E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 novembre 2012 n. 259, il Dl 5 novembre 2012 n. 188 “Disposizioni urgenti in materia di Province e Citta’ metropolitane“, che dal 1° gennaio 2014 riduce il numero delle province a statuto ordinario da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Le giunte delle province italiane saranno inoltre soppresse e il presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri provinciali. Sempre dal 1° gennaio 2014 diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese.

Il provvedimento entra in vigore oggi.

Il riordino delle province, come affermato dal Consiglio dei Ministri nel comunicato stampa del 31 ottobre, “è stata l’occasione che ha spinto numerosi Comuni a chiedere lo spostamento in un’altra provincia, confinante con quella di appartenenza, per ragioni di maggiore affinità territoriale e socio-economica”. Per assicurare l’effettività del riordino posto in essere, senza necessità di ulteriori interventi legislativi, il Governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati ed adempimenti preparatori, garantiti dall’eventuale intervento sostitutivo di commissari ad acta.


Di seguito, la nuova cartina degli accorpamenti:

La Lombardia passa da 12 a 7: Varese, Como e Lecco insieme, Monza-Brienza inglobata nell’area metropolitana di Milano, e un’altra provincia sara’ formata da Lodi, Cremona e Mantova.

Il Piemonte passa da 8 a 5: vengono riunite Asti e Alessandria, Biella e Vercelli e ancora Verbano-Cusio-Ossola e Novara.

Il Veneto vede una riduzione da da 7 a 5: sono accorpate Verona e Rovigo, Treviso e Padova.

L’Emilia Romagna passa da 9 a 5: vanno insieme Piacenza e Parma, Reggio Emilia e Modena, Ravenna, Forli’-Cesena e Rimini.

La Liguria passa da 4 a 3 con l’accorpamento di Imperia e Savona.

La Toscana addirittura da 10 a 4: insieme in un’unica provincia Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno; Firenze, Pistoia e Prato insieme, e ancora Siena con Grosseto.

Le Marche passano da 5 a 3: in base all’accorpamento di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.

L’Umbria da 2 a 1: Perugia e Terni insieme.

Il Lazio passa da 5 a 4: con Latina e Frosinone insieme.

L’Abruzzo da 4 a 2: L’Aquila e Teramo riunite e Pescara con Chieti.

Il Molise passa da 2 a 1: Isernia e Campobasso insieme.

La Campania da 5 a 4: con l’accorpamento di Benevento e Avellino.

La Puglia da 6 a 4: si accorpano Foggia con Barletta-Andria-Trani e Taranto con Brindisi.

La Basilicata: da 2 a 1: Matera e Potenza insieme.

La Calabria passa da 5 a 3: insieme Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia.

La nuova cartina dell’Italia

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3 COMMENTI

  1. […] con un regolamento atteso al prossimo Cdm ma le cui sorti sono legate indissolubilmente alle Province. Il lavoro però non si preannuncia semplice “ se prima non licenzio la riforma elettorale – ha […]

  2. […] era iniziato con le Province: salti mortali per approvarne la decurtazione, per arrivare a una riforma a metà, che rischia di scontentare tutti e, soprattutto, di generare cocenti […]

  3. […] era iniziato con le Province: salti mortali per approvarne la decurtazione, per arrivare a una riforma a metà, che rischia di scontentare tutti e, soprattutto, di generare cocenti […]

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