Consideriamo questo caso: un automobilista subisce il furto di una serie di accessori del suo veicolo di grossa cilindrata, vecchio di due anni. Il malcapitato è spesso in giro per lavoro con l’auto, e già in passato ha avuto la spiacevole esperienza di trovare il finestrino in frantumi per un tentativo di furto. Pertanto sceglie di sottoscrivere una copertura assicurativa che lo indennizzi anche per questa tipologia di eventi e, dopo l’ultimo spiacevole episodio, è convinto che la compagnia lo ripagherà per il maltolto.

Ebbene, a fronte di una costo per la riparazione del veicolo e per il ripristino degli accessori pari a più di 6 mila euro, la compagnia propone una liquidazione pari a meno della metà: duemila e novecento euro.

Il cliente, sorpreso, contatta la compagnia e chiede per quale motivo non possa essere ristorato per intero del danno subìto. La compagnia, dopo vari solleciti, risponde che, semplicemente, è stato applicato un degrado del 54%, così come previsto dalle condizioni di polizza.

In altre parole, la compagnia sostiene che in due anni quel veicolo abbia avuto un deprezzamento di più della metà del suo valore iniziale, pertanto l’indennizzo riconosciuto diminuisce nella stessa misura.

Esaminate le condizioni di polizza si evince che la compagnia si limita a dire che sulla determinazione dell’indennizzo “viene considerato il normale degrado”, senza nulla aggiungere circa i criteri applicabili nello specifico.

Le tipologie di degrado alle quali la compagnia può fare riferimento sono diverse a seconda dell’ambito in cui trovano applicazione concreta.

Il “degrado contrattuale” è quello previsto e stabilito dalle polizze assicurative per la copertura di danni diretti (incendio, furto, kasko, ecc.) e i criteri per stabilirne l’entità sono dettati direttamente dal contratto.

Molte polizze, compresa quella dello sfortunato automobilista del nostro caso, legano l’entità del degrado alla svalutazione commerciale patita dal veicolo.

Se la macchina, rispetto al valore a nuovo ed in riferimento alla data del sinistro, ha perso commercialmente il 35% del suo valore, anche il degrado da applicare sui ricambi sarà pari a tale percentuale.

In questo caso, quindi, non si considererà l’usura patita nello specifico dal particolare danneggiato per l’utilizzo che se ne è fatto o per la particolare tipologia di accessorio ma si considererà il medesimo deprezzamento dell’intero veicolo (verrebbe da dire che riesce difficile pensare che il cruscotto possa subire in due anni un calo di valore pari al 54%, visto che, di fatto, l’usura effettiva dei materiali è pressocchè nulla).

Altre polizze, invece, stabiliscono a priori la percentuale di degrado che verrà applicata in relazione all’età del veicolo: ad esempio fino a un anno il 5%, da due a tre anni il 10%, da tre a sei il 30%, eccetera.

In alcune, inoltre, la compagnia giunge addirittura a specificare su quali particolari di ricambio va o non va applicato il degrado (solitamente per la meccanica si applica sempre, mentre per la carrozzeria o per gli accessori le condizioni potrebbero prevedere che si applichi il degrado solo dopo 2 anni, o dopo 5).

Il “degrado da usura“, solitamente considerato nella valutazione dei danni conseguenti a sinistri stradali, è invece la differenza di valore di un veicolo o di parti di esso definito esaminando l’effettivo stato di utilizzo e di conservazione. Pertanto viene stabilito da un perito dopo attenta analisi, volta a stabilire se e in quale misura esista una effettiva usura, nonchè traducendone l’entità in termini di svalutazione economica del valore del veicolo o dell’accessorio.

Tale valutazione, quindi, non è affatto legata all’età del veicolo: una vettura di due anni, apparentemente nuova, può avere gli ammortizzatori particolarmente consumati o per una eccessiva percorrenza chilometrica, o per la frequentazione quotidiana di strade accidentate, quindi bisogna valutare gli elementi volta per volta. Allo stesso modo un veicolo di cinque anni con pochissimi chilometri potrebbe avere il volante o gli accessori praticamente nuovi e usurati in misura del tutto marginale, con conseguente deprezzamento quasi irrisorio.

In definitiva, occhio alle condizioni generali del contratto anche per quanto riguarda i criteri di determinazione del degrado in caso di furto totale o parziale del veicolo: meglio spendere qualche euro in più e affidarsi ad una polizza che definisca in maniera più equa e precisa possibile quanto verrà pagato in termini di indennizzo, per non ritrovarsi nella spiacevole situazione del malcapitato automobilista del nostro esempio.

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