furbetti del cartellino

Un dipendente di Poste Italiane mentre si sta recando al lavoro con la propria auto viene coinvolto in un piccolo incidente stradale. Per non ritardare l’ingresso in ufficio contatta un collega chiedendogli di “strisciare” il badge al posto suo. Il collega compiacente esegue l’operazione facendo così risultare l’entrata in ufficio del collega alle ore 11.35 invece di quella effettiva alle 12.25.

L’azienda venuta a conoscenza della cosa licenzia per giusta causa il dipendente.

Quest’ultimo impugna il licenziamento perché sproporzionato rispetto ai fatti accaduti: il ricorrente ammetteva nel ricorso di aver agito senz’altro con leggerezza per evitare il ritardo provocato da un imprevisto, ma non con l’intenzionalità di assentarsi dal lavoro facendo risultare di essere regolarmente presente.

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Sia il Tribunale di Nola che la Corte d’Appello di Napoli confermano la legittimità del licenziamento in considerazione della gravità della condotta del lavoratore il quale, di fronte all’imprevisto, avrebbe dovuto comunicare all’azienda il possibile ritardo invece di alterare, con la compiacenza di un collega, il sistema di registrazione dell’inizio della propria attività lavorativa.

Dello stesso avviso la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso del lavoratore sulla base dei seguenti principi:

– il fatto contestato è meritevole della maggiore delle sanzioni disciplinari, ovvero il licenziamento per giusta causa, avendo il lavoratore messo in atto un disegno fraudolento in danno, non solo economico, del datore di lavoro, dapprima cedendo ad un collega il proprio badge, documento strettamente personale, e poi autorizzandolo a registrare falsamente la sua presenza in ufficio rispetto all’effettivo inizio del lavoro.

– infine la condotta del lavoratore, oltre che essere gravemente inadempiente, costituisce anche un modello diseducativo per gli altri dipendenti.

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