Passato un sindaco, se ne fa un altro. Dopo la debacle alle primarie di Matteo Renzi, ecco comparire sulla scena politica nazionale Luigi De Magistris, primo cittadino di Napoli, che ieri al teatro Eliseo di Roma ha ufficialmente lanciato il movimento degli “arancioni” per le prossime elezioni politiche.

Nonostante alle urne manchino solo due mesi, secondo quanto affermato dal ministro dell’Interno Cancellieri, dunque, il quadro politico è ancora in pieno fermento anche sul fronte di centrosinistra.

Fisiologicamente in quell’area, infatti, si collocherà la lista guidata dall’ex pm, il quale, comunque, ha messo in chiaro fin da subito di non volersi candidare personalmente in Parlamento.


Con tempi così stretti, il “partito” non è ancora nato che già il leader “disimpegnato” parla di alleanze ed appoggi eventuali, specificando che il nuovo soggetto non assumerà un atteggiamento ostile verso il Partito democratico, “purché rinunci alla linea del rigore”, ha soggiunto De Magistris. Il bacino naturale di nascita del movimento, però, resta vicino a Rifondazione comunista, con un occhio di riguardo verso quell‘Italia di valori in piena emorragia di consensi dopo lo shock delle case di Antonio Di Pietro.

Di una cosa, De Magistris si dice sicuro: “Stiamo lavorando per una lista unitaria, per una coalizione unitaria, che costringa Bersani a non inciuciare con l’Udc, una lista antimontiana, è per questo che ci appelliamo ai movimenti e a tutte le forze sociali che vogliono lavorare a un’alternativa”.

Quella degli arancioni è l’onda che emerse, nel 2011, sospingendo lo stesso De Magistris e Giuliano Pisapia a ribaltare il pronostico nelle due metropoli più influenti del nord e del Mezzogiorno, consegnando loro la fascia tricolore della rispettive città.

Il primo cittadino partenopeo, nella presentazione ufficiale del movimento, ne ha per tutti, anche per il Capo dello Stato, assicurando di stare “dalla parte di Ingroia, di Matteo e Teresi, i magistrati con le palle, non con chi ha fatto ricorso alla Consulta”.

Dunque, vicini al centrosinistra, ma figli di nessuno: “La chiave di volta – ha detto De Magistris – l’ho vissuto sulla mia pelle con la mia elezione, è non apparentarsi con alcun partito”.

Sul fronte di un possibile programma, il soggetto politico guidato dal sindaco “in toga” rivendica alcune delle battaglie principali per chi lotta a favore dell’ambiente e della legalità in tutte le sue forme: “Mettiamo insieme storie dalle lotte della Val di Susa a quelle contro la discarica di Chiaiano, di chi contrasta la camorra ogni giorno”.

Eppure, la sinistra che hanno in mente gli arancioni non è quella di Renzi o di Bersani: “Vogliamo un’altra sinistra.  Il nostro obiettivo è coinvolgere tanti italiani per fare una rivoluzione civile”.

Allora, dove si posizionerà il movimento arancione? Sarà con Vendola a sostenere la candidatura di Pier Luigi Bersani alla guida del prossimo governo, oppure tenterà una corsa solitaria al grido di “un’altra sinistra è possibile?”.

Per adesso, la riserva non è stata definitivamente sciolta. Decisivi saranno anche i passi sul fronte opposto: un’eventuale candidatura di Mario Monti allontanerebbe l’Udc di Casini dal patto con i democratici, aprendo di fatto le porte a una coalizione più marcatamente di sinistra guidata proprio dal Pd.

 


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  1. […] del Partito democratico e di Sel, dove si sta facendo largo il Movimento degli Arancioni, tenuto a battesimo dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e con il magistrato Antonio Ingroia candidato premier. La notizia della candidatura del Pm è […]

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