Referendum elettorale: la Corte costituzionale rende note le motivazioni del no

Redazione 25/01/12
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E’ stata depositata ieri la sentenza 13/2012 della Corte costituzionale che ha disposto l’inammissibilità dei referendum abrogativi della legge n. 270 del 2005, meglio nota come Porcellum.

Rigida questa volta la presa di posizione della Consulta, con una sentenza definita dagli addetti ai lavori “dura, schietta e secca” .

In primo luogo, la Consulta si dichiara estranea ad ogni sindacato di costituzionalità sulla legge elettorale: “non spetta a questa Corte pronunciarsi sulla compatibilità costituzionale della legge elettorale vigente”, afferma. Tuttavia, richiamando un suo precedente del 2008, implicitamente conferma l’opinione molto negativa che grava sull’attuale sistema elettorale.

Poi passa al merito, negando il vaglio di ammissibilità sia al primo quesito sia al secondo.

Una Corte Costituzionale implacabile, che, giustamente, non si è lasciata influenzare dall’appello pro-referendum di 111 illustri costituzionalisti.

Il primo quesito viene bocciato perché volto alla mera abrogazione dell’intera disciplina elettorale. Una procedura da sempre ritenuta inammissibile dalla Corte, dal momento che la legge elettorale è “costituzionalmente necessaria”: se venisse meno, infatti, si creerebbe un vuoto normativo inconcepibile, che paralizzerebbe le istituzioni democratiche. “Gli organi costituzionali o di rilevanza costituzionale – si legge nella sentenza – non possono essere esposti neppure temporaneamente alla eventualita’ di paralisi di funzionamento, anche soltanto teorica“. Né è possibile richiamare, a giudizio della Corte, l’istituto della cd. reviviscenza, pur sostenuto da molti costituzionalisti: la Corte boccia recisamente la “visione «stratificata» dell’ordine giuridico, in cui le norme di ciascuno strato, pur quando abrogate, sarebbero da considerarsi quiescenti e sempre pronte a ridiventare vigenti”. “L’abrogazione totale della legge 270 del 2005 riguarderebbe l’attuale metodo di scelta dei componenti dei detti organi costituzionali nel suo complesso“, si legge nella sentenza scritta da Sabino Cassese “e di conseguenza il referendum, ove avesse un esito favorevole all’abrogazione, produrrebbe l’assenza di una legge costituzionalmente necessaria, che deve essere operante e auto-applicabile, in ogni momento, nella sua interezza“.

Ancora più dura e netta la posizione della Corte sul secondo quesito, quello “sartoriale” che mirava ad abrogare le “formule introduttive” di ogni articolo del porcellum. La Consulta liquida il quesito perché viziato da contraddittorietà e da assenza di chiarezza.

E’ chiaro dunque il ragionamento effettuato dai giudici costituzionali: non si può cancellare la legge elettorale con una serie di taglia e cuci che potrebbero dar luogo ad una chirurgia dagli effetti mostruosi, non sapendo più, al termine dell’intervento, quali norme considerare efficaci e quali no.

Qui il testo integrale della sentenza n. 13/2012 della Corte Costituzionale

 

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