Pensione anticipata senza rinunciare alla pensione integrativa? Ecco come

Redazione 01/06/16
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In tema di Riforma Pensioni, è in arrivo “RITA”: la “Rendita integrativa temporanea anticipata”, nuova misura rivolta ai lavoratori over 63 che hanno aderito alla previdenza complementare e vogliono usufruire della flessibilità in uscita, per consentire loro di percepire parte della pensione integrativa e così ammortizzare l’impatto dell’Ape, il nuovo strumento di Anticipo pensionistico.

Allo stesso modo si consentirebbe di  ridurre, se non dimezzare, il prestito bancario che permetterebbe di godere dell’assegno previdenziale anticipato.

Si tratta dell’ultima proposta, in ordine di tempo, avanzata dai tecnici economici di Palazzo Chigi, sotto la guida dal sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini, per rendere ulteriormente flessibile la Legge Fornero sulle pensioni del 2011.

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Sono diverse le ipotesi di Riforma sulle Pensioni alle quali il Governo sta lavorando per accordare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro agli over 63, ossia a coloro che sono nati tra il 1951 e il 1953, con un assegno previdenziale più o meno ridotto rispetto alla pensione di vecchiaia intera, basata sia sulla rispettiva categoria di appartenenza (lavoratore interessato da processi di ristrutturazione aziendale e uscite volontarie o disoccupato di lungo corso) sia sul reddito pensionistico.

Flessibilità in uscita e prestito bancario

Tra le proposte certe emerge quella del prestito, garantito dalle banche come cessione di prestito individuale, con un’assicurazione sui rischi connessi al procedimento di restituzione e senza un’espressa garanzia pubblica.

La misura, per i nati dal 1951 al 1953, dovrebbe avviarsi con una sperimentazione di durata triennale che dovrebbe interessare  anche i dipendenti pubblici; più avanti l’intervento dovrebbe diventare strutturale.

Flessibilità in uscita e detrazioni fiscali

Altro elemento oramai certo è il ricorso a specifiche detrazioni fiscali previste una volta che viene incassato l’assegno anticipato. Le stesse saranno più elevate per i soggetti che percepiscono redditi bassi e per i disoccupati di lungo corso che versano in condizioni di disagio, con un relativo azzeramento del taglio dell’assegno anticipato.

Viceversa, tali detrazioni saranno minori per coloro che possiedono redditi più alti oltre che per le uscite volontarie, a carico delle aziende nei casi di ristrutturazione.

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Nodi ancora da sciogliere rimangono, invece, sul fronte delle penalizzazioni legate all’anticipo pensionistico. La decurtazione media dell’assegno percepito, infatti, dovrebbe aggirarsi sul 3-4%, tuttavia su quali saranno in concreto il livello minimo e quello massimo sono diverse le opzioni ancora al vaglio.

Dubbi sorgono, infine, anche sulla sorte dei lavoratori autonomi e sul ricorso a strumenti accessori tra cui la totalizzazione, un diverso meccanismo per il riscatto della laurea e gli accorgimenti per i lavoratori che svolgono mansioni usuranti.

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