Settimana dell’amministrazione aperta: il senso della partecipazione

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Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando.”

Questo passaggio del Diario Notturno di Ennio Flaiano descrive, probabilmente meglio di ogni altro, la capacità tutta italiana (e in particolare della pubblica amministrazione) di burocratizzare tutto, perfino la semplificazione della stessa macchina amministrativa.

Un aforisma che, negli anni scorsi, mi è capitato di ricordare più volte in occasione delle giornate della trasparenza, appuntamenti che in base all’art. 10, comma 6, del Decreto Legislativo n. 33/2013 devono essere organizzate annualmente dalle amministrazioni.

Le intenzioni del legislatore erano sicuramente le migliori: creare un momento di incontro e confronto sulla trasparenza tra enti, cittadini e associazioni.

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Eppure, le giornate della trasparenza sono diventate sempre più un momento burocratico e autoreferenziale.

Burocratico per il tipo di linguaggio e di contenuti, spesso incomprensibili ai non addetti ai lavori (come i piani e i programmi pubblicati sui siti istituzionali).

Autoreferenziale perché la gran parte delle amministrazioni non è riuscita a coinvolgere cittadini e associazioni, facendone un momento di ascolto e partecipazione, ma si è invece limitata a comunicare generiche attestazioni di principio (l’importanza della trasparenza per il Presidente o l’Assessore di turno) o ad autoproclamare la propria eccellenza sui temi della trasparenza.

Per questo è possibile parlare di questi appuntamenti come un’occasione mancata. Tanto più alla luce della necessità di supportare il processo di riforma della pubblica amministrazione con un robusto cambio della cultura, non solo degli uffici pubblici ma anche dei cittadini.

E per questo, quando le organizzazioni della società civile riunite nell’Open Government Forum costituito lo scorso anno presso il Dipartimento della funzione pubblica sono state chiamate a suggerire le priorità di azione per l’open government italiano non hanno avuto dubbi. In tante hanno richiesto di istituire un momento in cui – lontano da linguaggio burocratico e da logiche di adempimento – si potesse iniziare a costruire l’elemento più critico per un’amministrazione aperta: la cultura della trasparenza, della partecipazione e dell’innovazione.

È così che – su iniziativa della società civile – è nata l’azione della Settimana dell’Amministrazione Aperta, un progetto da ripetersi annualmente e che – nella sua prima edizione – si terrà dal 4 all’11 marzo 2017.

L’obiettivo è stimolare e sollecitare un dibattito che coinvolga amministrazioni statali e locali, media, associazioni e cittadini sui temi dell’Open Government.

Come dimostrato da alcuni indicatori internazionali, infatti, la cultura della trasparenza, della partecipazione e dell’accountability presenta, nel nostro paese, livelli bassi rispetto ad altri Paesi.

Ed è per questo motivo che – parallelamente agli interventi normativi in materia di prevenzione della corruzione, trasparenza e digitalizzazione – si è ritenuto centrale avviare iniziative di sensibilizzazione indirizzate sia ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni sia ai cittadini.

Se è vero che la vera rivoluzione è culturale, è necessario che questi temi escano dalla nicchia degli addetti ai lavori e diventino oggetto di discussione e dibattito pubblico su tutto il territorio nazionale.

La cosa significativa è che, in omaggio ai principi della collaborazione che sono alla base dell’open government, il calendario è aperto a tutte le iniziative che amministrazioni e organizzazioni della società civile vorranno mettere in piedi.

Nessun obbligo normativo, le iniziative saranno organizzate solo da chi ha voglia di impegnarsi per la promozione della cultura dell’amministrazione aperta.

Un’altra peculiarità è che tra gli appuntamenti che possono essere organizzati non ci sono convegni, ma seminari e hackathon. Non autoreferenziali presentazioni di documenti burocratici, ma dibattiti pubblici, webinar, pubblicazione di documenti e report, rilascio di opendata e altre iniziative volte a mettere a disposizione di cittadini e pubbliche amministrazioni strumenti utili ad attuare i principi dell’Open Government (linee guida, tool-kit,ecc).

Iniziative, dunque, che consentano di acquisire la consapevolezza dell’importanza del processo di trasformazione della PA e della centralità del contributo di ognuno.

Chiunque, nelle prossime settimane, può contribuire al programma inserendo la proprio iniziativa su www.open.gov.it/saa, compilando l’apposito modulo. Oppure può navigare il programma per scegliere a quale iniziativa partecipare (il calendario delle iniziative, in continuo aggiornamento, è disponibile qui).

Perché – come scrive Michael Moore – “la democrazia non è uno sport per spettatori”.

Per approfondire si consiglia il seguente volume:

La riforma della trasparenza

La riforma della normativa sulla trasparenza, il D.Lgs. 33/2013 riscritto in parte dal D.Lgs. 97/2016, mira ad introdurre in Italia un vero e proprio Freedom of Information Act (FOIA), in analogia a quanto fatto nei Paesi del Nord Europa ed anglosassoni, richiedendo un profondo ripensamento delle modalità operative e mettendo la trasparenza dell’operato della pubblica amministrazione al centro della propria attività.L’elemento più rilevante della riforma, tale da indurre le amministrazioni a modificare organizzazione e comportamenti, amplia l’accesso civico, che divienediritto di ogni cittadino di pretendere la pubblicazione nei siti istituzionali degli atti e delle informazioni da rendere obbligatoriamente pubblici e ottenere gratuitamente dati, informazioni e documenti prodotti. L’eventuale rigetto delle domande di accesso dovrà essere sempre molto ben motivato.La riforma punta anche alla semplificazione dei troppi adempimenti richiesti dalla normativa: viene eliminato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità, essendo sufficiente il Piano triennale della prevenzione della corruzione; alcuni adempimenti non saranno più richiesti, come la produzione dell’elenco semestrale dei provvedimenti in tema di appalti e concorsi; alcune pubblicazioni sui portali, nella sezione “Amministrazione trasparente”, potranno effettuarsi tramite link già presenti nei siti, evitando duplicazioni; i comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti saranno esentati da una serie di adempimenti su cui si attendono le linee guida che emanerà l’Anac; vengono estesi gli obblighi di pubblicità incombenti sugli organi politici anche ai dirigenti pubblici.   Luigi Oliveri Dirigente amministrativo della Provincia di Verona, collaboratore del quotidiano “Italia Oggi”, autore di molteplici volumi sul Diritto amministrativo e degli Enti locali, docente in corsi di formazione.

Luigi Oliveri | 2016 Maggioli Editore

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