Riforma pensioni 2015 e Quirinale: chi potrebbe favorirla e chi no

Redazione 27/01/15
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Riforma pensioni 2015: dopo la bocciatura del referendum sulla legge Fornero, si cercano sviluppi per la normativa in vigore, al fine di armonizzare la legge allo stato sociale.

Con la politica completamente immersa nella partita del Quirinale, che entro la settimana dovrebbe chiudersi con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, non è escluso che anche il tema delle pensioni possa giocare un ruolo importante in questo passaggio istituzionale molto delicato.

Naturalmente, il presidente della Repubblica non sarà spettatore inerme di fronte a un ripensamento eventuale della legge sulle pensioni. Ovvio che, quale che sia il nome deciso dalle forze politiche, molto potrà cambiare sulla  legge previdenziale.

Ad esempio, un’eventuale elezione di Mario Monti, che proprio qui su LeggiOggi ha trovato riscontro, potrebbe blindare definitivamente la riforma Fornero. Con l’economista al Quirinale, infatti, ogni margine di revisione dell’attuale legge sul ritiro dal lavoro sarebbe molto ristretto. Non serve ricordare, infatti, che proprio sotto il suo governo la legge tanto contestata, sulla cui abrogazione la Lega Nord ha raccolto oltre mezzo milione di firme, trovo ragion d’essere, all’interno del decreto salva Italia.

Cosa dire, poi, di Mario Draghi, anche lui dato tra i papabili a Capo dello Stato: in qualità di presidente attuale della Bce, non potrebbe mai disconoscere l’operato di un governo che ha realizzato gli obiettivi di austerity richiesti dalla troika e dagli organismi comunitari, mentre lo spread stava affondando l’Italia.

Discorso simile potrebbe farsi se a vincere la corsa al Quirinale fosse Giuliano Amato, mentre, forse, tra i più anziani, qualche spiraglio in più, verso una modifica, potrebbe arrivare da Romano Prodi, il quale si è dimostrato più sensibile al problema della disoccupazione giovanile: requisiti più bassi di abbandono del lavoro, infatti, potrebbero favorire l’ingresso di forze fresche nel sistema lavorativo del Paese.

In maniera simile, chi potrebbe spingere per una correzione della legge Fornero è Walter Veltroni, altro politico che, forse, potrebbe dimostrarsi poco incline a barattare la stabilità dei conti pubblici con la disoccupazione tra gli under 35 ormai dilagante e vicina al 50%.

una cosa è certa: il nuovo presidente non potrà ignorare la questione welfare, a maggior ragione dopo la bocciatura del referendum abrogativo e, soprattutto, dopo che tute le forze, incluso lo stesso ex ministro Fornero, si sono dette favorevoli ad apportare correttivi per non disincentivare il ritiro anticipato dal lavoro.

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