pensioni estere flat tax 7%

I pensionati esteri che decidono di trasferirsi in un piccolo comune del sud Italia, con al massimo 20.000 abitanti, possono godere di un incentivo di tipo fiscale. Infatti, il legislatore della Legge di Bilancio 2019 (L. n. 145/2018) ha introdotto un nuovo regime agevolato facoltativo in favore dei pensionati percettori di trattamenti previdenziali esteri, che consiste nell’assoggettare i propri redditi a un’imposta sostitutiva del 7%.

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La novità, come appena anticipato, è contenuta nella recente Manovra Finanziaria, ed in particolare all’art. 1, co. 273 – 275. della L. n. 145/2018. In sostanza, viene introdotto un nuovo articolo all’interno del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), ossia l’articolo 24-ter. Oltre agli incentivi di tipo fiscale, sono previsti anche una serie di vantaggi, quali: omissione degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale ed esenzione dal pagamento dell’Ivie e dell’Ivafe. Ma facciamo un passo indietro e riepiloghiamo nel dettaglio quando e come i pensionati esteri possono trasferirsi al sud Italia e godere dei nuovi incentivi fiscali previsti dalla legge.

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Pensioni estere Flat tax 7%: chi può accedere agli incentivi fiscali?

Innanzitutto è da specificare che la novità legislativa riguarda le persone fisiche, titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri (pensioni di ogni genere e assegni a esse equiparati). Inoltre, affinché sia possibile godere del nuovo incentivo fiscale è necessario che coesistono due condizioni fondamentali:

  • mancata residenza fiscale in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace;
  • trasferimento della residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa.

Si ricorda, a tal proposito, che il requisito del trasferimento della residenza è soddisfatto se sono rispettati i criteri fissati, in linea generale, dall’articolo 2, comma 2, Tuir, in base al quale:

  • ai fini delle imposte sui redditi, si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”.

Pensioni estere, quali Regioni danno diritto agli incentivi?

Come anticipato in premessa, l’imposta sostitutiva del 7% può essere fruita dai pensionati esteri che trasferiscono la propria residenza fiscale in uno dei comuni delle regioni del Mezzogiorno, con al massimo 20.000 abitanti, vale a dire:

  • Sicilia;
  • Calabria;
  • Sardegna;
  • Campania;
  • Basilicata;
  • Abruzzo;
  • Molise;
  • e Puglia.

Pensioni estere Flat Tax 7% per trasferimenti al Sud Italia: come funziona

Chi intende accedere al nuovo regime fiscale può assoggettare i redditi, di qualunque categoria, percepiti da fonte estera o prodotti all’estero, a un’imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria, con aliquota del 7% per ciascuno dei periodi d’imposta di validità dell’opzione. Inoltre, l’opzione è valida per i primi cinque periodi d’imposta successivi a quello in cui diviene efficace.

Per l’individuazione dei redditi percepiti da fonte estera o prodotti all’estero, occorre fare riferimento ai criteri stabiliti dall’articolo 165, comma 2 del Tuir.

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L’imposta sostitutiva deve essere pagata in un’unica soluzione entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte sui redditi.

Pensioni estere: come ottenere l’incentivo al 7%

Per poter fruire del nuovo regime dell’imposta sostitutiva è necessario indicare la giurisdizione (o le giurisdizioni) in cui hanno avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validità dell’opzione.
Successivamente, l’Agenzia delle entrate trasmette queste informazioni, attraverso idonei strumenti di cooperazione amministrativa, alle autorità fiscali delle giurisdizioni indicate.

L’opzione deve essere espressa nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui viene trasferita la residenza in Italia e opera a partire da tale periodo.

È possibile revocare l’opzione. In tal caso, però sono fatti salvi gli effetti prodotti nei periodi d’imposta precedenti. Mentre si decade dall’imposta sostitutiva in caso di:

  • accertamento dell’insussistenza dei requisiti previsti ovvero il venir meno degli stessi
  • ovvero, omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva.

E se il pensionato estero vuole trasferirsi al sud Italia e non intende godere dell’imposta sostitutiva agevolata? Cosa deve fare? In tal caso è possibile manifestare la facoltà di non avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva rispetto ai redditi prodotti in uno o più Stati o territori esteri. Tale intenzione deve essere specificamente indicata in sede di esercizio dell’opzione o attraverso una sua successiva modifica.

Soltanto in tale ipotesi, per i redditi prodotti negli Stati o territori esteri indicati, si applica il regime ordinario e si ha diritto al credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero.

Pensioni estere: altre agevolazioni

Per chi decidesse di spostare la propria residenza fiscale in uno dei comuni del sud Italia che danno diritto all’agevolazione fiscale, potrà ritenersi esonerato – per i periodi d’imposta in cui l’opzione rimane valida – anche:

  • dalla presentazione del quadro RW;
  • dal pagamento dell’Ivie (imposta sul valore degli immobili situati all’estero) e dell’Ivafe (imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero).

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1 COMMENTO

  1. In questa legge non sono stati considerati i pensionati residenti all’estero dll’ex INPDAP (dipendetni dello stato italiano) che nonostante vivono e risiedono all’estero….le vengono trattenute oltre all’irpef le addizionali comunali e regionali come se fossero residenti a Roma per il solo fatto che sono iscritti all’AIRE…
    Invece i signori pensionati “veri” INPS…gli basta prendere la sola residenza in un paese estero per godere della pensione al lordo senza nessuna trattenuta, mentre gli ex INPDAP (dipendetni dello stato italiano) per ottenere la detassazione dovrebbero prendere addirittura la cittadinanza del paese estero dove vivono….allora mi chiedo non sarebbe giusto equiparare i pensionati ex INPDAP a quelli “veri” INPS? Dato che l’INPDAP é stata assorbita integralmente dall’INPS?

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