La tematica forte che ha unito fin da subito Lega e Movimento 5 Stelle è stata, senza ombra di dubbio, la dura opposizione nei confronti della legge Fornero per quel riguarda la Riforma Pensioni, approvata nel 2011 dal Governo Monti. (Leggi chi votò a favore della riforma Fornero). La Lega di Matteo Salvini, durante tutta la campagna elettorale, ha chiesto più volte di abolirla, parlando espressamente di “infame Legge Fornero”. Il Movimento 5 Stelle, usando toni diversi, idem. Per questo motivo, se dovesse partire il nuovo governo, questo tema si troverà sicuramente all’interno del programma condiviso.

Le due formazioni politiche potrebbero decidere di realizzare una riforma delle pensioni basata sulla “quota 100” e sulla “quota 41”, proposte già molto discusse nel periodo elettorale. Anche la proroga dell’opzione donna potrebbe essere trattata e discussa in un ipotetico governo Lega M5S.

La “quota 100” consiste nella possibilità per i lavoratori di andare in pensione quando, sommando gli anni di contributi con l’età del pensionando, si raggiunge appunto il numero 100. Qualcuno aveva ipotizzato che probabilmente l’età minima anagrafica per andare in pensione sarebbe stata di 64 anni con un minimo contributivo di 36 anni. Specifichiamo che nel contratto di governo definitivo pubblicato poche ore fa, non viene menzionato né il minimo contributivo, né l’età minima anagrafica.

La “quota 41”, invece, prevede che chiunque abbia lavorato per almeno 41 anni, con al massimo due anni di contributi figurativi, potrà andare in pensione senza alcuna penalizzazione e a prescindere dalla sua età anagrafica. In ogni caso, resterà intatta l’aspettativa di vita come criterio per l’età di pensionamento e sarà stabilito un tetto massimo di spesa pensionistica annua di 5 miliardi per il superamento dei tetti fissati dalla Legge Fornero.

Queste prime due proposte permetterebbero di anticipare la pensione di circa 3 anni per la maggior parte dei lavoratori, mentre la proroga dell’opzione donna consentirebbe un anticipo più consistente alle sole lavoratrici, ma con una contropartita: il ricalcolo contributivo della prestazione.

Il tecnico della Lega, Alberto Brambilla, ha spiegato al Sole 24 Ore: “Il nostro lasciapassare per l’Europa e per i mercati è il mantenimento degli stabilizzatori automatici, ovvero l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e i coefficienti di trasformazione. Senza quelli diventa difficile difendere la nuova flessibilità che vogliamo”. E fa sapere che le coperture ci sono: verrebbe chiusa l’Ape social e rivisti i trattamenti per i lavoratori addetti alle attività usuranti.

Per approfondire consulta il nostro Speciale Riforma Pensioni

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