Alla luce dell’attuale sistema previdenziale italiano, che anno dopo anno aumenta sempre di più l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia, nonché i requisiti contributivi minimi da possedere per la pensione anticipata, accade spesso che al raggiungimento dei requisiti anagrafici – che per quest’anno è pari a 66 anni e 7 mesi – non si riesce comunque ad andare in pensione in quanto non si è in possesso dei 20 anni di contributi minimi richiesti dalla legge.

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Quali soluzioni si prospettano per i lavoratori che versano nelle predette condizioni? Saranno destinati a chiedere l’assegno sociale? Non per forza. Tutt’oggi, infatti, restano ancora in piedi alcune deroghe che permettono ai lavoratori che non hanno raggiunto i 20 anni di contributi di poter comunque chiedere la pensione di vecchiaia a determinate condizioni. Ma come andare in pensione con pochi anni di contributi? Ebbene, in realtà le opzioni possibili sono due: pensionamento con almeno 15 anni di contributi usufruendo delle c.d. “deroghe Amato”, oppure pensionarsi con soltanto 5 anni di contributi con la c.d. “pensione di vecchiaia contributiva”, ma con requisiti anagrafici molto elevati. Vediamo quindi nel dettaglio come fare per pensionarsi con pochi anni di contributi.

Pensione con pochi anni di contributi: le deroghe Amato

La possibilità di pensionarsi con le c.d. “deroghe Amato”, che deriva dal D.Lgs. n.  503/1992, resta in piedi anche dopo l’entrata in vigore della riforma “Salva-Italia” (L. n. 214/2011). È possibile quindi collocarsi a riposo alla maturazione di soli 15 anni di contributi. Ma quando ciò è possibile? Andiamo ad analizzare una ad una le tre deroghe Amato.

La prima deroga Amato permette di accedere alla pensione di vecchiaia soltanto se alla data del 31 dicembre 1992  si è in possesso di 15 anni di contributi, pari a 780 settimane. La deroga, in particolare, vale per chi è iscritto:

  • nel Fondo lavoratori dipendenti (Fpld);
  • nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps (es. artigiani e commercianti);
  • nell’ex Inpdap;
  • nell’ex Enpals;
  • nell’ex Ipost.

Naturalmente sono validi tutti i tipi di contributi: da quelli figurativi a quelli volontari, nonché i contributi da riscatto e quelli versati all’estero.

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La seconda deroga Amato vale per coloro che sono stati autorizzati al versamento dei contributi volontari in data anteriore al 31 dicembre 1992. Si precisa, in tal caso, che basta esclusivamente l’autorizzazione ai versamenti alla predetta data, poiché non è necessario anche il relativo versamento. A differenza della prima deroga Amato, a quest’ultima non possono accedere gli iscritti all’ex Inpdap ed all’ex Ipost.

Terza e ultima deroga Amato riguarda soltanto i lavoratori dipendenti iscritti all’Ago (assicurazione generale obbligatoria) o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima, che possiede i seguenti requisiti:

  • almeno 25 anni di anzianità assicurativa, ossia che il primo versamento contributivo deve essere versato almeno 25 anni prima del pensionamento;
  • 15 anni di contributi;
  • aver lavorato almeno 10 anni lavorati in modo discontinuo, cioè per periodi inferiori alle 52 settimane.

Pensione con pochi anni di contributi: età pensionabile con Deroghe Amato

Per chi rientra in una delle predette deroghe Amato è molto importante ricordare che l’età di pensionamento non è quello previgente la riforma “Salva-Italia”, ma bisogna rispettare gli ordinari requisiti che:

  • per l’anno 2018, sono pari a 66 anni e 7 mesi d’eta;
  • mentre per l’anno 2019, il requisito sale a 67 anni d’età.

Pensione con soli 5 anni di contributi

Infine, se non si è in possesso neanche di 15 anni di contributi, con l’impossibilità di accedere a una delle predette deroghe, è possibile pensionarsi con soli 5 anni di contributi (c.d. “pensione di vecchiaia contributiva”).

Tuttavia, per accedere alla pensione di vecchiaia contributiva occorre aver maturato, per l’anno 2018, almeno 70 anni e 7 mesi di età; requisito che sale di 5 mesi a 71 anni dal 2019. In seguito, è previsto un aumento del requisito di età pari a 3 mesi ogni biennio, a seconda dell’andamento degli adeguamenti automatici alla speranza di vita media.

Per ottenere questa pensione, però, è necessario essere assoggettati al calcolo integralmente contributivo della prestazione. Quindi, hanno diritto alla pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, o pensione di vecchiaia contributiva, tutti i lavoratori la cui prestazione deve essere calcolata col sistema interamente contributivo, ossia:

  • coloro che non possiedono contributi versati prima del 1° gennaio 1996;
  • coloro che possiedono contributi soltanto nella gestione separata o hanno optato per il computo della contribuzione in questa gestione;
  • coloro che hanno optato per il sistema di calcolo contributivo.

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2 COMMENTI

  1. Buonasera, avrei bisogno di un consiglio.
    Mi chiamo Pacchiano Ciro e sono un dipendente a tempo indeterminato di un Ente Locale della Provincia di Roma.
    Sono stato assunto nell’allora IACP di Modena (allora appartenente al Comparto Regioni Enti Locali) nel lontano giugno 1997.
    Sono venuto a conoscenza della possibilità di aderire ad un Fondo Pensione Complementare dei lavoratori della Pubblica Amministrazione e della Sanità, previsto dal contratto di lavoro e iscritto all’Albo Covip con il n.164 e C.F. 97660520582, denominato PERSEO SIRIO.
    L’adesione al Fondo di cui in parola, comporta un vantaggio non da poco: oltre al contributo base del lavoratore (1% della retribuzione ai fini del calcolo TFR, a cui si potrebbe aggiungere una quota percentuale a propria scelta), si aggiungerebbe il contributo percentuale dell’1 % e dell’1,2 % della retribuzione ai fini del calcolo TFR rispettivamente da parte del datore di lavoro (nella fattispecie del Comune di Fiumicino) e da parte, questa volta, dello Stato.
    Ai vantaggi riportati nel precedente capoverso, si andrebbero ad aggiungere quelli derivanti dalla DEDUCIBILITA’ dei contributi a carico del lavoratore.
    Tutto bello per davvero!
    Premesso
    • Che quando mi sono trasferito al Comune di Fiumicino (agosto 1999), l’allora IACP, mi ha liquidato il TFS sino ad allora maturato (poco più di 2 anni)
    Considerato
    • che l’adesione a questo fondo, che apparentemente sembra conveniente ripeto, comporta l’applicazione della disciplina prevista dall’art.59,comma 56 della L.449/97 (passaggio dal TFS al TFR) e dall’art.1, comma 2 del DPCM 20/12/99 e successive modifiche,
    vi chiedo quanto segue:
    è davvero così conveniente, per la mia posizione (già facente parte a tempo indeterminato della P.A. da giugno 1997), l’adesione a questo Fondo Perseo che comporta, inevitabilmente, il passaggio da TFS al TFR, (è un obbligo a cui non ci si può sottrarre) pur usufruendo di tutti questi vantaggi?
    In attesa di gradito riscontro, porgo i miei ringraziamenti anticipatamente.
    Geom. Ciro Pacchiano 377 23 19 604 e-mail: robi.antonio@libero.it

  2. Con queste pensioni fanno uno schifo, Non si riesce a capire che bisognerebbe dividere i lavori, esempio: chi fa un lavoro pesante tipo: carpentiere, muratore, ecc… Non può essere uguale a chi fa un commesso, architetto ecc… niente togliere niente a nessuno… ma un muratore che a 70 anni deve salire su di un ponteggio o su di un tetto o a trasportare secchi di calce, Non è la stessa cosa di un 70 enne che sta dietro ad una cassa di un negozio al fresco d’estate e al caldo d’inverno, quindi dovrebbero dare le pensioni in base al tipo di lavoro che uno ha svolto per tanti anni…

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