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Cashback fuori dal Recovery Plan: gli scenari possibili per i rimborsi di Stato

Tra le ipotesi un rifinanziamento con la prossima Legge di Bilancio o la chiusura del programma.

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Il cashback è una delle misure del Governo Conte che ha fatto sicuramente più discutere. Una mozione di Fratelli d’Italia in Senato ne ha anche chiesto recentemente l’abolizione, mozione successivamente respinta ma che è comunque riuscita a impegnare il Governo nella revisione della misura con eventuali provvedimenti correttivi.

Il nuovo testo del Recovery Plan non prevede il finanziamento del cashback, a differenza della bozza presentata dal precedente governo. Questo porta a interrogarsi sul futuro della misura, che potrebbe essere modificata, rifinanziata o definitivamente sospesa.

Un rifinanziamento potrebbe essere previsto dalla prossima Legge di Bilancio, mentre la revisione potrebbe portare a una modifica del “Super Cashback” e all’introduzione di alcune norme anti-furbetti.

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Cashback: i numeri della misura

Il Cashback era stato istituito dalla Legge di Bilancio 2020 (L. n. 160 del 27 dicembre 2019, art. 1, commi da 288 a 290) e reso operativo con il Decreto n. 156 del 24 novembre 2020 del Ministro dell’Economia e delle Finanze. L’iniziativa è parte integrante del programma Italia Cashless insieme alla Lotteria degli scontrini, e ha come obiettivo quello di incentivare l’uso dei pagamenti elettronici con carte o app di pagamento, per diminuire progressivamente l’uso dei contanti per un sistema più trasparente e sicuro. I numeri iniziali prevedevano un fondo da 3 miliardi annui per il finanziamento della misura, successivamente ridotti fino a uno stanziamento di 1,75 miliardi per il 2021.

Senza i 4 miliardi inseriti nella precedente bozza del Recovery Plan, è lecito chiedersi cosa ne sarà dei rimborsi di Stato che, in teoria, dovrebbero arrivare fino al primo semestre del 2022.

Cashback: il problema dei “furbetti”

Una delle iniziative del programma Cashback è il cosiddetto Super Cashback, che consiste in un rimborso forfettario speciale di 1.500 euro destinato ai primi 100.000 aderenti al programma che nel corso di ogni fase abbiano effettuato il maggior numero di pagamenti con strumenti elettronici.

La possibilità di ricevere questo rimborso ha sicuramente attratto numerosi utenti, ma tra questi c’è chi è disposto a ricorrere a metodi discutibili per aumentare il numero di transazioni effettuate. Si parla dei “furbetti del Cashback“, che approfittando soprattutto dei distributori di carburante riescono a fare svariate transazioni di pochi centesimi, a danno degli esercenti.

La mancanza di norme che in questo momento possano arginare questi comportamenti ha senz’altro generato malumori, portando ad alimentare il coro di chi vorrebbe una sospensione o almeno una modifica del programma.

Cashback: il futuro del programma

L’assenza dei finanziamenti della misura nel Recovery Plan per il proseguimento del programma non porterà necessariamente a una chiusura definitiva. Le scelte in campo sono tante, in relazione ai risultati conseguiti il Governo potrebbe decidere di andare avanti con la misura stanziando dei fondi con la prossima legge di Bilancio, tenendo inoltre conto delle correzioni da effettuare ai regolamenti.

Il programma prevede, oltre alla prima fase sperimentale terminata a dicembre 2020, altre tre fasi che corrispondono ad altrettanti periodi di rimborsi:

1° Semestre dal 1° gennaio 2021 al 30 giugno 2021
2° Semestre dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021
3° Semestre dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2022

 

Nel caso di una sospensione definitiva del programma, questa potrebbe avvenire già al termine della prima fase, quindi a partire dal 1° luglio.

Si attendono quindi aggiornamenti da parte del Governo sul destino del Cashback, tra le varie correzioni ipotizzabili rientra l’introduzione di un importo minimo per le transazioni valide o di una soglia alle transazioni presso un solo esercente.

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