C’era da aspettarselo, i due falchi del Governo Lega-5stelle – Salvini e Di Maio – da mesi sventolano la bandiera delle Pensioni e del Reddito di cittadinanza, e su questo hanno in parte costruito il loro consenso popolare. Fatto sta che il 27 settembre si avvicina, e la data è significativa, perché entro quel giorno dovranno presentare la nota di aggiornamento al Def (documento di economia e finanza): in quella sede dovranno anticipare i contenuti della prossima Legge di bilancio, da presentare entro il 20 ottobre.

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I tempi corrono e le carte dovranno prima o poi essere scoperte. Ed è qui che iniziano a sentirsi i primi malumori: Luigi Di Maio ai mcirofoni dei giornalisti avverte i compagni di Governo che è meglio rispettare il contratto di governo leghisti, che inizia a vacillare già sulla questione del taglio alle pensioni d’oro; Matteo Salvini da tempo accende il dibattito sui migranti, facendosi portavoce unico della linea del (pur suo) ministero degli interni; il Ministro Tria usa bastone e carota, un po’ affermando la necessità di tenere in piedi i conti pubblici, un po’ strizzando l’occhio agli alleati di Governo, che continuano a tenere alte le due bandiere: pensioni e reddito di cittadinanza, appunto.

E Luigi Di Maio allo smantellamento della Legge Fornero ci tiene proprio. Su questo (oltre che sul reddito di cittadinanza) ha costruito la sua leadership e la sua base popolare. E negli scorsi giorni è tornato sul punto ai microfoni di SkyTg24. Parlando dei rapporti con l’UE, ha dichiarato che se l’Unione Europea venisse incontro all’Italia sulla “lotta alla povertà e alla disoccupazione, con il reddito di cittadinanza, con la possibilità di eliminare la legge Fornero, noi potremmo ravvederci“. Quest’ultima espressione in merito all’intenzione di non versare i fondi dovuti all’UE.

Di Maio si è appellato ai cittadini italiani: “chiedo ai cittadini di starci vicino, perché non potete neppure immaginare cosa succederà in autunno”.

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Peccato che Pierre Moscovici, Commissario agli affari monetari,  in un’intervista di oggi a Il Sole 24 ore, non nasconde la sua preoccupazione per l’Italia e mette in chiaro le posizioni sul prossimo bilancio italiano, nel momento in cui alcuni esponenti della maggioranza politica del Paese vorrebbero portare il Deficit oltre oltre il 3 per cento del Pil e si affida alla ragionevolezza del Ministro dell’economia, Giovanni Tria.

“Inizieremo presto le discussioni per il bilancio 2019. Alla luce di alcune dichiarazioni, le discussioni rischiano di non essere facili, ma farò di tutto perché siano costruttive malgrado il tono in alcuni casi scortese di queste affermazioni e malgrado l’orientamento di bilancio che fanno presagire”, afferma Moscovici. “E’ nell’interesse dell’Italia controllare il debito pubblico. Lo sforzo richiesto è dello 0,6% del Pil. Si tratta di un ritorno alla normalità, dopo lo sforzo ridotto previsto quest’anno sulla scia di una ripresa più solida e delle necessità di ridurre l’indebitamento, che è al 132% del Pil. Ci aspettiamo uno sforzo strutturale corposo”.

Aggiunge poi: “Naturalmente incoraggio il Governo a fare in modo che l’esecuzione del bilancio sia prudente e rispettosa degli impegni dell’Italia in modo da minimizzare i rischi di deriva dei conti quest’anno. E’ un messaggio che ho trasmesso al ministro dell’Economia Giovanni Tria, un interlocutore che ritengo serio e ragionevole”. 

Insomma mentre l’Europa auspica che non si sfori il tetto del 3 per cento per misure che stravolgerebbero il sistema pensionistico e assistenziale, Di Maio non retrocede sulle Pensioni quota 100 e si prospetta un autunno bollente.

L’obiettivo è inserirla nella prossima legge di bilancio e sul raggiungimento di questo obiettivo si gioca tutto. In gioco potrebbe esserci il calo drammatico di consenso del governo e, ancor di più, il voto anticipato.

 

 

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