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Riforma reclutamento insegnanti, decreto PNRR: tutte le novità in vigore

Elena Bucci
riforma reclutamento insegnanti

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto PNRR 2, con cui si avvia formalmente la riforma reclutamento insegnanti. Il nuovo pacchetto scuola inserito all’interno del provvedimento, prevede una serie di innovazioni riguardo alle procedure di reclutamento e al percorso di formazione degli insegnanti.

Nello specifico, al fine di soddisfare l’obiettivo delle 70mila immissioni in ruolo, la riforma del reclutamento prevede due percorsi separati: uno di formazione accademica per i nuovi insegnanti ed uno per i docenti precari.

Per l’accesso alla carriera di insegnante, dunque, questa riforma introduce un percorso universitario di formazione iniziale da almeno 60 crediti formativi, aggiuntivi rispetto alla laurea, e una prova finale. A seguite, gli aspiranti docenti dovranno sostenere un concorso pubblico e, infine, assolvere un periodo di prova in servizio della durata di un anno.

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Vediamo nel dettaglio tutte le novità del decreto PNRR 2, entrato in vigore il 1 maggio 2022, sul mondo della scuola.

Riforma reclutamento insegnanti: abilitazione e assunzione

Come si legge nel testo del decreto, secondo la nuova riforma il sistema di formazione iniziale e di accesso in ruoli a tempo indeterminato si articola in:

  1. un percorso universitario e accademico abilitante di formazione iniziale e prova finale corrispondente a non meno di 60 crediti formativi universitari o accademici, nel quale sono acquisite dagli aspiranti docenti competenze teorico-pratiche;
  2. un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale;
  3. un periodo di prova in servizio di durata annuale con test finale e valutazione conclusivo.

La riforma prevede dunque un percorso universitario di formazione iniziale da almeno 60 crediti formativi, aggiuntivi rispetto alla laurea, e una prova finale per sviluppare e accertare “le competenze culturali, disciplinari, pedagogiche, didattiche e metodologiche“. Vi potranno accedere i neolaureati o gli studenti “anche durante i percorsi di laurea triennale e magistrale o della laurea magistrale a ciclo unico“.

A seguire, gli aspiranti insegnanti dovranno sostenere un periodo di tirocinio nelle scuole, affiancati da alcuni docenti tutor.

L’abilitazione ottenuta consentirà l’accesso ai concorsi pubblici nazionali, indetti su base regionale o interregionale” per la copertura delle cattedre vacanti. Infine, i vincitori saranno assunti per un periodo di prova in servizio della durata di un anno, che si concluderà con una valutazione sulle competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, è prevista l’immissione in ruolo.

Riforma reclutamento insegnanti, fase transitoria

Nella riforma per il reclutamento di insegnanti di scuola media e superiore, è compresa una fase transitoria, che ha l’obiettivo di accelerare l’immissione in ruolo dei docenti fino al 31 dicembre 2024.

Tale percorso alternativo prevede che chi si si fermerà a 30 crediti durante gli studi, avrà comunque la possibilità di partecipare a una selezione concorsuale e, in caso di superamento, acquisire gli altri 30 nel corso del primo anno di insegnamento, che sarà a tempo determinato e, su richiesta, part time.

Con il superamento della prova finale del percorso universitario e accademico di formazione iniziale, i vincitori conseguono l’abilitazione all’insegnamento e sono, conseguentemente, sottoposti al periodo annuale di prova in servizio, il cui positivo superamento determina l’effettiva immissione in ruolo.

Riforma reclutamento insegnanti, docenti precari

Inoltre, al concorso pubblico (regionale o interregionale), potranno accedere anche i docenti precari che abbiano svolto servizio presso le istituzioni scolastiche statali per almeno 3 anni scolastici, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni.

La riforma prevede che, in questo caso, i vincitori del concorso conseguano 30 crediti universitari e svolgano la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

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