Meno 50 giorni alle elezioni politiche 2013 e, ancora, di confusione sotto il sole ce n’è parecchia, forse troppa: sicuramente quanta in tempi recenti non se n’era mai vista, così a ridosso dell’appuntamento elettorale.

Un quadro quantomai caotico e, se vogliamo, a breve distanza dalle urne, il rischio è produrre l’unico effetto di accrescere il già vasto disorientamento nel corpo elettorale.

Cerchiamo allora di capire quali saranno i candidati premier alle prossime elezioni politiche, e, soprattutto, chi li sosterrà – o potrebbe sostenerli – nella corsa a palazzo Chigi.

Il primo, in ordine cronologico, ad aver confermato la sua corsa alla premiership è stato senza dubbio Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd ha ricevuto l’investitura delle primarie di coalizione, saldando, in questo modo, il patto d’acciaio con Sinistra, Ecologia e Libertà di Nichi Vendola, che lo ha supportato alacremente nel ballottaggio contro Matteo Renzi. Ora, resta da vedere se il raggruppamento si aprirà a nuove formazioni o, viceversa, resterà essenzialmente legata al connubio iniziale, più Psi e Centro democratico (ex Api di Rutelli e transfughi Idv). Il nome della coalizione che sostiene Bersani come prossimo presidente del Consiglio è “Italia. Bene comune”.

A ruota, dopo la vittoria di Bersani, a tornare sulla scena è stato l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale, con un colpo di spugna, ha cancellato le confusionarie primarie del Pdl – che avevano tutti i crismi del disastro, tra candidati impresentabili e regole mai chiarite – per riproporsi come unica alternativa al centrosinistra, senza però avere il benestare completo dei vecchi fedelissimi. Alcuni rappresentanti storici della formazione berlusconiana sono infatti usciti dall’ombra dell’ex premier, pur appoggiandone la corsa – vedi Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, che hanno fondato “Fratelli d’Italia” – mentre il posto che una volta era di An, a destra del fondatore di Mediaset, sembra fatto apposta per un ritorno in pista de La Destra di Francesco Storace. Ancora tutta da definire l’alleanza con la Lega Nord, che sembra porre dei paletti alla candidatura dello stesso Berlusconi, anche se alla fine – dovendo scegliere tra la corsa solitaria e l’apparentamento con i già compagni di governo – il Carroccio dovrebbe essere ancora una volta a fianco del Cavaliere, così come Giulio Tremonti, fondatore del soggetto “3L – Lista Lavoro e Libertà per la patria“, costola del partito di Bobo Maroni. A fianco di Berlusconi, poi confermatissima Grande Sud di Gianfranco Micciché – dove dovrebbe trovare posto in lista Marcello Dell’Utri – e con ogni probabilità anche la formazione Alleanza di Centro di Francesco Pionati.

Arriviamo, così, alla vera sorpresa di fine anno, il botto con cui Mario Monti ha smesso i panni da tecnico, per indossare quelli del politico, mantenendo la proverbiale austerità ma in chiave più combattiva. Il suo ritorno a palazzo Chigi è sospinto dalla coalizione centrista di Udc, Futuro e Libertà per l’Italia, Pli e la protesi politica del movimento ItaliaFutura patrocinato da Luca Cordero di Montezemolo. Definita, ormai, la presenza della lista unica al Senato – “Con Monti per l’Italia” dovrebbe essere la denominazione – ora il nodo è quello se presentare o meno un solo simbolo anche a Montecitorio. I sondaggi diranno se varrà la pena puntare o meno sull’effetto Monti anche alla Camera, anche se il premier dimissionario, comunque, non si candiderà direttamente, in quanto senatore a vita, pur conservando celate buone chance di finire addirittura al Quirinale, se dovesse abbandonare palazzo Chigi. Insomma, Monti ufficialmente non candidato, ma sostanzialmente in lizza per tutto.

Come non citare, poi, il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, reduce da alcune affermazioni elettorali esaltanti – come la vittoria alle comunali di Parma o l’ottimo risultato alle regionali siciliane – e da qualche scivolone, si veda l’epurazione di alcuni esponenti apertamente critici, o, ancora, i dati non proprio entusiasmanti delle parlamentarie online. Di certo, c’è che i 5 Stelle non hanno ancora un candidato premier, anche se lo stesso Grillo ha dichiarato, qualche tempo fa, di voler nominare un portavoce nazionale, del quale ancora non si conosce l’identità. Difficile che, per principi fondativi, il MoVimento del comico possa collegarsi a qualche altra lista, anche se gli Arancioni di Ingroia hanno già fatto partire le sirene.

E passiamo all’altra, grande sorpresa di fine 2012: quella cioè, che ha visto muovere le acque a sinistra del Partito democratico e di Sel, dove si sta facendo largo il Movimento degli Arancioni, tenuto a battesimo dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e con il magistrato Antonio Ingroia candidato premier. La notizia della candidatura del Pm è arrivata a sorpresa, dopo pochi mesi dalla sua partenza per il Guatemala, dal quale è ritornato in tutta fretta chiedendo al Csm l’aspettativa per ragioni politiche. Ora, resta da vedere se quest’area che raccoglie sotto il nome di “Rivoluzione civile” sigle storiche come Rifondazione comunista, Italia dei Valori, Comunisti italiani, Verdi riuscirà a raccogliere più della somma delle singole parti. Possibile che si tenti un dialogo con il Pd, il quale, però, sa di dover guardare più al centro che non alla sua sinistra, riducendo così le possibilità che si crei un polo unico a sinistra.

Questi, gli schieramenti principali, che verosimilmente si spartiranno quasi la totalità dei voti espressi. C’è poi un sottobosco di partiti o liste che in queste ore stanno raccogliendo le firme per entrare nella scheda del 24 febbraio. Tra questi, ben avviato è “Fare” soggetto politico guidato dall’economista Oscar Giannino, di area liberal, ma avversa sia alla compagine berlusconiana che alla rigidità fiscale del governo Monti.

Quindi, confermiamo in anteprima la partecipazione alle elezioni di Unione popolare, il movimento che si è distinto per alcune battaglie referendarie – come quella record del referendum anticasta – con candidato premier la propria coordinatrice Maria Di Prato, che si dichiara disponibile al dialogo con altre forze, purché alternative alle politiche di Monti e inclini a premiare il merito. Anche qui, Ingroia e gli Arancioni sono i maggiori indiziati per un possibile “ticket”.

Sulla miriade di altri partitini che potrebbero tentare di correre alle elezioni 2013, tra cui “Vogliamo vivere” di Emilio Fede, o, ancora, “Democrazia, natura, amore” di Ilona Staller in arte Cicciolina, fino all’ultimo nato, il “Partito lotteria”, meglio sorridere all’ironia e, a volte, alla sfacciataggine, di cui è storicamente capace il popolo italiano.

5 COMMENTI

  1. Ma come mai vi siete dimenticati di ALI “Io amo l’Italia”? Forse da troppo fastidio o forse avete motivi particolari per dimenticarvi di Magdi Cristiano Allam, egiziano di nascita ma italiano a tutti gli effetti?

  2. In effetti,oltre al citato pcl,mancano anche altri riferimenti storici della sinistra di lotta,quali il p.c.m.l.,partito comunista marxista leninista,alternativa comunista,partito dei comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo.
    Pur sbranandoci tra di noi nella migliore tradizione comunista informiamo questa repubblica delle banane che non siamo mai morti,nè moriremo mai anche senza la loro televisione di pedofili e i loro giornali di servi.

  3. ma di grazia, che c’entra il popolo italiano con Fede & Co.?

    siamo tornati a Lombroso?

    il popolo italiano è quello di cui si dice all’art. 1 della Costituzione

  4. NON ANDATE A VOTARE QUESTI FIGLI DI P. !!!
    CONTINUEREMO AD ESSERE PECORE COMANDATE DA LUPI.

  5. Manca IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI, con candidato Marco Ferrando. L’unica lista che sarà presente con la falce e martello e l’unico partito comunista presente.

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