Pensioni 2023: Quota 103, Ape social, Opzione donna (rivista)

Chiara Arroi 02/12/22
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Approvata e inserita nel testo della Legge di bilancio la mini riforma sulle Pensioni 2023. Il governo Meloni ha inserito le novità nella prossima Manovra finanziaria, impegnata in questi giorni nel suo iter di approvazione. Tra conferme e novità l’esecutivo ha preso alcune decisioni per evitare il ritorno secco alla Legge Fornero dal 1° gennaio 2023. Ma non solo. Oltre alla flessibilità pensionistica c’è spazio per una super rivalutazione delle pensioni minime, che dal prossimo anno aumenteranno del 120 per cento. In parallelo si aprirà anche il cantiere della più ampia riforma previdenziale, che seguirà questi primi ritocchi inseriti in Manovra 2023, per evitare il ritorno dei 67 anni per tutti per uscire da lavoro. Tra le conferme troviamo Ape sociale e Opzione donna, prorogata con alcuni correttivi e non per tutte le donne. Entrerà in vigore inoltre lo scalone pensionistico di Quota 103, cioè la possibilità di fare domanda di pensione maturati i 62 anni di età e i 41 anni di contributi. Per usare le parole della premier Giorgia Meloni, si potrà utilizzare questa opzione “A 62 anni con 41 anni di contributi, con paletti di buonsenso: per chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione requisiti, non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima”. Entriamo ora nel dettaglio della mini-riforma delle Pensioni 2023, che sarà nella Manovra 2023.
Indice
Pensioni 2023: Quota 103 Dal 2023 verrà superata l’attuale Quota 102, che sparirà per far posto a una nuova opzione di flessibilità: sarà introdotta Quota 103. Si tratta di una misura di uscita flessibile che consentirebbe di avere diritto alla pensione al raggiungimento dei 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica. Tramontata quindi l’ipotesi dell’uscita con la sola maturazione dei 41 anni contributivi a prescindere dall’età (i costi erano eccessivi). Ci sono però due punti importanti da tenere presente per questo regime pensionistico:
  • chi aderisce a questa finestra non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima fino a maturazione dei requisiti per la pensione ordinaria,
  • chi sceglie di restare a lavoro avrà una decontribuzione del 10 per cento.
  • Pensioni 2023: super rivalutazione pensioni minime Importante novità per chi già percepisce la pensione minima è la rivalutazione dell’importo del 120% a partire dal 1° gennaio 2023. Come annunciato da Meloni di fronte ai giornalisti a Palazzo Chigi, verrà introdotto un sistema di decremento della rivalutazione a seconda dell’ammontare delle pensioni 2023. Più si prende meno rivalutazione si avrà (a partire da una certa soglia). In sostanza, stando all’annuncio della premier, oltre alla rivalutazione al 120% per le pensioni minime, ci saranno 6 scaglioni di rivalutazione:
  • pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo INPS – rivalutazione del 100%;
  • pensioni da 4 a 5 volte il trattamento minimo INPS – rivalutazione dell’80%;
  • pensioni da 5 a 6 volte il trattamento minimo INPS – rivalutazione del 55%;
  • pensioni da 6 a 8 volte il trattamento minimo INPS – rivalutazione del 50%;
  • pensioni da 8 a 10 volte il trattamento minimo INPS – rivalutazione del 40%;
  • pensioni oltre 10 volte il trattamento minimo INPS – rivalutazione del 35%.
  • Ricordiamo a questo proposito che lo scorso 9 novembre Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, aveva siglato il decreto che autorizza, dal 1° gennaio 2023, un incremento delle pensioni del 7,3%. A questo punto, se la norma inserita in Manovra dovesse trovare conferma, questa soglia potrebbe ridimensionarsi per gli assegni più alti. Pensioni 2023: Ape sociale Ape sociale sarà riconfermata anche per il 2023. Ci sarà anche il prossimo anno la possibilità di pensionarsi al raggiungimento dei 63 anni di età e 30 anni di contributi. Questa opzione non è aperta a tutti, ma solo ad alcune categorie di lavoratori e lavoratrici:
  • disoccupati,
  • invalidi con capacità lavorativa ridotta di almeno il 74%,
  • caregiver da almeno 6 mesi di familiari disabili,
  • dipendenti con attività lavorative gravose (inserite in uno specifico elenco di lavori gravosi):
    • Professori di scuola primaria, pre–primaria e professioni assimilate
    • Tecnici della salute
    • Addetti alla gestione dei magazzini e professioni assimilate
    • Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali
    • Operatori della cura estetica
    • Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati
    • Artigiani, operai specializzati, agricoltori
    • Conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali
    • Operatori di impianti per la trasformazione e lavorazione a caldo dei metalli
    • Conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati
    • Conduttori di impianti per la trasformazione del legno e la fabbricazione della carta
    • Operatori di macchinari e di impianti per la raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi, per la chimica di base e la chimica fine e per la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica
    • Conduttori di impianti per la produzione di energia termica e di vapore, per il recupero dei rifiuti e per il trattamento e la distribuzione delle acque
    • Conduttori di mulini e impastatrici
    • Conduttori di forni e di analoghi impianti per il trattamento termico dei minerali
    • Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio
    • Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare
    • Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento
    • Personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna merci
    • Personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli
    • Portantini e professioni assimilate
    • Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca
    • Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni
  • Pensioni 2023: Opzione donna rivista Altra finestra flessibile che consentirà ad alcune lavoratrice di pensionarsi in anticipo è Opzione donna. Anch’essa sarà riconfermata, seppur con alcuni correttivi:
  • si potrà uscire con questa opzione a 60 anni di età e 35 di contributi
  • si potrà uscire con questa opzione a 59 anni di età e 35 di contributi, in presenza di un figlio/a
  • si potrà uscire con questa opzione a 58 anni di età e 35 di contributi, in presenza di due figli/e
  • Stando al testo del ddl Bilancio 2023 però questa opzione non sarà per tutte le donne lavoratrici. Verrà aperta solo in presenza di 3 fasce di appartenenza: caregiver, licenziate, invalide. Nello specifico:
  • le donne caregiver che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 104, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
  • le lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa di cui all’articolo 1, comma 852, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In quest’ultimo caso si può andare in pensione direttamente a 58 anni a prescindere dal numero dei figli;
  • le donne che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento;
  • Nel frattempo spunta anche l’ultima ipotesi, che si giocherà sul ring parlamentare: una proroga secca ma per soli sei o otto mesi, in attesa della definizione della riforma complessiva della previdenza In ogni caso resta comunque il calcolo dell’assegno con il sistema contributivo, che comporta una riduzione di circa il 30% sugli importi.
    Chiara Arroi
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