Rivalutazione pensioni, novità in Manovra: cosa cambia dal 1° gennaio 2023

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Il 9 novembre scorso il ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti ha firmato il Decreto che ha disposto la rivalutazione pensioni del 7,3% a partire dal prossimo anno. La misura serve ad adeguare le pensioni all’inflazione, e l’aumento per il prossimo anno è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022.

Nella bozza della prossima Legge di Bilancio è stata inserita una misura che punta a rivoluzionare il meccanismo della rivalutazione, cambiando la percentuale di rivalutazione in base all’importo della pensione. Le pensioni minime saranno rivalutate del 120%, mentre il meccanismo attuale con tre scaglioni sarà sostituito da sei scaglioni che dal 100″ diminuiscono progressivamente fino al 30% che si applica alle pensioni oltre 10 volte il trattamento minimo.

Con questa misura si tenderà a favorire maggiormente le pensioni più basse, mentre le più alte vedranno piò che dimezzate la percentuale di rivalutazione rispetto a quanto prevede la normativa attuale. Vediamo nei prossimi paragrafi come funziona la rivalutazione e cosa cambierà dal 2023.
Indice
Rivalutazione pensioni: come funziona La perequazione delle pensioni è la rivalutazione annuale degli importi dei trattamenti pensionistici per adeguarli al costo della vita. Questa misura ha lo scopo di proteggere il potere d’acquisto delle pensioni, mettendole al riparo, almeno in parte, dall’erosione dovuta all’inflazione.

In base a quanto stabilito dal comma 5 dell’articolo 24 della Legge 28 febbraio 1986, n. 41, entro il 20 novembre di ogni anno viene determinato, con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni.

L’applicazione della perequazione avviene al primo gennaio di ogni anno, e l’adeguamento si basa sugli incrementi dell’indice annuo dei prezzi al consumo accertati dall’Istat. Il Decreto è stato firmato nella giornata del 9 novembre, e come anticipato prevede, in base all’inflazione accertata, un aumento del 7,3% a partire dal 1° gennaio 2023.
Rivalutazione pensioni 2023: conguaglio Visto che l’aumento è stato calcolato sulla base della variazione percentuale che si è verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022, resta fuori dal calcolo il possibile aumento dell’inflazione per la restante parte di novembre e per il mese di dicembre 2022.

In questo caso la rivalutazione aumenta di pari passo all’inflazione, ma non subito: nel 2023 potrebbe arrivare un’ulteriore rivalutazione a titolo di conguaglio sull’aumento residuale dell’inflazione 2022. Questo è già successo quest’anno: dal 1° gennaio 2022 le pensioni sono state rivalutate dell’1.7%. Tuttavia, è stato in seguito calcolato che l’inflazione totale a fine 2021 era dell’1,9%. Per questo motivo è stata disposta a partire dal mese di novembre un ulteriore aumento dello 0,2%.
Rivalutazione pensioni: a quali trattamenti si applica La rivalutazione delle pensioni si applica a tutti i trattamenti pensionistici erogati dalla previdenza pubblica, dalle gestioni dei lavoratori autonomi, dalle gestioni sostitutive, esonerative, esclusive, integrative ed aggiuntive.

Si applica inoltre alle pensioni dirette e a quelle ai superstiti (pensione di reversibilità e pensione indiretta), indipendentemente dal fatto che esse siano integrate al trattamento minimo.
Rivalutazione pensioni: il sistema attuale L’aumento non si applica allo stesso modo per tutte le pensioni, ma dipende dall’importo del trattamento che il pensionato riceve. In questo momento il sistema si basa su tre scaglioni, e la rivalutazione viene applicata al:
  • 100% dell’inflazione, ovvero in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (corrispondente nel 2022 a 525,38 euro);
  • 90% dell’inflazione per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 75% dell’inflazione per le pensioni oltre 5 volte il trattamento minimo.
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    Rivalutazione pensioni: cosa cambierà dal 1° gennaio 2023 Un articolo contenuto all’interno della bozza della prossima Manovra prevede, esclusivamente per il biennio 2023-2024, una modifica del meccanismo della rivalutazione che si basa su sei scaglioni e non più su tre. La pensione verrà rivalutata seguendo lo schema sottostante:
    ScaglioniImporto in euro *Percentuale di applicazione del tasso di rivalutazione
    Pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo INPSfino a 2100 euro circa100%
    Pensioni da 4 a 5 volte il minimofino a 2620 euro80%
    Pensioni da 5 a 6 volte il minimofino a 3150 euro55%
    Pensioni da 6 a 8 volte il minimo4200 euro50%
    Pensioni da 8 a 10 volte il minimo5250 euro40%
    Pensioni oltre 10 volte il minimoda 5250 euro in su35%
    *L’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del limite maggiorato con la rivalutazione. Per esempio, Per pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo l’aumento si applicherà non solo fino a 2100 euro ma fino all’importo maggiorato del 7,3%, ovvero fino a 2253 euro.
    Rivalutazione pensioni: aumenta la pensione minima Oltre alla revisione degli scaglioni, sempre per il biennio 2023-2024 tredicesime comprese, è riconosciuto alle pensioni di importo inferiore o uguale al trattamento minimo INPS un ulteriore aumento pari a:
  • 1,5% per il 2023;
  • 2,7% per il 2024.
  • In sintesi, l’importo della pensione minima INPS sarà pari a:
  • 570 euro nel 2023;
  • 580 euro nel 2024.
  • Si ricorda che l’importo del trattamento minimo per il 2022 è di 525,38 euro. L’ incremento, si legge nella bozza della Manovra, “non rileva, per gli anni 2023-2024, ai fini del superamento dei limiti reddituali previsti nel medesimo anno per il riconoscimento di tutte le prestazioni collegate al reddito.
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    Comunicato MEF sul Decreto rivalutazione pensioni 2023 319 KB
    Alessandro Sodano