Province addio; ecco la bozza di Delrio che le annulla

Redazione 22/07/13
Scarica PDF Stampa
Il ministro degli affari regionali Graziano Delrio ha messo sul tavolo del consiglio dei ministri una bozza di legge che ha l’obiettivo di ridisegnare l’architettura istituzionale italiana; infatti bisogna scordarsi le province per come sono ora ed immaginarle svuotate di poteri, non elette direttamente dai cittadini, ma dai sindaci e soprattutto a costo zero. Questo, dunque, dovrebbe essere il passaggio intermedio tra la condizione attuale delle province e la loro definitiva sparizione che il Governo Letta intende perseguire.

Discorso diverso, invece, vale per le grandi città; infatti dal 1° gennaio 2014 esordiranno le città metropolitane che si occuperanno praticamente di tutto, mentre alle province rimarrà competenza solo su pianificazione del territorio, trasporto pubblico e scuola. Come detto per il momento questo scenario è solo ipotetico, è una bozza quella presentata da Delrio che probabilmente dovrà essere aggiustata anche alla luce delle motivazioni che la Consulta ha dato nel bocciare il riordino previsto dal Governo Monti.

Ad ogni modo dalle prime indiscrezioni trapelate da ItaliaOggi ci sono elementi che sicuramente faranno discutere, ad iniziare proprio dalla formazione in due tranche delle città metropolitane che, mediante un percorso molto semplificato, potranno esordire già dal prossimo anno rispettando quindi la scadenza stabilita dal governo Monti. Come le province anche le città metropolitane non saranno elette direttamente dai cittadini e in più correranno il serio rischio di essere monopolizzate dai comuni capoluoghi, dal momento che aspettando l’entrata in vigore a regime della riforma sarà il sindaco del capoluogo a guidare di diritto il nuovo ente, poi dal 2017 il sindaco metropolitano sarà eletto normalmente.

La teoria prevede che i nuovi enti sostituiranno le province quando queste andranno a scadenza ma non è esclusa  nemmeno l’idea di una convivenza tra i due enti. Ciò avverrà se entro il 28 febbraio almeno un terzo dei comuni di una città  metropolitana chiederà di non farne parte. In questa circostanza la provincia sopravviverà con nuovi confini, cioè circoscritti ai comuni che l’hanno preferita alla città metropolitana. A parte questo caso la regola generale sarà che le città metropolitane combaceranno con le province omonime.

Sotto la guida del sindaco del capoluogo le città metropolitane saranno gestite da un consiglio e da una conferenza, nel primo saranno presenti solo i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti ricompresi nel territorio del nuovo ente, oltre a questi faranno parte del consiglio anche i rappresentanti delle unioni dei comuni della provincia o dei comuni in convenzione. La conferenza metropolitana sarà invece l’assemblea di tutti i sindaci appartenenti al nuovo ente, tra i suoi compiti l’approvazione dello statuto che sarà predisposto dal consiglio.

Le nuove province saranno governate da un presidente, eletto dai sindaci, dal consiglio provinciale e dall’assemblea  dei sindaci. Nel consiglio saranno presenti solo i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e i rappresentanti delle unioni. Faranno parte dell’assemblea tutti i sindaci della provincia. Il presidente sarà eletto dai sindaci in carica mediante un sistema di voto ponderato, ossia verrà attribuito un valore crescente ai voti dei sindaci in modo proporzionale alla popolazione dei rispettivi comuni. Gli organi provinciali in carica alla data di entrata in vigore della riforma saranno prorogati fino all’insediamento del nuovo presidente e del nuovo consiglio.

I piccoli comuni saranno obbligati a riunirsi in unioni per gestire le funzioni principali, non solo ma questo gli permetterà di ricevere benefici fiscali e l’accesso prioritario ai contributi, ma soprattutto perché i comuni che daranno luogo ad una unione saranno sollevati dagli obblighi del Patto di Stabilità alla stregua di quelli con meno di 1000 abitanti.

Le Unioni verranno considerate enti di secondo livello con un presidente che verrà eletto con voto ponderato dal consiglio dell’Unione, composto dai sindaci dei comuni aderenti più due consiglieri per ciascun ente, il consiglio inoltre sarà coadiuvato dall’assemblea che avrà funzione consultiva.

Milano, fra le future e possibili metropoli, è sicuramente quella più pronta a partire; infatti già da settembre partiranno 4 tavoli di lavoro per far cominciare il confronto con i comuni dell’area metropolitana milanese. La proposta è stata annunciata ieri dall’assessore all’area metropolitana Daniela Bernardelli durante la prima assemblea dei sindaci tenutasi a palazzo Marino alla presenza del sindaco Pisapia e del presidente della provincia Guido Podestà.

 

 

 

Redazione
Tag