Proprio in queste ore la controriforma previdenziale che dovrebbe dar luce nella Manovra 2019 a un graduale smantellamento della Fornero con l’introduzione di Quota 100, è bersaglio di attacchi su più fronti, non ultimo quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preoccupato della tenuta dei conti e dell’eccessivo costo che avrebbe mandare in pensione gli italiani con anni di anticipo rispetto alla normale età prevista dal sistema previdenziale. Ecco perché spunta l’ipotesi in queste ore di uno slittamento di qualche mese della pensione a quote.

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Sistema previdenziale che da gennaio 2019 dovrebbe veder attivarsi l’adeguamento automatico delle Pensioni alla speranza di vita dei cittadini: cosa che farebbe scattare l’età per uscire da lavoro a 67 anni (rispetto agli attuali 66 e 7 mesi), con 5 mesi in più di lavoro a testa.

Proprio questo adeguamento automatico, più volte paventato anche da precedenti Governi, Gentiloni in primis (salvo poi non farsene più nulla) rispunta tra gli obiettivi previdenziali dei questa discussa Legge di bilancio targata Conte-Salvini-Di Maio-Tria.

Manovra: cosa significa stop adeguamento alla speranza di vita?

In pratica si vuole confermare la super-deroga ai nuovi requisiti che dal prossimo gennaio faranno andare in pensione gli italiani: 67 anni per la pensione di vecchiaia e 43 anni e 3 mesi per la pensione anticipata, previsti dall’attuale legislazione.

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E ora arriva anche l’allarme del titolare massimo del sistema previdenziale italiano, il Presidente dell’Inps Tito Boeri, che avverte: “Introdurre nel sistema previdenziale la quota 100 con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi insieme allo stop all’indicizzazione alla speranza di vita per i requisiti contributivi nella pensione anticipata porta a un “incremento del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future nell’ordine di 100 miliardi”.

Stop adeguamento pensioni alla speranza di vita: quali costi?

La Ragioneria di stato aveva diffuso i costi che un intervento simile avrebbe portato alle Casse dello Stato. Lo aveva fatto un anno fa, all’interno del Report sulla spesa di lungo periodo legato all’invecchiamento della popolazione.

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Eventuali interventi di leggi volti a dilazionare, rimandare o limitare, gli adeguamenti automatici delle pensioni causerebbero in progressivo indebolimento del sistema previdenziale italiano. La spesa per le pensioni sul Pil crescerebbe in dimensioni consistenti fino al 2021, arrivando fino a 0,8 punti di Pil nel 2023e 21 punti di Pil nel 2060.

E oggi Boeri avverte tutti sull’incremento del debito pensionistico che peserà sulla spalle delle giovani generazioni per 100 miliardi di euro.

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