Brexit

La Gran Bretagna torna al voto. A un anno esatto di distanza dallo storico referendum sulla Brexit, arriverà un nuovo inquilino a Downing Street. O, molto probabilmente, ci resterà la padrona di casa arrivata proprio a seguito della crisi per la vittoria dei “Leave”.

Theresa May sembra ancora in buon vantaggio, anche se la vittoria a mani basse prevista fino a qualche settimana fa sembra assai meno scontata. Il tutto, in un clima che sia nella terra di Sua Maestà, che entro i confini dell’Unione, è tutt’altro che sereno, tra allarmi, attentati e lupi solitari inneggianti al fondamentalismo islamico.

Londra è ancora sotto shock dopo il triplice attentato dei giorni scorsi, in cui alcuni seguaci dello Stato islamico hanno imbracciato “armi” comuni, come autoveicoli e coltelli, per seminare panico e vittime nelle centralissime vie della City.

Ora, lo stato di allerta in tutte le capitali è massimo, alla luce di quanto avvenuto anche a Parigi a Notre Dame meno di 48 ore fa, ed è ovvio che la concomitanza del voto in Uk rende la minaccia terroristica ancora più credibile e pericolosa.

I sondaggi elettorali…e cosa accadrà

Secondo le ultime rilevazioni, il partito conservatore dovrebbe partire con una maggioranza di 305 seggi – nel 2015 furono 330 – sufficiente per continuare a guidare il Paese e consentire alla nuova “lady” dei Tories di indirizzare il travagliatissimo processo di uscita dall’Unione europea.

Attenzione, però. Il vantaggio si è andato via via assottigliando negli ultimi giorni, al punto che secondo alcuni istituti il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn avrebbe alcune chance di vincere la premiership, essendo distanziato sul suffragio popolare di un solo punto percentuale. Insomma, il gap può essere superato all’ultima curva e potrebbe generare un nuovo, imprevedibile terremoto politico. Qualora, infatti, il centrosinistra dovesse davvero imporsi, quale sarà l’approccio nei confronti di Brexit? Verrà seguita la linea dura della May, o diversamente si cercherà una via più dialogante con Bruxelles? In autonomia, il partito che fu di Tony Blair, oggi potrebbe contare su 268 seggi alla Camera dei Comuni.

C’è però la possibilità di un’alleanza inedita con il partito indipendentista – ed europeista – scozzese, che, sebbene in difficoltà rispetto al passato, può ancora contare su una base di elettori fedeli in grado di garantire una quarantina di seggi. Sufficienti, se sommati, a superare di poche unità quelli dei Conservatori, qualora le previsioni dovessero essere indovinate.

A bocca asciutta, invece, si prevede che rimarrà Ukip, la “creatura” di Nigel Farage, deus ex machina della Brexit che ora pare aver abbandonato la politica attiva dopo il clamoroso esito del referendum.

Qualora, però, le previsioni di una forbice ristretta venissero disattese e il vantaggio di Theresa May arrivasse vicino ai cento seggi rispetto ai Laburisti, di fatto il primo ministro diventerebbe plenipotenziario e investito dell’autorità di gestire in toto l’affare Brexit fino alle battute conclusive.

Insomma, oggi si gioca una partita decisiva per il futuro non solo del Regno Unito, ma dell’Europa intera.


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