Il Garante Privacy, il 24 agosto scorso, ha aperto un’istruttoria in seguito alla pubblicazione di notizie da parte di agenzie di stampa e quotidiani – anche on line – che, nel riferire di un caso di una infermiera in servizio presso il reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli, risultata positiva ai test sulla tubercolosi, hanno riportato il nome della donna, l’iniziale del cognome e l’età.

Secondo la nota del Garante – che fa seguito alle proteste del presidente del Collegio Ipasvi di Roma, “il diritto-dovere dei giornalisti di informare sugli sviluppi della vicenda, di sicura rilevanza per l’opinione pubblica, considerato l’elevato numero di neonati e di famiglie coinvolte, deve essere comunque bilanciato, secondo i principi stabiliti dal Codice deontologico con il rispetto delle persone”.

Il Garante ricorda che, anche quando questi dettagli fossero stati forniti in una sede pubblica, i mezzi di informazione sono tenuti a valutare con scrupolo l’interesse pubblico delle singole informazioni diffuse.


I media “evitino dunque di riportare informazioni non essenziali che possano ledere la riservatezza delle persone” e nello stesso tempo possano indurre ulteriori stati di allarme e di preoccupazione in coloro che si sono avvalsi dei servizi sanitari dell’ospedale o sono altrimenti entrati in contatto con la persona.


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