Sara ancora più agile il decreto sviluppo bis che a breve otterrà il via libera dal Senato. Nella mattina di oggi ci sarà, in Aula, il voto sulla fiducia richiesta dal governo sul maxiemendamento al DL. Per le le 11 è prevista la prima turnata, il provvedimento, successivamente, tornerà poi all’ esame della Camera.

L’esecutivo ha reso meno corposo il maxiemendamento al decreto sviluppo, per quanto concerne le infrastrutture, infatti, il credito di imposta per le opere in project financing verrà applicato solo alle opere nuove e non a quelle già assegnate (bloccato a 500 milioni il limite per il bonus). Nel maxiemendamento, inoltre, c’è una norma che contempla la proroga di cinque anni (2015 – 2020), delle concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari, decretato lo stop anche alla vendita delle casse dei professionisti.

La questione del rinnovo delle spiagge però resta un nodo ancora complesso da sciogliere ed è stato terreno di scontro nella giornata di ieri. In osservanza alla direttiva Bolkestein sarebbe dovuto andare a gara dal 2015, ma il Governo, che è contrario, è stato battuto a riguardo in commissione, però si è deciso di non insistere, il maxiemendamento presentato conferma infatti la proroga di cinque anni delle concessioni balneari, fino al 31 dicembre 2020.


Le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Corrado Passera, quindi, risultano superate “il rischio di non trovarsi in linea con le normative europee in termini di concessioni” delle spiagge, nel corso del dibattito generale sul decreto. Ci saranno delle conseguenze per le casse statali, comunque, a causa della mini proroga; la relazione tecnica che affianca il maxiemendamento, infatti, spiega che la norma che fa posticipare la scadenza delle concessioni al 2020 potrebbe generare una infrazione, da parte dell’ Ue, che comminerebbe una multa pecuniaria di 652.800 euro al giorno. Antonio Azzolini (pdl), presidente della commissione Bilancio del Senato, ha chiarito che la Commissione non vuole che la norma sia levata, conservando un parere di contrarietà semplice e non sulla base dell’articolo 81 della Costituzione perché la misura è “compatibile con la trattativa in corso” in Ue.

Altro nodo da sciogliere sono i Monti bond per Mps, anche questa norma ha subito un arresto alla Bilancio e non è stata reintrodotta dal Governo nella bozza del maxiemendamento, mentre trova conferma l’esborso che le Fondazioni bancarie dovranno erogare al ministero dell’Economia per la conversione delle azioni privilegiate in azioni ordinarie (16,7% del capitale post conversione) di Cassa depositi e prestiti e l’acquisto delle azioni restanti per giungere ad una quota del 20% del capitale, esborso che la relazione tecnica che affianca l’emendamento (a firma Cinzia Bonfrisco, Pdl) stima pari a 790 milioni di euro.

Il calcolo risulta dal fatto che l’emendamento decreta che per la conversione delle azioni le Fondazioni dovranno riconsegnare il 50% degli extra dividendi corrisposti da Cdp alle Fondazioni che sarebbero nel complesso pari a 480 milioni. “La differenza forfettariamente indicata dall’emendamento determinerebbe quindi in 240 milioni di euro l’importo che le fondazioni che intendono restare nel capitale di Cdp dovranno versare al ministero dell’Economia”.

Ci sono novità anche sugli immobili delle Casse. In un primo momento nel maxiemendamento c’era spazio per la vendita a prezzi vantaggiosi, alle persone in difficoltà, delle case possedute dagli enti previdenziali pubblici.  Le modalità di cessione e locazione erano tali per cui “in presenza di necessari requisiti, riduzioni del prezzo di vendita finale e canone d’affitto sostenibili a favore delle famiglie, delle persone anziane e singole a basso reddito e con comprovata difficoltà finanziaria”. La norma contemplava, inoltre, che nell’arco di 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge il Mef, con proprio decreto, stabilisse i parametri per la “ripresa del processo di alienazione diretta ai conduttori degli immobili a uso residenziale” degli enti privatizzati.

Nel tardo pomeriggio di ieri, tuttavia, si è verificato un fatto inaspettato; il presidente della commissione Bilancio del Senato Azzollini, infatti, ha chiesto in Aula che questa norma del maxiemendamento saltasse, dal momento che  non ci sarebbe stata la copertura. Il presidente del Senato, Renato Schifani, e per il Governo il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, hanno accolto la richiesta.

Sono stati estromessi dal maxiemendamento, a causa della mancanza di copertura, anche l’estensione del credito di imposta alle infrastrutture già aggiudicate; le norme che aumentano l’ambito soggettivo di applicazione di alcune disposizioni sull’Iva, nella fattispecie il rimborso accelerato; l’estensione delle agevolazioni allo sviluppo delle reti Ngn. Tagliato anche un programma per il completamento del sistema digitale radiomobile e standard Tetra. Su quest’ultimo punto il sottosegretario Polillo ha garantito che la questione verrà affrontata nuovamente nel Ddl di Stabilità. 


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  1. […] intensa al Senato, dove questa mattina il dl Sviluppo ha ottenuto per un soffio la fiducia, infatti erano sorte delle complicazioni dall’ annuncio del […]

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