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Crisi governo Draghi, cosa succede: dimissioni, voto, i possibili scenari

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Galeotto fu il Decreto Aiuti. Tutto è iniziato infatti alla Camera, quando il Movimento 5 Stelle, al momento del voto della questione di fiducia sul decreto, è uscito dall’aula. La stessa cosa si è ripetuta al Senato: il Decreto Aiuti è stato approvato, in via definitiva e rinnovando la fiducia, con 172 sì e 39 voti contrari, senza quindi il voto del M5S. Venuta meno una parte importante della maggioranza che regge l’esecutivo, si è aperta la crisi del Governo Draghi.

Alla luce di quanto accaduto al Senato, il Presidente del Consiglio Draghi si è infatti recato al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni, che però sono state prontamente respinte dal Presidente Mattarella, con l’invito “a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione” che si è creata dopo il voto al Senato.

Cosa succederà ora? L’invito a presentarsi in Parlamento è previsto per mercoledì 20 luglio, e mentre alcuni partiti chiamano a gran voce le elezioni, per altri resta più logico effettuare una verifica e trovare una maggioranza stabile.

La posta in gioco è alta: sono a rischio i progetti del PNRR, per i quali è già stata richiesta la seconda rata da 21 miliardi all’Europa, e tutte le misure alle quali il governo è al lavoro per contrastare l’inflazione e aumentare il potere d’acquisto come il nuovo taglio al cuneo fiscale e l’introduzione del salario minimo.

All’interno del Movimento 5 stelle sono molte le voci contrarie a un’uscita dal governo, prima su tutte quella del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, che già nella giornata del 14 luglio aveva provato a mediare in Senato per non far votare la fiducia sul Decreto Aiuti. Solo nei prossimi giorni sarà chiaro il destino di questo governo, con una legislatura che ha visto il succedersi di tre crisi.

Crisi governo Draghi: la lettera di dimissioni


Durante il Consiglio dei Ministri numero 88 del 14 luglio 2022 il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha comunicato ai ministri l’intenzione di rassegnare le dimissioni proprie e del Governo nelle mani del Presidente della Repubblica. Di seguito il testo dell’intervento di Draghi:

Buonasera a tutti,
Voglio annunciarvi che questa sera rassegnerò le mie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica. Le votazioni di oggi in Parlamento sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico.

La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più. È venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo.
In questi giorni da parte mia c’è stato il massimo impegno per proseguire nel cammino comune, anche cercando di venire incontro alle esigenze che mi sono state avanzate dalle forze politiche. Come è evidente dal dibattito e dal voto di oggi in Parlamento questo sforzo non è stato sufficiente.
Dal mio discorso di insediamento in Parlamento ho sempre detto che questo esecutivo sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. 
Questa compattezza è stata fondamentale per affrontare le sfide di questi mesi.
Queste condizioni oggi non ci sono più.
Vi ringrazio per il vostro lavoro, i tanti risultati conseguiti.
Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo raggiunto, in un momento molto difficile, nell’interesse di tutti gli Italiani.
Grazie.

Crisi governo Draghi: Mattarella rifiuta le dimissioni

Dopo il Consiglio dei Ministri il premier si è recato dal Presidente Mattarella per rassegnare le dimissioni, ma queste non sono state accolte e il Presidente del Consiglio è stato invitato a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, cosa che avverrà mercoledì 20 luglio.

Crisi governo Draghi: fuori i ministri M5S

Una delle ipotesi che circola in questo momento è il possibile ritiro di tutti i M5S del governo. Sono 9 gli esponenti del Movimento 5 Stelle attualmente al governo, si tratta di:

  • 3 ministri (Federico D’Incà, Fabiana Dadone e Stefano Patuanelli;
  • una viceministra (Alessandra Todde);
  • 5 sottosegretari (Carlo Sibilia, Ilaria Fontana, Giancarlo Cancelleri, Rossella Accoto e Barbara Floridia).

La linea che sta emergendo all’interno del MoVimento vorrebbe l’uscita di questi esponenti dal Governo prima di mercoledì 20.

Crisi governo Draghi: cosa vogliono i partiti

All’interno del Parlamento ci sono ovviamente voci contrastanti: Lega e Fratelli d’Italia vogliono lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni subito, mentre PD e Italia Viva sono per un Draghi bis, un nuovo governo che permetterebbe di arrivare alle elezioni proseguendo la linea di quello attuale, per salvare PNRR e approvare la Legge di Bilancio.

Forza Italia, stando a quanto comunicato dal coordinatore Antonio Tajani, non ha paura di andare alle elezioni, ma vuole capire se in Parlamento ci sono i numeri per continuare.

Crisi governo Draghi: i possibili scenari

Sostanzialmente sono tre gli scenari possibili che si potranno presentare a partire da mercoledì.

Draghi-bis

Il primo scenario è che le trattative in corso in questo momento diano i loro frutti e si trovi una nuova maggioranza disposta a sostenere l’attuale Presidente del Consiglio. Affinché ciò avvenga, Draghi deve però cambiare idea e ritirare quindi le proprie dimissioni.

Più volte il premier aveva infatti ribadito che non ci sarebbe stato un governo senza M5S, e in base a quanto espresso da Draghi ai ministri al momento delle dimissioni non ci sono più le condizioni per andare avanti.

La strada per un Draghi-bis, per queste motivazioni, appare decisamente in salita ma non si esclude un cambio di direzione.

Nuovo Governo senza Draghi

Nel caso in cui il premier non fosse disposto ad accettare l’incarico per la formazione di un nuovo governo con una nuova maggioranza, il Presidente Mattarella dovrebbe indicare un altro nome che lo possa sostituire, un nome che potrebbe ottenere lo stesso appoggio trasversale di cui gode Draghi. Uno dei nomi papabili è quello di Giuliano Amato, già Presidente del Consiglio e attuale Presidente della Corte Costituzionale. L’ottantaquattrenne Amato potrebbe essere il “traghettatore” della legislatura fino alle prossime elezioni.

Sempre in questa ipotesi vi è la possibilità di un governo tecnico, senza nomi politici, con il compito di arrivare a fine legislatura, approvare la Legge di Bilancio e proseguire con i progetti del PNRR.

Scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate

L’ultimo scenario segnerebbe la fine anticipata della XVIII Legislatura. Se non si dovesse trovare la convergenza su un nome, il Presidente Mattarella potrebbe decidere di sciogliere le Camere e di tornare alle elezioni, che potrebbero tenersi in autunno. In questo caso, il nuovo Parlamento si troverebbe a dover votare in tempi brevi la Legge di Bilancio, che quindi dovrebbe essere scritta la governo dimissionario.

Saranno giorni frenetici in cui tutti questi scenari sono aperti. Starà al Parlamento trovare una soluzione, e quindi una nuova maggioranza, oppure sarà il Presidente Mattarella a prendere la decisione definitiva e a far tornare il nostro Paese al voto.

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(Foto quirinale.it)




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