riforma pensioni

Anche per l’anno 2017 l’Inps ha fissato le soglie di integrazione al trattamento minimo, e, come per il 2016, ha fissato l’importo dell’assegno a 501,89 euro al mese. L’integrazione può essere ottenuta se il reddito personale del pensionato non supera i 6.524 euro l’anno o il reddito coniugale non va oltre i 13.049,14 euro. Ecco quali sono i requisiti per fare richiesta e comune funziona il meccanismo di integrazione.

I requisiti per ottenere l’integrazione

I requisiti per poter ottenere l’integrazione al minimo sono legati al reddito.
Se il pensionato non è sposato o è legalmente separato, può ottenere l’integrazione completa se il suo reddito individuale è inferiore a 6.524,07 euro. Se il suo reddito è superiore ai 6.524,07 euro, ma inferiore a 13.049,14 euro l’integrazione può essere concessa parzialmente (differenza fra l’importo massimo e il reddito conseguito da dividere per 13 mensilità), mentre se supera i 13.049 euro l’integrazione è esclusa.

Se il soggetto è coniugato, o in unione civile il reddito coniugale non deve superare i 19.573,71 euro per avere l’intera integrazione, che diminuisce fino ad esaurirsi quando il reddito della coppia arriva a 26.098,28 euro. Queste regole hanno valenza solamente se la pensione ha decorrenza successiva al 1994, non valgono per i trattamenti degli anni precedenti. Diverse le soglie di reddito nel caos in cui la pensione abbia decorrenza dal 1994: integrazione totale fino a un tetto di reddito di 26.098,28 euro, parziale da questa soglia a un massimo di 32mila 622,85 euro.

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Sono esclusi dal conteggio della soglia di reddito:

  • il reddito dell’abitazione;
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il Tfr ed i trattamenti assimilati (Tfs, Ips), comprese le relative anticipazioni;
  • redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia.

Tutti gli altri redditi, invece, devono essere inclusi.

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