Il Governo Monti può essere accusato di molte cose, ma sicuramente non di immobilismo; infatti al di la di tutti i provvedimenti presi, e prima ancora dei numerosi solleciti del Presidente della Repubblica Napolitano, la squadra di Monti era al lavoro per riformare il “porcellum” della discordia, ossia l’attuale legge elettorale italiana.

La strada in realtà sembrava indirizzata verso una risoluzione positiva, erano di questi giorni le notizie che raccontavano come un accordo fosse nell’aria, ma dopo che Berlusconi ha dichiarato il suo ritorno, posto che se ne sia mai andato, sulla scena politica, il Pdl fa saltare definitivamente il banco sulla legge.

Nonostante, infatti, molti dirigenti del Pdl siano favorevoli alla riforma, ad iniziare proprio dal segretario Alfano, fino ai vertici del Senato, in cui il Ddl è ancora in sospeso come fosse in “stand by” in commissione Affari Costituzionali. La legge elettorale, a differenza di tutti i provvedimenti, rappresenta l’elemento in grado di sancire o meno determinate alleanze politiche nel dopo – Monti, lo dimostra quanto accaduto mercoledì sera; Gasparri e Quagliarello, infatti, avevano contattato i colleghi del Pd, Finocchiaro e Zanda, per la mattina successiva alle 11 in Senato, con l’intento preciso di cercare una soluzione sulla legge elettorale, a quanto pare su volontà dello stesso Berlusconi.


Poi è successo “il fattaccio” dell’astensione del Pdl sul Dl sviluppo a cui è seguito naturalmente il forfait anche alla riunione fissata con i colleghi del Pd sulla legge elettorale. A confermare che il percorso della legge elettorale si complica in modo irrimediabile sono giunte le parole del presidente del Senato Reanto Schifani avrei sognato di veder concludere questo bellissimo libro con una foto: la foto del testo della riforma  elettorale approvata dal Parlamento”. Una foto che non verrà mai scattata, salvo colpi di scena.

A metà gennaio, del resto, è previsto lo scioglimento delle Camere e dopo lo scioglimento è possibile legiferare solo per convertire dei decreti legge e per l’ordinaria amministrazione, quindi la riforma elettorale dovrebbe essere approvata in tempi record e soprattutto con largo consenso prima di Natale, utopia, semplice utopia visti i precedenti sino a qui.

Da quando è decaduto il progetto nato dall’accordo fra Pd – Pdl – Ud, ossia di un sistema tedesco “corretto” con un premio al partito che arriva primo del 10%, non si è stati in grado di elaborare nient’altro che una semplice correzione delle pecche più evidenti del porcellum. Quindi si tratta di inserire preferenze invece delle liste bloccate (il Pd vorrebbe i collegi), introdurre una soglia del 40% per far scattare il premio di maggioranza alla coalizione  e premietto di aggregazione del 10% al primo partito nella circostanza in cui nessuna coalizione sfondi quota 40%.

Questi, in potenza, erano gli argomenti che Pd e Pdl, ieri, avrebbero dovuto affrontare, ma visto l’astensionismo del Pdl, la discussione è rinviata alla prossima legislatura.


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