Decreto Monti: sospesi i diritti fondamentali dell’uomo?

Redazione 21/12/11
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Guai a negare che il Paese stia attraversando una crisi economica senza precedenti e che occorrano misure straordinarie per far quadrare i conti.
Guai, egualmente, a negare che tale situazione giustifichi l’adozione, da parte del Governo, di provvedimenti che, probabilmente, in altri momenti e circostanze, sarebbe risultati politicamente e socialmente inaccettabili.
Esiste, tuttavia, un limite insuperabile dinanzi al quale anche il Governo dei professori dai guanti bianchi, chiamato ad operare un Paese sull’orlo del default con il distacco e la freddezza del più navigato chirurgo deve necessariamente fermarsi.

L’Italia è un Paese in crisi – come, peraltro, decine di altri – ma non una nazione in Stato di guerra.
Il Governo dei Professori può e deve adottare misure straordinarie ma non può derogare né sospendere – come appunto se stessimo in stato di guerra – i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.
Le crisi economiche, per fortuna, passano mentre certe profonde lacerazioni ai principi fondamentali sui quali è stato costruito attraverso lotte ultracentenarie il sistema dei diritti dell’uomo e del cittadino restano, profonde e non rimarginabili, talvolta, per secoli.
E’ per questo che scrollandosi di dosso ogni vincolo etico e morale di chi non vuole ritrovarsi a difendere gli evasori fiscali, ignobili responsabili di buona parte dei mali del Paese, occorre avere il coraggio di dire con fermezza – come, peraltro, già fatto autorevolmente da Gianni Buttarelli, Garante europeo aggiunto – che alcune delle misure straordinarie adottate dal Governo Monti in materia di lotta all’evasione fiscale sono inaccettabili ed illegittime perché in violazione della Convenzione internazionale dei diritti dell’uomo e del cittadino e della carta europea dei diritti fondamentali.
Il riferimento è alle previsioni contenute ai commi 2 e 3 dell’art. 11 del Decreto Monti che obbligano tutti gli operatori finanziari a trasmettere all’anagrafe tributaria le informazioni relative alla pressoché totalità delle operazioni poste in essere dai propri clienti affinché – ed in questo sta, probabilmente, l’aspetto più inaccettabile della disposizione – l’Agenzia delle Entrate proceda alla loro archiviazione e “all’elaborazione con procedure centralizzate, secondo i criteri individuati con provvedimento del Direttore della medesima Agenzia, di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione”.
Da domani, un computer guidato da un algoritmo scritto da non meglio identificati “cervelloni” della nostra agenzia delle entrate deciderà dopo aver consentito allo stato di passare al microscopio la nostra intera esisistenza – ormai, fedelmente, tracciata dalle nostre disposizioni finanziarie – se siamo cittadini onesti o, piuttosto, cittadini “a rischio evasione”.
Come se non bastasse, lo Stato, conserverà queste informazioni per anni nei propri archivi informatici e, inesorabilmente, le sfoglierà ogni qualvolta che dovesse ritenerlo necessario.
E’ uno scenario agghiacciante.
I cittadini italiani sono destinati ad essere divisi in “probabilmente onesti” e “probabilmente disonesti” sulle basi delle oscure elucubrazioni elettroniche di un ammasso di silicio istruito – si fa per dire – da scienziati del fisco che, evidentemente, se siamo arrivati ad una simile situazione di “emergenza evasione” non conoscono poi così bene il loro lavoro.
Non ci sto!. Non accetto che la mia onestà potenziale o la mia, altrettanto potenziale, disonestà sia giudicata da un computer e non accetto l’idea che lo Stato – in maniera più o meno consapevole – mi consideri per anni “a rischio evasione”.
Se, il mio Stato, ha un dubbio, legittimo e fondato su principi di prova obiettivi e non già su elaborazioni statistiche straordinariamente fallibili, sulla legittimità della mia condotta, se lo tolga subito, chiedendomi conto del mio agire e mi restituisca, un istante dopo, il mio irrinunciabile status di cittadino onesto, fino a prova contraria.
Sin dove, in nome dello “stato di crisi” e, guai a dimenticarcene, non dello “stato di guerra”, si può spingere il Governo dei Professori?
Possono bollarci dell’attributo anagrafico di “a rischio delinquenza” così impunemente?
Francamente credo di no.
Lo impediscono la Carta europea dei diritti fondamentali (art. 8), la Convenzione internazionale dei diritti dell’uomo e del cittadino (art. 7) e, per quanto, evidentemente, “derogabile” attraverso un’altra legge, il comma 1 dell’art. 14 del Codice Privacy a norma del quale – val la pena ricordarlo – perché in troppi sembrano essersene dimenticati “Nessun atto o provvedimento giudiziario o amministrativo che implichi una valutazione del comportamento umano può essere fondato unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell’interessato.”
Il comma 2 della medesima previsione, peraltro, stabilisce che “L’interessato può opporsi ad ogni altro tipo di determinazione adottata sulla base del trattamento di cui al comma 1”.
Non sono un evasore, non ho nulla da nascondere ma non posso accettare che un ammasso di silicio mi bolli come un “potenziale evasore” solo per qualche mia spesa stravagante.
Non siamo in stato di guerra e se accettiamo oggi una sospensione dei diritti fondamentali dell’uomo, rischiamo di abituarci all’idea e di farlo domani in nome di altre esigenze ed in relazione ad altri diritti: magari il prossimo Governo dei professori stabilirà che per limitare il numero dei reati di opinione, occorre chiedere un’autorizzazione prima di parlare.

Redazione