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Pensioni 2021: tutte le opzioni, criteri e trattamenti pensionistici

Daniele Bonaddio
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Quali sono i requisiti per accedere alle pensioni nel 2021? Come noto, l’accesso alla pensione è sempre un tema molto dibattuto in Italia, specie se le norme – come successo negli ultimi anni – sono in continua evoluzione. Pertanto è necessario fare più volte il punto della situazione, anche perché non esiste una risposta univoca alla predetta domanda.

Infatti, il trattamento previdenziale cambia a seconda della categoria del lavoratore. Quindi, per far luce sul sistema previdenziale del 2021, l’INPS ha individuato i “Criteri generali per la pensione”. In pratica, l’Istituto Previdenziale ha stilato un vero e proprio dossier – consultabile sul proprio sito – dove è possibile verificare con facilità quali sono i requisiti pensionistici necessari per quest’anno.

Vediamo quindi in dettaglio tutte le opzioni, criteri e trattamenti pensionistici per il 2021.

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Pensioni 2021: pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è quella prestazione pensionistica erogata dall’Assicurazione generale obbligatoria (Ago), dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi nonché dalla Gestione separata dell’INPS al compimento di una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi.

Dal 1° gennaio 2012, la c.d. “Riforma Fornero” (Legge n. 92/2012) ha previsto un innalzamento graduale dei requisiti anagrafici con l’obiettivo di parificare l’età pensionabile tra uomini e donne entro il 2018. L’innalzamento è avvenuto con due scatti nel 2014 e nel 2016 pari ciascuno ad un anno e sei mesi per le lavoratrici dipendenti, di un anno ciascuno per le autonome e le parasubordinate.

Nel 2019, come descritto nella seguente tabella, l’età anagrafica è aumentata di ulteriori 5 mesi, sia per uomini che per donne. Quindi, dal 2019, la pensione di vecchiaia è raggiungibile a 67 anni d’età.

Particolare è il caso dei soggetti che hanno versato il loro primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996, ossia rientranti interamente nel metodo di calcolo “contributivo”. Dal 1° gennaio 2012, i soggetti per i quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia:

  • in presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico appena visto (67 anni), se l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia), pari a 690 euro;
  • al compimento dei 71 anni d’età con 5 anni di contribuzione “effettiva” (obbligatoria, volontaria, da riscatto), con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo, a prescindere dall’importo della pensione.

Pensioni 2021: pensione anticipata

Passando alla pensione anticipata, a differenza della pensione di vecchiaia, essa può essere raggiunta al perfezionamento del solo requisito contributivo indipendentemente dall’età anagrafica del beneficiario. Si tratta di una prestazione economica a domanda, erogata nei confronti dei lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago), alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) ai fondi sostitutivi, esonerativi ed esclusivi della stessa nonché agli iscritti presso la Gestione separata dell’INPS (cioè verso la generalità dei lavoratori dipendenti del settore privato o pubblico nonché dei lavoratori autonomi).

È stata introdotta, a partire dal 1° gennaio 2012, dalla “Manovra Salva-Italia” (art. 24 della Legge n. 214/2011) in sostituzione dal medesimo anno della “pensione di anzianità”.

Anch’essa, come la pensione di vecchiaia è soggetto agli adeguamenti della speranza di vita stimata dall’Istat. Per l’anno 2021, la pensione anticipata può essere chiesta solamente al raggiungimento dei seguenti requisiti:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

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Pensioni 2021: lavoratori precoci e attività gravose ed usuranti

Nell’ambito della pensione anticipata, esistono poi categorie di soggetti, considerati “svantaggiati”, che possono ottenere la pensione in anticipo versando meno contributi, vale a dire:

Per i primi, a decorrere dal 1° maggio 2017, l’articolo 1, comma 199 della Legge n. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) ha introdotto una riduzione del requisito contributivo a 41 anni (sempre a prescindere dall’età anagrafica del lavoratore) sia per gli uomini che per le donne che abbiano svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età e che si trovino in alcuni specifici profili meritevoli di una particolare tutela (disoccupati a seguito di licenziamento con esaurimento degli ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, invalidi civili con una invalidità non inferiore al 74%, soggetti che assistono disabili, addetti a lavori usuranti o a lavori gravosi).

Per quanto concerne, invece, i lavori gravosi ed usuranti il 26 febbraio 2018 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 47, il Decreto 5 febbraio 2018 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali contenente l’elenco aggiornato e dettagliato delle attività gravose che, a partire dal 1° gennaio 2018, hanno diritto di ritirarsi con la pensione anticipata al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

Pensioni 2021: quota 100

La pensione “quota 100”, introdotta dall’art. 14 del D.L. n. 4/2019, convertito con modificazioni in Legge n. 26/2019, in via sperimentale per il triennio “2019-2021” prevede la possibilità – in deroga i requisiti ordinari – di conseguire il diritto alla pensione anticipata al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • età anagrafica non inferiore a 62 anni;
  • anzianità contributiva non inferiore a 38 anni.

I requisiti pensionistici possono essere raggiunti anche cumulando i periodi assicurativi non coincidenti presenti in due o più gestioni tra quelle indicate dalla norma e amministrate dall’INPS.

Pensioni 2021: opzione donna

Altro metodo di pensionamento, riservato unicamente alle quote rosa, è l’opzione donna. Si tratta di uno strumento, disciplinato dall’art. 1, co. 9 dalla Legge n. 243/2004 (Legge Maroni), che consente alle lavoratrici – sia autonome che subordinate – di andare in pensione in maniera anticipata rispetto ai trattamenti previdenziali ordinari, ossia la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

La Legge di Bilancio 2020 (Legge n. 160/2019) all’art. 1, co. 476 ha disposto la proroga dell’opzione donna per l’anno 2020 e, in seguito, è stata riproposta anche per il 2021. Quindi, possono accedere alla predetta misura le lavoratrici, dei settori pubblico e privato, dipendenti o autonome, che entro il 31 dicembre 2020 compiranno 58 anni (59 anni se autonome) in presenza di almeno 35 anni di contributi.

Pensioni 2021: Ape sociale

L’Ape sociale (Anticipo pensionistico sociale), originariamente disciplinato dall’art. 1, co. 179 della Legge n. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017), è un sussidio economico (cd. “reddito ponte”), rivolto ad alcune categorie di lavoratori meritevoli di una particolare tutela da parte del legislatore e che accompagna il pensionato fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia (per il 2021 pari a 67 anni).

L’anticipo pensionistico sociale può essere richiesto a condizione di aver raggiunto 63 anni di età. Inoltre, il richiedente deve:

  • aver maturato entro il 31 dicembre 2020 almeno 30 anni (o 36 anni di contributi per i lavori gravosi), a seconda della categoria di appartenenza, con un massimo di 2 anni di sconto per le donne;
  • aver cessato l’attività lavorativa;
  • essere residenti in Italia;
  • essere privo di una pensione diretta in Italia o all’estero;
  • maturare una pensione di vecchiaia di importo non inferiore a 1,4 volte l’importo della pensione minima dell’INPS (718,20 euro circa).

Pensioni 2021: isopensione

L’isopensione, inizialmente introdotta dalla Riforma Fornero (Legge n. 92/2012), e successivamente modificata dall’art. 1, comma 160, della Legge n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), consente alle aziende e ai lavoratori di anticipare, di comune accordo, la risoluzione del rapporto di lavoro. Tale facoltà è rivolta esclusivamente alle aziende con un organico medio che superi i 15 dipendenti. Inoltre, è assolutamente necessario che tra azienda, INPS e sindacati sia raggiunto un accordo di esodo.

Per il 2021, lo scivolo pensionistico dovrebbe rimanere di 7 anni, per poi tornare a 4 anni nel 2022. Conti alla mano, considerato che per quest’anno la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni d’età, teoricamente possono aderirvi i lavoratori con età pari o superiore a 61 anni.

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Pensioni 2021: scivolo pensionistico nel contratto di espansione

Infine, nel cd. “Decreto Crescita” (D.L. n. 34/2019, convertito con modificazioni in Legge n. 58/2019) è stato introdotto un nuovo scivolo pensionistico per le aziende che ricorrono al “contratto di espansione”. Per poter esercitare lo “scivolo pensionistico” il lavoratore deve:

  • non trovarsi a più di 5 anni dal conseguimento della pensione di vecchiaia;
  • aver maturato il requisito minimo contributivo;
  • non trovarsi a più di 5 anni dal conseguimento della pensione anticipata.

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