riforma pensioni

Guerra di numeri sulla spesa relativa alle pensioni in Italia tra l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano e il Fondo Monetario Internazionale. In questi giorni l’FMi è intervenuto sulla spesa previdenziale del nostro Paese definendola troppo alta, circa il 16% del PIL, e proponendo una stretta sulle pensioni di reversibilità e l’innalzamento dell’aliquota dei lavoratori autonomi, dal 24% al 27%.

A rincarare la dose ci ha pensato la BCE con le statistiche del Bollettino Economico, pubblicando la previsione nel 2070 di una percentuale di persone over 65 rispetto al totale dei lavoratori pari a oltre il 52%, e superiore al 60% in Italia. La Banca Centrale Europea esprime quindi parere favorevole per le politiche che innalzano l’età pensionabile, cone la riforma Fornero del 2011, perchè riducono lo squilibrio futuro (Leggi chi votò a favore della riforma Fornero.).

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Questi dati, soprattutto quelli del Fondo Monetario Internazionale, non convincono Cesare Damiano che ha puntualizzato che in Italia la previdenza e l’assistenza si sommano e, il mancato scorporo di quest’ultima dal calcolo dei costi dà un risultato sovrastimato. Damiano fa notare che la tassazione sulle pensioni vale 43 miliardi di euro l’anno che vengono restituiti allo Stato e quindi la spesa pensionistica nel nostro paese inciderebbe il 12% del Pil, in linea con gli altri Paesi UE.

Ricordiamo che negli ultimi giorni, l’ex ministro ha sollecitato il nuovo Governo, probabilmente costituito da Lega e M5S, a non abolire la Riforma Fornero, ma a portare avanti le modifiche e i miglioramenti già in atto alla legge del 2011, come l’introduzione della Quota 41 per tutti, la stabilizzazione dell’Opzione Donna.

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