anno 2016

Entrati ufficialmente in inverno da pochi giorni, quando la stanchezza si fa più sentire e il nostro corpo ci chiederebbe di ritirarci ed entrare in letargo, siamo invece in un periodo estremamente frenetico, in cui si corre per terminare tutto prima della fine dell’anno come se fosse sempre imminente la fine del mondo.

Questo è però anche il periodo delle luci: siamo circondati dagli addobbi e le giornate cominciano ad allungarsi.

È quindi il momento ideale per l’introspezione e per rivedere come è andato l’anno, portando dentro di noi la luce della consapevolezza e della fiducia di potere realizzare qualcosa a cui teniamo, partendo da un punto fermo.


Chi è familiare con “I sette pilastri del successo” si ricorderà che una delle routine produttive che Stephen Covey raccomanda è proprio quella di “affilare l’ascia”. L’espressione deriva da una frase attribuita ad Abramo Lincoln («Se avessi a disposizione otto ore per abbattere un albero, ne passerei sei ad affilare l’ascia») ed è stata poi sviluppata sotto forma di metafora che racconta di un boscaiolo che, avendo ottenuto un lavoro in una segheria, teneva moltissimo a fare bella figura. Il primo giorno di lavoro, si recò con un’ascia nella zona del bosco che gli era stata affidata per il taglio e, pieno di entusiasmo cominciò a fare legna con grande zelo e alacrità. Al termine della giornata aveva abbattuto ben diciotto alberi, meritandosi l’ammirazione del capo reparto e dei colleghi. Quella sera, tutto entusiasta e deciso a migliorare ancora di più il suo rendimento, andò a letto presto in modo da presentarsi al lavoro ancora prima e tagliare ancora più alberi. Ma alla fine della seconda giornata, non riuscì ad abbatterne più di una quindicina.

Decise allora che il mattino dopo, e quelli successivi, si sarebbe recato sul lavoro ancora prima per recuperare e, possibilmente, superare i numeri del primo giorno. Contrariamente alle sue aspettative, non solo il giorno dopo non riuscì nel suo intento ma tagliò solo sette alberi, poi cinque. Allora, decise che avrebbe anche rinunciato a fermarsi per pranzare, ma il risultato fu ancora più scarso: due. Frustrato e preoccupato il boscaiolo andò dal padrone della segheria a raccontargli quello che era successo, giurando che ce la stava mettendo tutta.

Questi, senza fare una piega, gli disse: “Capisco come ti senti. E…. Dimmi, piuttosto, quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”. “Ma come affilare? Ma io non avevo tempo per fermarmi ad affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi…”.

È chiaro che al boscaiolo sarebbe bastato fermarsi ogni tanto ad affilare l’ascia: durante l’attività di taglio, la lama si consuma e più è consumata, maggiore sforzo è richiesto per il taglio, inoltre, più si è focalizzati sulla singola attività, più si perdono il quadro globale e l’attenzione alla strategia. Affilare l’ascia significa quindi ritagliarsi dei momenti, creare – e rispettare – un programma di ricarica fisica, emozionale-sociale, mentale e spirituale per preservare e valorizzare il nostro asset più importante: noi stessi.  Rigenerarsi in ciascuna delle quattro aree, significa rafforzare le basi per creare crescita e cambiamento nella nostra vita, definire i passi necessari, fare approvvigionamento di energia e risorse per realizzare i nostri obiettivi.

Forse, come il boscaiolo, anche tu starai obiettando: “Ma io non ho tempo! Con tutto quello che ho da fare, come posso pensare di affilare la amia ascia? Lo farò se mai quando avrò terminato tutte le altre attività più urgenti.”

Affilare l’ascia è – appunto – un’attività importante, ma non è urgente.

Affilare l’ascia non è, però, neppure un’attività delegabile ad altri.

Come puoi delegare agli altri il tuo riposo, il tuo alimentarti, il fare esercizio fisico, pensare, leggere, imparare, le emozioni che vivi, la relazione con gli altri, la tua vita spirituale?

Ti invito quindi a cominciare premendo premere il pulsante pausa e fissando in agenda 5 o 10 minuti al giorno per fare il primo passo e riflettere su tutte la aree della tua vita: dalla forma fisica, al benessere emotivo, alle relazioni con gli altri, alla realizzazione lavorativa, all’accrescimento di conoscenze e consapevolezze, alla dimensione spirituale e di contributo al mondo:

  1. Cosa ho realizzato nel 2016?
  2. Cosa non è andato come avrei voluto?
  3. Cosa ho imparato quest’anno?
  4. Cosa farò di nuovo o diverso l’anno prossimo?
  5. Quali punti di forza ho notato in me?
  6. Di quali risorse interne ed esterne avrei bisogno?
  7. Per che esprimo gratitudine?

Prendersi il tempo per riconoscere tutto ciò che abbiamo raggiunto e superato, cosa non siamo riusciti a fare, di cosa avremmo avuto bisogno, ciò che non vogliamo più, ciò che invece vogliamo tenere, ciò che vogliamo avere di più, aiuta a capire quali sono state le dominanti, qual è il filo rosso che le lega, quali le abitudini comportamentali, mentali ed emotive stiamo mettendo in atto, se ci sostengono o se ci stanno sabotando.

Porti queste domande è come chiederti se preferisci rimanere dove sei ora, oppure se vuoi fare un passo concreto in avanti. Sono domande cruciali, che ti fanno staccare il pilota automatico e che definiscono la direzione consapevole verso cui stai andando.

Mi auguro che contribuiscano a farti trovare rinnovata passione e la prospettiva trasformare il tuo sogno in realtà.

“A volte, bisogna guardare indietro per capire le cose che ci attendono” – Yvonne Woon


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