coppie gay

Dopo otto anni due donne si separano e la madre biologica non riconosce all’altra il ruolo di genitore. La Corte Costituzionale ribadisce che, nel superiore interesse del minore, i figli devono poter intrattenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe.

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Corte costituzionale, sentenza 20 ottobre 2016, n. 225.

Viene chiesto alla Corte costituzionale di stabilire se una recente norma introdotta nel 2014 sia o meno contraria alla Costituzione. Tale norma stabilisce il diritto del figlio minore di mantenere un rapporto con entrambi i genitori, con i nonni ed i parenti in genere e di ricevere da loro cura, educazione, istruzione e assistenza.


La ragione del dubbio nasce dal fatto che la norma si riferisce ai genitori, e non menziona le nuove figure che nell’attuale contesto sociale possono svolgere un ruolo significativo nella vita di un bambino, come il partner della propria madre o del proprio padre, anche omossessuali, quando la relazione finisca.

Nel caso in esame due donne intraprendono un procedimento di fecondazione eterologa da cui nascono due bambini. Dopo otto anni di relazione le due si lasciano e la madre biologica non intende riconoscere alla propria ex lo stesso suo ruolo di genitore.

L’ex partner della madre biologica si rivolge al Giudice che propone la questione di legittimità costituzionale.

La Corte accoglie il ricorso e chiarisce che:

La norma viola sicuramente la Costituzione, che garantisce le formazioni sociali perché ormai tra esse va inclusa la famiglia di fatto;

– inoltre viola la Costituzione perché introduce una discriminazione tra figli nati da una coppia etero e figli nati all’interno di una coppia omosessuale;

– infine viola la Costituzione in relazione all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che prevede l’obbligo di riconoscere il diritto del fanciullo e dei genitori, così come di altri soggetti uniti al bambino da vincoli di fatto, di mantenere rapporti stabili pure in caso di crisi della coppia (anche omosessuale), tenendo sempre presente il superiore
interesse del minore;

– in precedenza, il Giudice ha avuto modo di verificare con una perizia che i due bambini riconoscono la ex partner della madre biologica come una seconda mamma: ne consegue che impedire loro di avere con lei rapporti stabili potrebbe essere dannoso per i minori.

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Unioni civili e convivenze di fatto L. 20 maggio 2016, n. 76

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A cura di Marilena Gorgoni, 2016, Maggioli Editore

Dopo un travaglio lungo trent’anni, l’Italia si è data una regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e delle convivenze “di fatto” omo ed eterosessuali con L. 20 maggio 2016 n. 76 (G.U. 21 maggio 2016, n. 118).La disciplina si era ormai...




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1 COOMENTO

  1. Il giudice della Consulta nell’affermazione del principio ha fatto una tirata d’orecchio ai tanti giudici italiani che, con le collocazioni e gli affidamenti esclusivi continuano a tenere separati i figli da entrambi i genitori. Non vale nel giudizio la volontà delle pretese ma quella superiore del minore che deve vivere una vita equilibrata per avere cure ed educazione da entrambi i genitori. E’ un principio semplice che può trovare semplice applicazione solo se cambia la cultura di genere della giustizia minorile.

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