Home Welfare Famiglie Indennità di maternità, tre mensilità aggiuntive 2022: per chi, da quando, importi

Indennità di maternità, tre mensilità aggiuntive 2022: per chi, da quando, importi

Paolo Ballanti
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Il Disegno di Legge di Bilancio 2022 approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, nell’ambito delle misure di politica sociale dedica particolare attenzione al sostegno del lavoro autonomo. In particolare, il Capo III denominato “Sostegno del lavoro autonomo si occupa all’articolo 69 di estendere l’indennità di maternità per le lavoratrici autonome o parasubordinate, in possesso di determinati requisiti reddituali, iscritte all’INPS o alle rispettive Casse di previdenza.

Analizziamo la novità in dettaglio.

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Indennità di maternità nel Ddl Bilancio

L’articolo 69 del ddl Bilancio dispone in favore delle “lavoratrici di cui agli articoli 64, 66 e 70 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151” che abbiano “dichiarato, nell’anno precedente l’inizio del periodo di maternità, un reddito inferiore a 8.145 euro” il riconoscimento dell’indennità di maternità per “ulteriori tre mesi a seguire dalla fine del periodo di maternità”.

L’articolo in questione estende quindi l’indennità economica di maternità “per ulteriori tre mesi a seguire dalla fine del periodo di maternità”.

Si tratta, come facilmente intuibile, di un’estensione del periodo post-parto economicamente coperto dall’INPS o dalla Cassa di previdenza competente.

Indennità di maternità: per chi arriva l’aumento

L’aumento previsto nella bozza di Manovra 2022 riguarda:

  • Collaboratrici iscritte in via esclusiva alla Gestione separata INPS (articolo 64 Dlgs. n. 151/2001);
  • Lavoratrici autonome iscritte all’INPS quali coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali, imprenditrici agricole a titolo principale, pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne (articolo 66 Dlgs. n. 151/2001);
  • Libere professioniste iscritte ad un ente che gestisce forme di previdenza obbligatorie (articolo 70 Dlgs. n. 151/2001);
  • Soggetti iscritti alla Gestione separata INPS i quali esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo svincolata dall’iscrizione ad albi professionali ovvero dal versamento di contributi alle Casse di previdenza (articolo 64 Dlgs. n. 151/2001).

Indennità di maternità: reddito

L’accesso alle ulteriori tre mensilità è riservato alle lavoratrici che abbiano dichiarato nell’anno precedente l’inizio del periodo di maternità “un reddito inferiore a 8.145 euro”.

Dal tenore della norma ed in attesa dei chiarimenti INPS una volta che l’articolo di legge sarà entrato in vigore, si può ipotizzare come parametro di riferimento il reddito complessivo annuo ai fini fiscali, come riportato in dichiarazione dei redditi, relativa all’anno precedente l’inizio della maternità.

Il tetto di 8.145 euro, quale requisito di accesso alla proroga trimestrale, sarà successivamente adeguato del 100% in virtù “dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati”.

Leggi anche “Estensione congedo maternità: come funziona e come richiederla”

Indennità di maternità: Gestione separata

Ad oggi le:

  • Collaboratrici iscritte in via esclusiva alla Gestione separata;
  • Lavoratrici autonome senza albo e cassa iscritte alla Gestione separata;

hanno diritto ad un’indennità di maternità (a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa) per i 2 mesi antecedenti ed i 3 mesi successivi la data del parto, finanziata grazie ad un contributo previdenziale pari allo 0,72%.

La prestazione economica, erogata direttamente dall’INPS a seguito di apposita domanda telematica, è riservata a coloro che abbiano totalizzato almeno una mensilità di versamento della citata aliquota dello 0,72%.

L’indennità è pari all’80% di 1/365 del reddito derivante dall’attività libero professionale o di collaborazione coordinata e continuativa, utile ai fini contributivi, percepito nei 12 mesi solari precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.

Per le lavoratrici con anzianità assicurativa presso l’INPS inferiore all’anno, il reddito da considerare sarà quello relativo ai mesi effettivi di lavoro.

Indennità di maternità: Artigiane e commercianti

A prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro, artigiane e commercianti iscritte all’INPS hanno diritto ad un’indennità giornaliera di maternità per i due mesi antecedente ed i tre successivi il parto.

Ai fini dell’accesso alla prestazione, erogata direttamente dall’Istituto previa domanda, è necessario:

  • Possedere la qualifica di lavoratrice autonoma, risultante dall’iscrizione nella relativa gestione INPS;
  • Che sia garantita la copertura contributiva del periodo interessato dall’indennità.

L’ammontare giornaliero della prestazione è calcolato in misura pari all’80% del minimale retributivo, applicato per gli impiegati dei settori commercio ed artigianato e pari, per il 2021, ad euro 39,18.

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Indennità di maternità: Agricoltura

In presenza degli stessi requisiti citati per artigiani e commercianti, l’indennità di maternità è garantita a:

  • Coltivatrici dirette;
  • Colone;
  • Mezzadre;
  • Imprenditrici agricole professionali;
  • Pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne.

Previa domanda telematica all’INPS, il periodo dei due mesi precedenti e dei tre successivi la data effettiva del parto è economicamente coperto dall’Istituto attraverso un trattamento giornaliero pari all’80% del minimale retributivo previsto per la qualifica di operaio dell’agricoltura pari, per il 2021, ad euro 34,856.

L’erogazione dell’indennità prescinde dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa.

Indennità di maternità: Libere professioniste

A beneficio delle lavoratrici autonome iscritte a Casse ed Enti di previdenza obbligatoria è garantita un’indennità di maternità per i due mesi antecedenti ed i tre successivi la data effettiva del parto, a prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro.

La prestazione a carico del singolo ente è pari all’80% di 5/12 del reddito professionale, qualificato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo, denunciato dalla lavoratrice nel secondo anno precedente quello dell’evento, nel rispetto di un importo:

  • Minimo, equivalente a cinque mensilità di retribuzione calcolata in misura pari all’80% del salario minimo giornaliero previsto per legge per la qualifica di impiegato;
  • Massimo, che non potrà superare cinque volte la somma minima (valore comunque elevabile dalla singola Cassa di previdenza).

La domanda di indennità dovrà essere presentata all’ente di riferimento a partire dal sesto mese di gravidanza ed entro il termine di 180 giorni dal parto, completa di:

  • Certificato di gravidanza, con indicata la data di inizio della gestazione e quella presunta del parto;
  • Dichiarazione attestante l’inesistenza di altre indennità economiche di maternità a carico dell’INPS.

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