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Polizze vita dormienti: cosa sono e come evitarne la prescrizione

Massimo Quezel
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Solitamente, quando si parla di assicurazioni, il consumatore pensa subito a concetti come danni, infortuni, incidenti.

E in effetti il cosiddetto “ramo danni” costituisce l’ambito più classico di operatività per una compagnia di assicurazioni, la quale, a fronte del pagamento di una somma periodica (il “premio”) si impegna a tutelare l’assicurato da eventi che possono danneggiare il suo patrimonio o la sua incolumità fisica.

L’altra categoria di strumenti assicurativi, con finalità e struttura molto diversa, è costituita dal “ramo vita”. L’elemento cardine di questo tipo di prodotti assicurativi è proprio la “vita” del soggetto assicurato o, per essere più precisi, la circostanza che l’assicurato sia o non sia in vita entro una certa data.

La compagnia di assicurazioni si obbliga, pertanto, a versare ad uno o più beneficiari un capitale, oppure una rendita periodica, qualora si verifichi la morte (o l’invalidità) del soggetto assicurato entro la durata del contratto (c.d. “temporanea caso morte”, o TCM, tipicamente abbinata ai prestiti bancari) o anche nel caso in cui il decesso avvenga in un momento successivo alla data di scadenza della polizza (c.d. polizze “a vita intera”).

Spesso questo tipo di polizze sono collegate a fondi d’investimento. Si tratta, come è facile intuire, di prodotti ad alto contenuto finanziario, nei quali la rendita o il capitale riconosciuto al contraente viene calcolato non soltanto in funzione dei premi periodici versati, ma anche dell’andamento del valore delle quote di un fondo di investimento, interno o esterno alla compagnia di assicurazione, oppure prevedono che i premi versati vengano direttamente investiti in un fondo separato e, sulla base del relativo rendimento, viene calcolato sia il livello delle prestazioni dell’assicuratore che l’ammontare dei successivi premi dovuti.

Cosa sono le polizze vita dormienti

Come visto, si tratta di prodotti assicurativi che possono essere di una certa complessità. Non è raro che, in caso di decesso dell’assicurato (che, molto spesso, è anche il contraente) nessuno dei famigliari richieda all’impresa di assicurazioni il capitale maturato, magari perché non sono nemmeno a conoscenza dell’esistenza della polizza. Oppure può accadere che nessuno porti a conoscenza della compagnia la circostanza della morte dell’assicurato, che rende possibile la riscossione della somma. E’ il cosiddetto fenomeno delle “polizze vita dormienti”, capitali spesso ingenti che restano nei bilanci delle compagnie perché nessuno ne chiede il riscatto. Un vero e proprio tesoro dimenticato che sfiora i 145 miliardi di euro, che, decorsi i termini di legge, inevitabilmente vanno a finire nelle casse dello Stato.

Quando si prescrivono le polizze vita dormienti 

Già, perché trascorsi 10 anni dalla scadenza del contratto o dal decesso dell’assicurato, tali contratti assicurativi vanno incontro alla prescrizione e non possono più essere riscattati gli importi pattuiti. Queste somme, quindi, finiscono in un fondo istituito presso la Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici (CONSAP), denonimato “Fondo Rapporti Dormienti”.

L’IVASS, consapevole del fenomeno (dovuto, evidentemente, più alla scarsa cultura assicurativa che alla noncuranza dei cittadini) ha avviato già dal 2017 delle specifiche verifiche finalizzate a “risvegliare” queste polizze, tramite controlli incrociati dei dati dell’anagrafe tributaria e dei soggetti indicati nei contratti assicurativi. Nei primi mesi del 2019, l’istituto di vigilanza ha reso noto un comunicato dove ha dato conto dei risultati delle ultime indagini, grazie alle quali ha identificato i beneficiari di oltre 20 mila polizze vita rimaste prive di riscossione. Di queste, circa la metà erano contratti giunti a scadenza (per complessivi 110 milioni di euro) e le restanti erano relative ad assicurati deceduti in vigenza di polizza, per i quali le compagnie non erano state messe a conoscenza del decesso, per complessivi 225 milioni di euro. Dal 2017 ad oggi l’IVASS ha risvegliato più di 200 mila polizze vita ma, inevitabilmente, molti beneficiari restano irreperibili.

Polizze vita dormienti: come evitare la prescrizione 

Per evitare questo fenomeno l’IVASS stessa consiglia ai congiunti di una persona venuta a mancare di verificare presso il “Servizio ricerca coperture assicurative vita” dell’ANIA l’esistenza di eventuali polizze vita. Tale verifica può essere fatta anche consultando l’intermediario assicurativo, la banca o l’impresa di assicurazione della quale era cliente il familiare.

Ma è senz’altro utile che siano i contraenti stessi ad attivarsi per tempo al fine di evitare che la dormienza della polizza diventi irrimediabile, informando dell’esistenza del contratto i propri famigliari, consegnando loro copia della polizza e avvisando la compagnia dell’eventuale cambio di residenza dei beneficiari (che andranno identificati in modo inequivocabile e con dati di contatto precisi così da poterli rintracciare rapidamente), affinchè vi sia la certezza che eventuali comunicazioni da parte dell’impresa giungano effettivamente a destinazione. Eventualmente il contraente può indicare un terzo soggetto, non beneficiario, al quale la compagnia possa fare riferimento per poter risalire ai riferimenti specifici dei beneficiari.

Si tratta, come è facile comprendere, di accorgimenti molto semplici e facilmente attuabili ai quali, però, in passato molti titolari di polizze vita non hanno dato la giusta importanza, portando alla crescita spropositata del capitale complessivamente rimasto nel patrimonio delle compagnie prima, e nelle casse dello Stato poi.

Senz’altro una maggiore informazione ai cittadini è fondamentale (e le iniziative intraprese dall’IVASS e dalle associazioni dei consumatori come Federconsumatori sono utilissime) ma altrettanto utile sarebbe una più specifica attenzione in fase di sottoscrizione, momento nel quale il contraente dovrà essere specificamente informato degli accorgimenti sopra ricordati per far sì che il suo investimento sia realmente efficace.

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