Non è certo una bella fotografia quella scattata dal Censis nel suo 52esimo rapporto sull’Italia di oggi: un paese disgregato, impaurito, incattivito e in preda a quello che viene chiamato “sovranismo psichico”. Parola chiave di noi italiani del 2019: cattiveria.

Una situazione sociale triste e in declino, oltre che esplosiva, con i cittadini italiani che diventano sempre più ferventi anti-immigrati. Basti pensare che per il 75 per cento della popolazione sono proprio loro, i cittadini immigrati a far innalzare i livelli di criminalità. Per il 63 per cento sono addirittura un peso sociale per il nostro sistema di welfare.

Italia cattiva: i fatti di Roma

E forse la vergogna di ciò che è successo tra i vagoni della metro di Roma nelle scorse ore, dove un passeggero ha aggredito, pestato e picchiato violentemente una donna di etnia Rom davanti alla figlioletta, colpevole di aver tentato il furto del suo portafoglio, è solo l’ultimo atto di un Paese arresosi (o gettato da voluta propaganda politica) in preda a un’epidemia di collera e intolleranza verso l’altro. Cattiveria pura, che ha portato addirittura il passeggero aggressore in questione a strappare la donna dalle braccia dei vigilantes. Caso reso ancora più grave dalle offese violente scaraventate dagli altri passeggeri testimoni sulla giornalista di Rainews Giorgia Rombolà, rea di aver tentato di fermare l’accanimento violento dell’uomo.

Italia cattiva: il rapporto del Censis

Ma come dire, questo è solo un fatto. L’ultimo. Ci sono poi le statistiche, quelle che confermano l’intolleranza e lo spavento, il pessimismo e il declino di questa Italia. Come il Rapporto del Censis appunto.

Italia pessimista e sola

Oggi più di un italiano su tre, il 35,6% è pessimista perché scruta l’orizzonte con delusione e paura e soltanto il 33,1% ha un po’ di ottimismo. E lo straniero, si sa, è il primo capro espiatorio utile a gestire una situazione esplosiva.

Gli italiani sono profondamente delusi, come spiega il direttore generale del Censis, Massimiliano Valerii: “Una prima forte delusione è quella di aver visto sfiorire la ripresa che l’anno scorso e fino all’inizio di quest’anno era stato vigorosa, e che è invece svanita sotto i nostri occhi, con un Pil negativo nel terzo trimestre di quest’anno dopo 14 mesi di crescita consecutiva. L’altra è che l’atteso cambiamento miracoloso promesso dalla politica non c’è stato, oltre la metà degli italiani afferma che non è vero che le cose siano cambiate sul serio. E adesso è scattata la caccia al capro espiatorio: dopo il rancore, è la cattiveria che diventa la leva cinica di un presunto riscatto”.

“È il rovescio del miracolo italiano, il sogno si è trasformato in incubo, è una cosa che scava nella storia”, afferma Valerii, rammentando come solo il 23% degli italiani affermi di aver migliorato la propria condizione socioeconomica rispetto ai genitori la percentuale più bassa d’Europa) e il 63,6% sia convinto di essere solo, senza nessuno che ne difenda gli interessi.

Italia ostile verso i migranti

C’è infatti ostilità diffusa verso lo straniero nel nostro Paese: più di sei italiani su dieci (i 63%) la dichiara apertamente, contro il 52% della media europea.

E poi, in Italia il 45% è ostile anche verso gli immigrati comunitari, e quasi il 60% è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

Nel mirino dei ‘cattivi sovranisti’ finiscono soprattutto gli stranieri: il 69,7% degli italiani non vorrebbe i rom come vicini di casa e il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani. La quota raggiunge il 57% tra le persone più povere.

Da qui la conclusione del Censis: “sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili ma spessi”. I più bersagliati, inoltre, risultano gli extracomunitari: il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione dei Paesi non comunitari contro una media Ue al 52% e il 45% non tollera anche quelli comunitari (in Europa la media è al 29%). I più ostili sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Ma perché tanta ostilità? gli stranieri tolgono il lavoro agli italiani è la risposta del 58%, per il 63% sono un peso per il welfare mentre il 37% crede che il loro impatto sull’economia sia favorevole.

Italia con salari bassi

In 17 anni il salario medio degli italiani è aumentato di 400 euro l’anno: un risultato a dir poco stagnante. Il potere d’acquisto delle famiglie ancora giù del 6,3% rispetto al 2008. E ancora emergenza lavoro: scompaiono i giovani laureati occupati (nel 2007 erano 249 ogni 100 lavoratori anziani, oggi sono appena 143). Per il Rapporto “il sovranismo psichico” ha quindi ragioni sociali ed economiche, e dopo il rancore è arrivata “la cattiveria”.

Italia con meno lauree e più social

Un’Italia così è caduta nel limbo degli abbandoni precoci dei percorsi di istruzione, che si attesta al 18% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, quasi doppio rispetto a una media europea del 10,6%,.

I laureati italiani tra i 30 e i 34 anni raggiungono il 26,9%, contro una media Ue del 39,9%.

I giovani non ripongono più le loro speranze nella Laurea o nello studio, ma guardano altrove: la metà della popolazione italiana è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso, e il dato sale al 53,3% tra i giovani tra i 18 e i 34 anni. E un terzo ritiene che la popolarità sui social network sia un elemento indispensabile per arrivare alla celebrità.

Come dire, svanite le possibilità di dignità, le speranze vengono risposte dai giovani nel mito della celebrità facile.

Italia che non vota e va contro l’Europa

Quasi un terzo degli italiani non vota o lascia la scheda bianca. Non si sente rappresentato. Indifferenza e sfiducia nei confronti della politica sono aumentate. Il picco proprio quest’anno: il non voto ha raggiunto il 29,4%. Vuol dire che 13,7 milioni di elettori sono mancati alla Camera e 12,6 milioni al Senato alle ultime elezioni politiche.

Anche l’Europa non attira più fiducia. Anche se il 58% dei 15-34enni e il 60% dei 15-24enni apprezza l’Unione, soprattutto per la libertà di viaggiare, studiare e lavorare ovunque in territorio comunitario. E forse proprio nei giovani andrebbero riposte le speranze di ripresa, se solo qualcuno si degnasse di leggere tra le righe di questi dati con urgenza, e di scongiurare il declino inesorabile.

Queste le desolanti statistiche presentate dell’Istituto. Certo non si tiene conto in misura appropriata di chi ancora lotta, di chi ancora crede nel futuro, nell’Europa, nel mondo globale, nella tolleranza e nei diritti, di tutti. Di chi lavora ogni giorno per questi valori, anche contro la più tremenda realtà e le più crede delusioni che questo Paese regala alle giovani generazioni.

Gli italiani forse non sono cattivi, sono incattiviti e delusi. E certo non è un clima in cui le nuove generazioni possano crescere e pensare di diventare grandi nel migliore dei modi. Ma sono due cose ben distinte. E certamente qualcuno, dei risultati di questo rapporto dovrà pur assumersi la responsabilità.

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