Che sarebbe andata a finire così, lo avevamo scritto ormai mesi e mesi fa. Il governo Monti ha messo in cantiere tante riforme, forse troppe, tali da creare una vera ammucchiata di provvedimenti in coda alle Camere.

Era già successo la scorsa estate, quando a ridosso di ferragosto furono varati spending review e riforma delle professioni, in una marcia a tappe forzate senza precedenti, con tanto di ferie – leggermente – tagliate per i parlamentari in epoca di austerity.

Ora, con l’approssimarsi della pausa natalizia, il problema si ripropone, ma con un macigno in più a complicare il quadro: a marzo finirà la legislatura e non ci sarà, dunque, tempo per procrastinare più del dovuto alcuni testi ritenuti meno urgenti di altri.


O il governo riuscirà a portare il Parlamento a quella che probabilmente sarebbe l’efficienza massima in epoca recente, oppure al futuro governo, che sia colorato politicamente o un  Monti-bis, sarà lasciata un’ingente eredità di riforme da rendere operative.

Ma quali sono i documenti che stanno tenendo in scacco i rami del Parlamento? Intanto, cominciamo specificando che sotto stress, in questa fase, sono, per così dire, principalmente i senatori. Sulle loro mani, infatti, è piovuto un numero di provvedimenti che per mole e quantità rischiano seriamente di ingolfare il ritmo dell’azione di governo nell’ultimo scorcio di legislatura.

Quindi, scorrendoli uno a uno, incontriamo facce, o meglio titoli, di cui si è parlato in abbondanza, a cominciare dalla fumosa riforma elettorale, quella più invocata e meno ufficializzata di tutta la collana in stand-by.

Non manca all’appello, come da attualità, la legge di stabilità per il biennio in arrivo, che il Senato deve affrettarsi a modificare secondo le ipotesi emerse, per riconsegnarla alla Camera entro fine anno.

Arriviamo, quindi, al decreto 179 con scadenza il 18 dicembre, altrimenti noto come decreto sviluppo-bis, attualmente fermo alla Commissione Industria del Senato.

Quindi, un altro punto di capitale importanza per il governo è quello di condurre in porto il decreto 188, valido fino al 5 gennaio, che contiene il riordino delle Province: non vincere questa battaglia parlamentare sarebbe per Monti e i suoi un duro colpo anche d’immagine.

E non è tutto: è la Commissione Affari costituzionali a vedersi chiamata a un surplus di lavoro in queste settimane, se è vero che, in attesa della sua luce verde, si trovano simultaneamente, oltre al rinnovo delle Province, il decreto 185 per la definizione del Trattamento di fine rapporto del personale pubblico e due testi, il 174 e il 194, che trattano la materia dei finanziamenti e amministrazione per le aree colpite dal sisma.

Chiudiamo la carrellata con il decreto 187, sui Rapporti contrattuali della società Stretto di Messina, anch’esso in attesa del via libera dalla Commissione Lavori pubblici, sempre, naturalmente, al Senato.

Non solo campagna elettorale: per i politici si prospettano quattro mesi di impegni molto fitti, nella speranza che la caccia ai voti non metta in secondo piano i lavori parlamentari.


CONDIVIDI
Articolo precedenteGli Istituti di credito cooperativo al tempo della crisi
Articolo successivoMediazione, tempi più stretti per restare in vigore. Le ultime novità

1 COOMENTO

  1. […] del periodo in cui l’agenda del Senato è più sgombra da impegni lo si era capito, con numerosi e importanti decreti che sono a rischio conversione proprio per l’imbottigliamento delle riforme tra una Commissione e […]

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here