Riforma Pensioni: come cambiano dal prossimo anno. Ecco chi potrà andare in pensione prima

Redazione 26/05/16
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Spiragli di luce sembrano concretamente aprirsi sul fronte della Riforma pensioni.

Faranno parte del pacchetto di riforma, che dovrebbe partire dl 2017, l’uscita anticipata (3 anni prima) dal mercato del lavoro con la previsione di penalizzazioni, l’ipotetico taglio delle aliquote sui fondi integrativi, un nuovo riscatto della laurea e infine un nuovo sostegno ai circa 3 milioni di italiani che ricevono dall’INPS meno di 500 euro al mese.

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Dal 2017, in quanto i vincoli di bilancio non hanno consentito di partire già da quest’anno, si potrà andare in pensione a 63 anni, quindi esattamente 3 anni prima di quanto previsto dalla Legge Fornero del 2011. La penalizzazione del trattamento pensionistico sarà compresa tra il 3 e il 4%, a seconda degli anni di anticipo e del reddito effettivo del lavoratore.

A provvedere all’erogazione dell’assegno pensionistico, per un massimo di 3 anni, interverranno banche ed assicurazioni. Una volta raggiunta l’età pensionabile, il lavoratore dovrà restituire a rate (negoziabili) quanto dovuto.

Lavori Usuranti

Un occhio di riguardo il Governo sembra volerlo porre sulle professioni usuranti, attraverso l’aggiornamento dell’elenco (ormai invariato da anni), tutelando i soggetti che ancora operano in condizioni difficili, dai cantieri edili agli asili.

TRATTAMENTI MINIMI: COME CAMBIANO?

I trattamenti minimi, attualmente, per chi non ha versato sufficienti contributi (nel 2016 si parla di circa 3 milioni di italiani) ammontano a 500 euro mensili. L’intenzione dell’Esecutivo è quella di allargare il bonus da 80 euro previsto dal Jobs Act anche a questa fascia di soggetti , elusivamente però per i redditi che arrivano fino a 26mila euro all’anno.

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La manovra dovrebbe costare 3 miliardi di euro l’anno, pertanto, vista l’onerosità della cifra, sembra più probabile l’ipotesi che vuole limitare la platea dei beneficiari ai soggetti aventi un reddito effettivo da pensioni sotto il minimo e, dunque, lasciando fuori quanti percepiscono dall’INPS altri trattamenti, tra cui ad esempio l’assegno di reversibilità.

TAGLIO ALIQUOTA FIOCSALE E RISCATTO DELLA LAUREA: COME CAMBIANO?

I tecnici di Palazzo Chigi sono anche al lavoro sul probabile taglio dell’aliquota fiscale sui rendimenti dei fondi integrativi, attualmente al 20%. Si tratterebbe di un intervento volto ad incentivare l’adesione ai fondi complementari.

Probabile intervento di riforma si profila anche sul sistema di riscatto della laurea che, dal prossimo anno, non dovrebbe più basarsi su parametri fissi computati sullo stipendio, bensì versamenti liberi e volontari (più alti saranno più aumenterà la pensione).

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