Ieri l’Agenzia delle Entrate ha diffuso sul proprio portale la versione aggiornata del modello per avanzare la richiesta all’erario di rientrare tra i casi previsti dalla norma agevolata.
Si chiama “Richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria” e prevede che il contribuente inserisca le intere generalità del capitale inteso per il rientro in Italia. Al momento, è ancora una bozza, ma la pubblicazione sul sito delle Entrate e la suddivisione del modulo, lasciano intendere che la versione definitiva sarà se non identica, quantomeno assai somigliante.
Cosa prevede la voluntary disclosure
La voluntary disclosure è la nuova procedura prevista per il rientro dei capitali, che consentirà a contribuenti italiani di riportare in Italia beni e risparmi nascosti al fisco negli anni passati, purché appartenenti ai paesi in white list, cioè ritenuti dalle istituzioni italiane credibili e disposti a rilasciare tutte le informazioni sul capitale oggetto del rientro.
Tra questi, figura anche la Svizzera, per effetto dell’accordo stretto tra il ministero dell’Economia e il governo elvetico: un patto che, a partire da marzo, consentirà ai titolari di conti nelle banche svizzere di prelevare il denaro occultato al fisco italiano e riportarlo in patria senza rischiare alcuna condanna.
Come incentivo, infatti, la legge attiva una depenalizzazione per reati quali la dichiarazione omessa o fraudolenta, l’omesso versamento di ritenute e Iva, fino al riciclaggio (pena massima 12 anni).
Diversamente da quanto previsto con lo scudo fiscale 2009, però, questa volta le tasse dovrebbero essere pagate nella loro interezza, a seguito del processo che vedrà coinvolto, da una parte il contribuente che presenterà il modello di rientro, e l’Agenzia delle Entrate, che valuterà ammontare del capitale e imponibile evaso, per chiedere il pagamento al titolare dei beni.
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