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Pensioni alte 2019: quali assegni sono esclusi dal taglio

Daniele Bonaddio
taglio pensioni alte

Come annunciato in campagna elettorale dal vice premier, Luigi Di Maio, arriva il taglio alle pensioni alte per l’anno 2019. Il via libera definitivo è giunto direttamente dall’INPS, con la Circolare n. 62 del 6 maggio 2019, la quale recepisce le novità normative introdotte in merito dalla Legge di Bilancio 2019 (art. 1, co. 261 e ss. della L. n. 145/2018). La disposizione legislativa stabilisce che i soggetti titolari di un trattamento previdenziale che sfora i 100.000 euro annui lordi, subiscono la decurtazione della pensione per effetto del cd. contributo di solidarietà. Il prelievo, operativo dal 1° gennaio 2019, è progressivo e ha una durata di 5 anni; quindi l’aliquota aumenta all’aumentare del reddito.

La nuova misura, che per anni è rimasta in stand-by nei precedenti governi, ha innanzitutto la finalità di ristabilire una questione di equità sociale. Infatti, l’obiettivo è quello di colpire quei pensionati che ricevono una pensione elevata che non corrisponde effettivamente ai contributi da loro versati durante la carriera lavorativa. Dunque, si colpiranno solo quei soggetti che non hanno versato i corrispondenti contributi che giustificano l’elevato trattamento previdenziale. Inoltre, attraverso alla decurtazione alle pensioni d’oro verranno recuperate risorse finanziarie utili per aumentare il fondo dedicato al reddito di cittadinanza e alle pensioni minime.

Ma come avviene nel dettaglio la decurtazione alle pensioni d’oro? Quali assegni non verranno toccati? Andiamo quindi in ordine e vediamo come funziona il taglio alle cd. pensioni d’oro.

Lo speciale Riforma pensioni

Pensioni alte 2019: novità Legge di Bilancio 2019

La norma che disciplina il taglio alle pensioni d’oro è l’art. 1, co. 261 e ss. della L. n. 145/2018 (Legge di Bilancio 2019). Il disposto normativo ha introdotto una contributo di solidarietà a scaglioni per i pensionati che percepiscono un reddito che eccede i 100.000 euro lordi su base annua. Il taglio dei trattamenti pensionistici ha una durata limitata, pari a 5 anni, ossia dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2023.

Taglio pensioni alte 2019: il contributo di solidarietà

Come anticipato, la recente Manovra Finanziaria ha previsto una riduzione dell’importo delle pensioni eccedenti la soglia di 100.000 euro lordi annui, mediante specifiche aliquote di riduzione, crescenti per specifiche fasce di importo. Conti alla mano, il taglio si applica alle pensioni sopra i 7.692,30 euro lordi mensili. I risparmi confluiranno in appositi fondi presso l’INPS e gli altri enti previdenziali interessati.

A decorrere dal 2019, le aliquote di riduzione saranno pari al:

  • 15% per la quota di importo da 100.001 euro a 130.000 euro;
  • 25% per la quota da 130.001 euro a 200.000 euro;
  • 30% per la quota da 200.001 euro a 350.000 euro;
  • 35% per la quota da 350.001 euro a 500.000 euro;
  • 40% per la quota eccedente i 500.000,01 euro.

Da notare che la decurtazione non ha vita natural durante, ma si applica per la durata di 5 anni: dunque vige dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2023.

Ai fini dell’individuazione dell’importo pensionistico complessivo superiore a 100.000 euro, rilevano gli importi lordi su base annua di tutti i trattamenti pensionistici diretti, ivi compresi i supplementi di pensione e le pensioni supplementari, a prescindere dal sistema di calcolo adottato per la liquidazione degli stessi.

Pensioni alte 2019: rivalutazione automatica per i pensionati d’oro

Altra importante novità riservata ai pensionati d’oro, riguarda la rivalutazione automatica degli assegni in base al meccanismo stabilito dall’art. 34, co. 1, della L. n. 448/1998. Tale norma dispone che la rivalutazione debba essere riconosciuta nella seguente misura:

  • del 100% per le pensioni di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS;
  • del 40% per le pensioni complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi;
  • del 20% per le pensioni complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi;
  • del 10% per le pensioni complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi;
  • non è riconosciuta per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi.

Taglio pensioni alte 2019: chi sono i pensionati interessati

Ma chi sono i pensionati interessati dal taglio e chi invece ne sono esclusi? In base alla disposizione di legge, il taglio riguarda esclusivamente:

  • i trattamenti pensionistici diretti a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld);
  • i trattamenti pensionistici delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani ed esercenti attività commerciali);
  • i trattamenti pensionistici delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria;
  • ed infine, trattamenti pensionistici erogati dalla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

Pensioni alte 2019: gli esclusi dal taglio

Come specificato in premessa, non tutte le pensioni d’oro sono soggette al contributo di solidarietà. Infatti, il governo ha previsto che il taglio non si applica ad alcune specifiche categorie di pensioni, ossia:

  • pensioni di invalidità a carico della gestione esclusiva. Stiamo parlando, ad esempio, delle pensioni di privilegio dipendenti da causa di servizio e delle pensioni di inabilità ordinaria riconosciute a seguito di cessazione dal servizio per infermità non dipendente da causa di servizio, per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro e inabilità alle mansioni (art. 7, co. 1, lett. a) e b), della L. n. 379/1955) ovvero per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa (art. 2, co. 12, della L. n. 335/1995;
  • trattamenti pensionistici per invalidità specifica riconosciuti a carico degli iscritti ai fondi sostitutivi;
  • assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità riconosciuti ai sensi della L. n. 222/1984;
  • pensioni indirette ai superstiti di assicurato e pensioni di reversibilità ai superstiti di pensionato;
  • pensioni riconosciute a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche.

Inoltre, la norma non riguarda:

  • gli iscritti alle casse privatizzate dei liberi professionisti;
  • i trattamenti pensionistici interamente liquidate con il sistema contributivo.

Taglio pensioni alte 2019: escluso chi cumula i contributi

Dalla lettura della Circolare operativa dell’INPS, si evince che sono esclusi dal taglio tutti coloro che cumulano i contributi per giungere alla pensione. Infatti, l’Istituto Previdenziale prevede espressamente che il taglio:

  • riguarda esclusivamente i trattamenti pensionistici diretti liquidati con almeno una quota retributiva;
  • non riguarda le pensioni interamente liquidate con il sistema contributivo.

Ne discende che non sono colpiti dal contributo di solidarietà: i trattamenti in totalizzazione, le pensioni o le quote di pensione a carico della gestione separata così come quelle ottenute con il vecchio cumulo del D.Lgs. n. 184/1997 per pensioni contributive.

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