Torna a snocciolare numeri il titolare dell’Inps, Tito Boeri, questa volta lo fa sulle visite fiscali e le risorse Inps e durante l’audizione al Senato in Commissione Lavoro.

Secondo i dati forniti dal Presidente del nostro Istituto di previdenza: “L’Inps spende ogni anno circa 2 miliardi di euro per indennità di malattia per i dipendenti privati che sono a carico delle imprese invece nei primi 3 giorni di assenza – dice Boeri – mentre le giornate di assenza dei pubblici dipendenti valgono circa 2,8 mld su base annua quando vengono calcolati in termini di retribuzione corrisposta al lavoratore in caso di malattia. Sono numeri importanti”.

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Quante visite effettive a fronte dei 18 milioni di certificati?

L’Inps, riferisce ancora il presidente Boeri, “riceve ogni anno circa 12 milioni di certificati di lavoratori privati assicurati per la malattia e 6 milioni di certificati di dipendenti pubblici nel cosiddetto Polo Unico.

A fronte di 18 milioni di certificati e, quindi, di malattie potenziali destinatarie di controlli medico fiscali, l’attuale capacità produttiva dell’Istituto si attesta intorno al milione di visite di controllo all’anno, ossia il 5%. Da qui la necessità di scegliere con cura dove, quando e come eseguire le visite”. E’ evidente, rileva Boeri, “che una selezione intelligente dei certificati medici per i quali disporre le visite mediche di controllo sia essenziale per l’Inps. Data la numerosità dei controlli, un milione, è, inoltre, inevitabile che la selezione sia, almeno in parte, automatizzata, non essendo certo gestibile a mano”.

Visite fiscali: perdita di 4 milioni di euro annue per stop del Garante privacy

C’è anche un altro dato, quello della perdita di milioni di euro a causa della sospensione del sistema automatizzato “Mining Savio, utilizzato per ottimizzare i controlli fiscali (cessato dopo l’intervento del Garante per la privacy, che ha avviato un procedimento sanzionatorio contro l’Inps per violazione delle norme a tutela della privacy dei cittadini).

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La sospensione del sistema di data mining ha comportato una “perdita” per le casse dell’Istituto di circa 335.000 euro al mese. Su base annua la perdita potrebbe arrivare a quota 4 milioni di euro, come ha affermato Boeri, ricordando che, appunto il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto la sospensione dell’attività di data mining e avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti dell’Istituto per la violazione di più norme vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali. Il 14 marzo 2018, l’Istituto aveva sospeso, su consiglio dello stesso Garante l’utilizzo del data mining-Savio e la sua graduale estensione al settore pubblico.

L’abbandono del modello statistico per la selezione dei certificati da sottoporre a controllo “ha ridotto fortemente la capacità delle visite fiscali di individuare casi di assenza ingiustificata alla visita del medico (-26,8%)”, ha spiegato Boeri.

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Visite fiscali: 6 casi su 10 sono irregolari

Boeri ha poi evidenziato il dato delle irregolarità delle visite fiscali di accertamento. I tassi di idoneità ogni cento visite – la percentuale lavoratori in regola – sono stati del 40,1% (sul numero delle richieste d’ufficio) e 32% (su richieste datoriali) nel privato, e rispettivamente del 10,3% (sul numero di visite richieste d’ufficio) e 37,1% (sul numero di visite su richiesta datoriale) nel settore pubblico.

Se consideriamo gli stock più consistenti – oltre 75mila controlli d’ufficio nel privato e quasi 84mila su richiesta nel pubblico – emerge che in circa 6 casi su 10 sono state accertate delle “irregolarità”, come la conferma o riduzione della prognosi senza idoneità e l’assenza non giustificata.

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