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Ddl Zan: cos’è, cosa prevede e perché fa ancora discutere

Per il Vaticano, il ddl violerebbe il Concordato. Ecco cosa prevede.

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Di Ddl Zan se ne sta parlando molto, a volte bene e a volte male: sono diverse le manifestazioni che si stanno svolgendo nel mese di giugno in favore dell’approvazione della misura, in concomitanza con il mese del “pride“.

Molte le proteste anche contro il disegno di legge, che hanno portato anche a momenti di tensione. La discussione sul ddl Zan polarizza l’opinione pubblica, in un dibattito esasperato che porta sempre allo scontro tra chi è a favore e chi è contro.

L’ultima questione in ordine di tempo è arrivata dal Vaticano. Il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, ha infatti inviato una nota all’ambasciata italiana presso la Santa Sede in cui si chiedeva formalmente la modifica del disegno di legge.

È la prima volta che il Vaticano interviene sul governo, come fa notare il Corriere della Sera che ha anticipato la notizia, esercitando una facoltà che era prevista dai Patti Lateranensi. Nel testo della nota si legge che “Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato“.

Ma cos’è il Ddl Zan? Cosa prevede? Lo vediamo nei prossimi paragrafi.

Ddl Zan: cos’è

Il 4 novembre 2020 la Camera dei Deputati approva, con 265 voti favorevoli, 193 contrari e un astenuto, un Disegno di legge, il numero 2005, che ha come relatore il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan. Il titolo del Ddl reca “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità“.

Un testo breve, 10 articoli in tutto, che punta innanzitutto a modificare l’articolo 604-bis del Codice Penale, sul reato di “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa“. L’articolo del codice penale prevede “la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Il Ddl Zan aggiungerebbe all’articolo già citato le seguenti parole: oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.”

Verrebbe modificato anche l’articolo 604-ter sulle circostanze aggravanti “Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo […] ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità.”

Ddl Zan: le modifiche alla Legge Mancino

La cosiddetta “Legge Mancino” (L. 25 giugno 1993, n. 205), dal nome dell’allora proponente, il Ministro dell’Interno Nicola Mancino, è il principale strumento legislativo offerto dal sistema legislativo italiano contro i crimini d’odio e dell’incitamento all’odio.

Il Ddl Zan andrebbe a estendere l’applicazione della legge anche ai crimini d’odio e di incitamento all’odio per i motivi citati in precedenza. In caso di sospensione condizionale della pena, per gli stessi crimini sarebbero previsti anche i “lavori socialmente utili”.

Ddl Zan: libertà di espressione

Le critiche giunte finora al disegno di legge da parte del centrodestra riguardano la questione della libertà di espressione e del reato d’opinione. L’articolo 4 del Ddl Zan recita:

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.”

In poche parole, non viene ostacolata la libertà di espressione, ma la punibilità scatterà solo in caso di “concreto pericolo” di azioni discriminatorie o violente.

Inoltre, la modifica all’articolo 604-bis del Codice Penale riguarderebbe solo l’istigazione all’odio e non la propaganda, per cui la propaganda contro le persone della comunità Lgbt+ non sarebbe punibile.

Ddl Zan: il 17 maggio

Il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. L’articolo 7 del disegno di legge mira a recepire a livello nazionale la ricorrenza, istituendo una Giornata nazionale che preveda la promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione, nonché la lotta ai pregiudizi, le discriminazioni e le violenze. Sono previste a tale scopo delle iniziative di sensibilizzazione, nelle istituzioni e nelle scuole.

Gli articoli successivi puntano a creare una strategia di lotta alle discriminazioni e alla creazione di centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Ddl Zan: le reazioni del Vaticano e della politica

La mossa del Vaticano ha sicuramente contribuito a riaccendere il dibattito. Secondo la Santa Sede, il Ddl Zan metterebbe in discussione la libertà di organizzazione della Chiesa, sancita dagli accordi di revisione del vecchio Concordato Stato-Chiesa del 1984, che modificava i Patti Lateranensi del 1929. Questo perché non prevede la possibilità, per le scuole private cattoliche, di essere esentate dalle attività in previsione del 17 maggio citate in precedenza. Le altre preoccupazioni riguardano la libertà di pensiero e di espressione dei fedeli cattolici, con il rischio di ripercussioni giudiziarie.

Non è la prima volta che la Chiesa si esprime sulla questione. Nel mese di maggio infatti era intervenuto il presidente della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Bassetti, affermando che “la legge potrebbe essere fatta meglio perché dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti senza sottintesi.”

Non si è fatto attendere il commento del segretario del Partito Democratico, Enrico Letta: “Siamo sempre stati favorevoli a norme molto forti contro la omotransfobia e rimaniamo favorevoli al ddl Zan […] Siamo sempre stati aperti al confronto in Parlamento e guarderemo con il massimo spirito di apertura ai nodi giuridici“. Il segretario ha quindi aperto a un confronto con le altre forze politiche pur sostenendo la base del disegno di legge.

Dal leader della Lega Salvini arriva invece pieno sostegno al Vaticano: “Ringrazio il Vaticano per il buonsenso. Del ddl Zan abbiamo sempre contestato il fatto che fosse un bavaglio nei confronti della libertà di opinione. Quindi, se c’è la volontà di ragionare insieme su un testo che non intacchi questo principio e che tuteli da ogni discriminazione noi siamo assolutamente d’accordo.”

Ddl Zan: l’iter di approvazione

Il Disegno di legge è rimasto bloccato in Commissione Giustizia al Senato, dopo l’approvazione alla Camera del novembre scorso, fino alla calendarizzazione avvenuta a fine aprile. Il relatore al Senato è il presidente della Commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, contrario al Ddl. Il 6 maggio era stato presentato il ddl Ronzulli-Salvini, che Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia vorrebbero votare insieme al ddl Zan e che non prevede nessuna protezione per le persone transgender.

Uno dei temi su cui infatti Lega e PD riguarda la questione dell’identità di genere, che il ddl definisce come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. La Lega, così come tutto il centrodestra, è contraria al concetto di identità di genere.

Il Ddl Zan ha davanti a sé un processo lungo e tortuoso, che potrebbe adesso subire una accelerazione dopo le parole di Letta, e che potrebbe portare a una revisione, almeno parziale, dell’impianto della legge.

Scarica il testo integrale del Disegno di legge Zan



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