa come 49 seggi sui 315 totali del Senato, non presenta una situazione molto più definita delle precedenti, secondo le proiezioni il centrodestra è in vantaggio di circa 2 punti, differenza che permetterebbe alla coalizione di Berlusconi ottenere i 27 seggi senatoriali che rappresentano il premio per la vittoria.

Se l’esito finale, comunque, risulta incerto vista la distanza fra i due schieramenti, ciò che ormai è chiaro è che sarà questa regione l’ago della bilancia, l’Ohio italiano per fare una metafora americana, basti pensare infatti che il centrosinistra guadagnerebbe la maggioranza assoluta in senato solo se vincesse in tutte le regioni, qualora perdesse in Lombardia.

Anche la Puglia è una regione a rischio, per quanto i sondaggi dicano che siano almeno quattro i punti di distacco in favore della vittoria del centrosinistra, comunque anche in questo caso è difficile esprimere una previsione solida, ciò che invece appare chiaro è che Bersani farà più fatica del previsto a godere di una maggioranza piena e autonoma.

Intanto mentre i sondaggi impazzano e lo scenario delle possibilità si fa progressivamente più ampio, va ricordato che alle 20 di oggi scade il termine per presentare le liste e le candidature con le firme necessarie. Da domani non ci saranno più valzer o ripensamenti, chi è dentro è dentro e chi è fuori lo sarà per i prossimi 5 anni.


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