… Nella cosmologia dell’antico Egitto, Maat era la Dea che manteneva l’Equilibrio Cosmico di Verità e Giustizia …
Ieri. E oggi?

Il FATTO:

Venerdì 16 marzo, nel pezzo intitolato Orrore orrore!!! L’ennesima legge ad personam !!!”, denunciavo il gravissimo accordo notturno sul noto DDL Anticorruzione, ed in particolare l’inspiegabile abrogazione del reato di concussione – ex art. 317 c.p. – in esso contenuto.
Osservavo, altresì, che tale abrogazione avrebbe portato ad una immediata assoluzione di Silvio Berlusconi, “perché il fatto non è più previsto come reato dalla legge penale”, nel processo milanese che riguarda la vicenda di Ruby.


Sabato e domenica 17/18 gli organi di stampa riportavano i commenti di alcuni nostri politici:
– quello di Bersani, «sulla giustizia dobbiamo pensare all’interesse dei cittadini»;
– quello di Casini, «l’Europa da tempo sollecita riforme sulla corruzione, non ci possiamo più sottrarre»;
– quello di Alfano, «sulla concussione c’è un emendamento del PD»;
– quello, soprattutto dell’ on. Donatella Ferrante (firmataria dello stesso disegno di legge) che, in un intervista concessa a la Repubblica e pubblicata domenica 18, a proposito del reato di concussione per induzione contestato a Berlusconi testualmente diceva: « … non c’è stato alcun inciucio … gli stessi fatti che vengono puniti oggi con quel reato sono stati trasferiti, per un verso nell’estorsione, anche aggravata e punita fino a 20 anni … la concussione per induzione rientrerà pari pari in una forma di corruzione. In più abbiamo voluto punire con l’abuso di funzioni, punito fino a 5 anni, i comportamenti di chi mette la funzione pubblica al servizio di interessi illeciti … l’OCSE ci chiede la modifica del reato … non vorrei che questa storia mettesse in secondo piano il successo di aver fatto accettare ad Alfano, tra le priorità del governo, anche la legge contro la corruzione».

LA VERITA’:

La verità – tecnica, oggettiva, documentale ed assolutamente avulsa da interpretazioni di natura personalistica – è che ci stanno prendendo, tutti, clamorosamente in giro!
Chiariamo, innanzitutto, che sull’adeguamento dello Stato Italiano alla normativa internazionale sulla corruzione – con previsione di inasprimenti di pena, di introduzione di forme di reato che puniscano la corruzione tra privati, la corruzione di pubblici ufficiali stranieri in relazione ad operazioni economiche internazionali, l’allungamento dei termini prescrizionali, la responsabilità delle persone giuridiche, etc. etc. – nessuno dei nostri politici ha diritto di rivendicare merito alcuno. E’ semmai vero che, proprio grazie all’indifferenza dei nostri politici, in campo internazionale siamo inadempienti o in ritardo di svariati anni rispetto alla Convenzione OCSE di Parigi del 17 dicembre 1997, la Convenzione di Merida del 2003 (ratificata in Italia con Legge 3 agosto 2009 n.116, dopo sei anni), il Protocollo d’intesa Italia – Montenegro “in materia di contrasto agli illeciti nella P.A.” firmato il 16 settembre 2009; l’atto costitutivo della nuova rete europea delle agenzie anticorruzione EACN istituzionalizzata a livello di Unione Europea; tanti altri provvedimenti similari.
Ciò premesso – e qui sta il vero inganno ed il misterioso inciucio – nessuna, dicasi nessuna, delle predette norme internazionali menziona minimamente la concussione o tantomeno richiede che la fattispecie italiana de qua sia modificata. Il motivo è anche piuttosto semplice: la legislazione internazionale sulla corruzione mira ad una tutela avanzata concernente la correttezza e la trasparenza nelle transazioni commerciali estere; la concussione è un reato di maggiore rilevanza interna, primariamente legato alla morale della nostra Pubblica Amministrazione ed alla salvaguardia dei nostri cittadini rispetto alla prepotenza e prevaricazione dei nostri Pubblici Ufficiali.
Con il reato di concussione, insomma, si è sempre voluto tutelare il cittadino italiano (o il dipendente gerarchicamente inferiore) dal cosiddetto metus pubblicae potestatis subito ad opera del prepotente munito di poteri pubblici.
A documentale conferma di quanto sin qui detto si pensi che, laddove possa esservi stato il rischio di una compromissione del mercato internazionale, il reato di concussione non solo non è stato espunto ma, tutt’al contrario, è stato imposto anche allo Stato Italiano. Valga per tutte la Legge 29 settembre 2000 n. 300 (Ratifica ed esecuzione dei seguenti Atti internazionali elaborati in base all’art. K. 3 del Trattato sull’Unione europea: Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, fatta a Bruxelles il 26 luglio 1995, del suo primo Protocollo fatto a Dublino il 27 settembre 1996, del Protocollo concernente l’interpretazione in via pregiudiziale, da parte della Corte di Giustizia delle Comunità europee, di detta Convenzione, con annessa dichiarazione, fatto a Bruxelles il 29 novembre 1996, nonché della Convenzione relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione europea, fatta a Bruxelles il 26 maggio 1997 e della Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, con annesso, fatta a Parigi il 17 dicembre 1997. Delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica), il cui all’art. 3 ha introdotto nel codice penale l’art. 322 bis “Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri”.
Andiamo avanti, e chiediamoci se – avuto specifico riguardo alla fattispecie concreta contestata a Silvio Berlusconi – possa essere tecnicamente possibile che il reato di concussione abrogato dal nostro DDL Anticorruzione sia sostituito con altri.
La risposta è: assolutamente no !!!
Si tratta di una fattispecie giuridica autonoma, peculiare, non liberamente fungibile con altre, a fortiori nel caso concreto oggetto del processo Ruby:

– Non può essere minimamente travasata nel reato di “estorsione” previsto e punito dall’art. 629 c.p., giacché l’estorsione è un reato contro il patrimonio, che dunque presuppone “un ingiusto profitto con altrui danno”. Nel caso Ruby manca – all’evidenza – qualsivoglia danno di natura patrimoniale.

– Non può essere ri-contestata come “corruzione” (in nessuna delle sue forme, né quelle attualmente in vigore, né quelle ipotizzate nel nuovo DDL), in quanto la corruzione è un reato bilaterale, a concorso necessario, che presuppone l’accordo e la volontà sia del corruttore che del corrotto. Nel caso Ruby, non risulta che il dipendente della Questura costretto a rilasciare la ragazza dopo la telefonata del Premier si fosse messo d’accordo con lui per trarne un qualche vantaggio ….

– Certamente inapplicabile anche la nuova ipotesi di “corruzione per lo svolgimento di una funzione” cui ha fatto riferimento l’on. Ferrante nella sua intervista. La corruzione rimane un reato bilaterale a concorso necessario e dunque, anche nello specifico caso che riguarda Ruby, dovremmo ipotizzare – ma sappiamo che così non è – che il funzionario della Questura si sia fatto corrompere per lasciare andare la giovane Ruby.

– La condotta abusiva di Silvio Berlusconi non potrebbe essere riqualificata neanche come abuso d’ufficio ex art. 323 c.p. (che, comunque, rispetto alla pena sino a 12 anni della concussione, è punito con la lieve sanzione da sei mesi a tre anni): il predetto abuso, dopo la Legge di riforma 16 luglio 1997 n. 234, è infatti diventato un reato di evento patrimoniale, e dunque mancherebbe ancora una volta “l’ingiusto vantaggio patrimoniale”.

– La condotta prepotente dell’allora Presidente del Consiglio non è nemmeno riqualificabile come blanda “violenza privata” ex art. 610 c.p., posto che questo reato presuppone una condotta di “violenza” o “minaccia”, assolutamente mai di “induzione”…!

La conclusione è che se questo DDL anticorruzione diventerà legge: la concussione del caso Ruby andrà a finire, necessariamente, nella spazzatura!
Buon pro ne facciano decine di migliaia di altri cittadini italiani imputati dello stesso tipo di reato contestato al nostro amato Silvio: il finanziere che ha “indotto” il contribuente a piegarsi; il primario che ha “convinto” l’infermiere a liberargli un letto di corsia per la sua collaboratrice domestica; il Sindaco che ha “chiesto” al comandante della polizia municipale la “cortesia” di cancellare le multe alla figlia; e così via in un caleidoscopio delle più disparate situazioni di vita.

E fu così che, tutti insieme appassionatamente, andarono a festeggiare le loro miracolose assoluzioni nella nuova trattoria “La forchetta d’oro” ….
Offre per tutti Silvio Berlusconi.


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2 COMMENTI

  1. La relazione alla proposta e’ un condensato di errori e malafede; e sull’abolizione dell’art. 317 cp riprende il noto principio che alla concussione ormai non crede piu’ nessuno…
    “La concussione per induzione non e’ solo una figura sfocata, ma e’ pure discutibile nel suo stesso fondamento….”
    Insomma, senza violenza o minaccia, se un potente o un superiore ti chiede una cosa non proprio lecita, e te lo chiede magari per piacere e con un sorriso, tu sei sempre libero di dire no, perche’ quel sorriso esclude il metus che ti anestetizza la volonta’ colpevole…
    A leggere l’elenco dei proponenti della abolizione della norma vi si trova Villecco Calipari (e fa un po’ tristezza, davvero…) e Trappolino (e verrebbe da ridere, se ce ne fosse….)

  2. Complimenti all’autrice per l’acuta analisi di quelle che, alla massa delle persone, appaiono banali disquisizioni linguistiche fatte con parole equipollenti, solo chi è adentro alle perversioni operative dei codici di procedura non possono sfuggire le implicazioni tecnico operative del cambiamento di una parola o l’inserimento di una virgola. Non parliamo dell’abrogazione di una norma fondata si precisi principi giuridici.
    Ancora una volta si gioca sulla superficialità interpretativa delle masse e sulla presunta salvaguardia degli obiettivi. Peccato che in Italia alla fine prevalga nella formulazione di un giudizio non i principi ma l’aderenza ad un “algoritmo binario” che ne dovrebbe garantire l’applicabilità rigorosa. Ma come tutti gli algoritmi, a differenza delle euristiche, anche il codice di procedure segue un principio di causalità lineare che non consente poi di ottenere l’effetto “raccontato” poi dalle parole della cronaca.

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