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Contributi previdenziali Inps: come fare ricorso per errori e incongruenze

Daniele Bonaddio
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Può capitare che il lavoratore, in prossimità di andare in pensione o durante la carriera lavorativa, quindi in fase di conteggio dei contributi previdenziali versati all’Inps, riscontri una incongruenza tra quanto effettivamente accreditato in termini contributivi e quanto spettante. In altri termini, il periodo di effettivo lavoro non corrisponde ai contributi accreditati nella propria posizione previdenziale.

Ciò fa sì che il lavoratore debba attivarsi per venire a capo del problema, ottenendo in qualche modo quanto dovuto. Ma come? Quali sono le azioni e gli strumenti che il contribuente ha a disposizione per vedersi riconoscere dall’Inps i contributi mancanti? È possibile richiedere indietro i contributi non versati dal datore di lavoro, anche se sono passati molti anni? È possibile chiedere una rettifica all’INPS se è quest’ultimo ad aver erroneamente dimenticato di accreditare i contributi?

Certamente il cittadino ha il diritto di difendersi e di far valere quanto spettante. L’azione da intraprendere, però, spesso dipende da che tipo di errore è stato riscontrato, cioè da chi dipende l’incongruenza dei contributi. Pertanto, nelle seguenti righe capiremo meglio come fare ricorso per errori e incongruenze di contributi previdenziali.

Contributi previdenziali Inps mancanti: cosa fare 

Innanzitutto, per verificare se il contribuente abbia effettivamente contributi mancanti possibile servirsi di una funzione telematica presente sul sito INPS, meglio nota come “estratto conto contributivo”. Si tratta di un documento riepilogativo che contiene il numero delle settimane contributive complessive, le aziende che hanno versato i contributi, nonché la retribuzione di riferimento sulla quale è stata applicata la percentuale contributiva.

Quindi, laddove si ci accorga che manchino alcuni contributi INPS nel proprio estratto contributivo, bisogna preliminarmente valutare se:

  • il datore di lavoro abbia effettivamente versato i contributi;
  • il datore di lavoro non abbia versato i contributi.

Infatti, la soluzione è differente a seconda se ci troviamo nel primo o nel secondo caso.

Nel primo caso, è sufficiente inviare, tramite il portale dell’Istituto Previdenziale, una segnalazione contributiva con la documentazione probante.

Nella seconda fattispecie, invece, risulta fondamentale capire se dall’inadempienza contributiva siano trascorsi più o meno di 5 anni. Tale dato è fondamentale per capire se i contributi sono caduti in prescrizione o meno.

Contributi previdenziali Inps: errore sull’Estratto conto contributivo

Se la mancanza dei contributi Inps è imputabile a un errore dell’estratto contro contributivo, il lavoratore può agire direttamente accedendo sul sito INPS con le proprie credenziali. In particolare, l’estratto conto contributivo è rinvenibile nella sezione “Prestazioni e servizi”, cliccando sul servizio “Fascicolo previdenziale del cittadino”. A sinistra della schermata, la procedura telematica restituirà un menù dal quale bisogna selezionare la voce “Posizione assicurativa”.

A questo punto, selezionando tale voce si aprirà una piccola tendina dove appare la voce “Estratto conto”. Cliccando su quest’ultima voce è possibile visualizzare la propria situazione previdenziale.

La prima cosa da tenere bene a mente è che l’estratto conto contributivo non è sempre aggiornato. Infatti, l’INPS carica con ritardo gli ultimi contributi. Tuttavia, se anche dopo parecchio tempo i contributi non risultassero, si può agire telematicamente per risolvere il problema.

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Errore Estratto conto contributivo Inps: cosa fare?

Innanzitutto, occorre accedere alla funzione “segnalazione contributiva”, sempre accessibile dal menù sulla sinistra della pagina, sotto “Posizione assicurativa”. Dopodiché, il servizio permette di segnalare:

  • il periodo mancante;
  • il tipo di contribuzione mancante;
  • la sede INPS di competenza.

È possibile allegare anche la documentazione relativa ai periodi mancanti (buste paga, ricevute di versamento, ecc.).

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Contributi previdenziali Inps mancanti: colpa del datore di lavoro

Differente, e più complicata, è la situazione qualora la mancanza dei contributi siano imputabili al datore di lavoro.

In questa situazione, occorre primariamente distinguere se l’arco temporale in cui si collocano i contributi non versati, sia inferiore o superiore a 5 anni.

CONTRIBUTI MANCANTI INFERIORI A 5 ANNI 

Nel primo caso (inferiore a 5 anni), è sufficiente darne tempestivamente informazione all’Inps. Quest’ultimo, in cooperazione con l’Agenzia delle Entrate, avvia le necessarie verifiche per attestare effettivamente l’omissione. Quindi, si tratta di una pratica abbastanza semplice da risolvere.

CONTRIBUTI MANCANTI SUPERIORI A 5 ANNI

Ma come fare se i contributi mancanti sono caduti in prescrizione, vale a dire superino i 5 anni. Qui le cose si complicano un po’ di più, in quanto né l’Inps può agire per ottenere i contributi né l’azienda stessa può spontaneamente sanare la propria posizione. Ciò perché il debito è prescritto.

Quindi? Quale soluzione è possibile adottare? Ebbene, la legge consente al lavoratore di servirsi di un particolare strumento denominato costituzione di rendita vitalizia: un meccanismo di riscatto dei contributi omessi dal datore di lavoro e caduti in prescrizione.

Per chi intende servirsi di tale istituto deve primariamente capire che bisogna provare con dei documenti certi che l’omissione contributiva riguardi proprio il datore di lavoro.

Come avviene tale processo? Dalla documentazione deve risultare non solo l’esistenza del rapporto di lavoro, ma anche la durata e l’ammontare della retribuzione corrisposta.

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È bene tenere a mente che per l’avvio della “costituzione di rendita vitalizia”:

  • non è necessario possedere un minimo di annualità di contribuzione;
  • non è previsto alcun termine di prescrizione per la domanda di costituzione di rendita vitalizia;
  • è gratuita.

Contributi previdenziali Inps: quando si può richiedere il risarcimento?

Qualora l’estratto conto previdenziale dell’Inps risultasse errato, con gravi conseguenze sulla misura o il diritto della pensione, il lavoratore danneggiato potrà richiedere un risarcimento adeguato.

Se da un lato è vero che l’Inps sottolinea come l’estratto conto presente sul portale web non abbia un valore certificativo, la giurisprudenza ha ribadito come tale valore sia applicabile a qualsiasi estratto conto pubblicato dall’Inps, comprensibile al cittadino col necessario grado di istruzione obbligatoria. In breve, l’Inps non può pubblicare alcun estratto conto fallace, che venga considerato certificativo o meno. Non è semplicemente consentita l’indicazione di dati che il cittadino dovrebbe ignorare.

La Cassazione impone dunque un risarcimento danni, con il lavoratore chiamato ad agire in giudizio per poter richiedere i danni all’istituto previdenziale, il cui comportamento viene considerato illegittimo.

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