Decreto Assenteisti: pene più severe per i furbetti del cartellino. Cosa cambia

Redazione 15/07/16
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Il Decreto Legislativo n. 116/2016, la cosiddetta Riforma Madia o Decreto Assenteisti, è entrato ufficialmente in vigore mercoledì 13 luglio, eppure sembra che i furbetti del cartellino non abbiano ancora smesso di comportarsi in maniera scorretta.

Con il nuovo decreto, però, è previsto il licenziamento per direttissima per chi falsifica la presenza.

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Decreto Assenteisti: gli ultimi casi eclatanti

Con il D.Lgs. n. 116/2016 sono introdotte misure più severe e sanzioni più rapide per i dipendenti della pubblica amministrazione che con qualunque modalità, anche avvalendosi dell’aiuto di colleghi, fingano di essere in servizio o comunque traggano in inganno l’amministrazione circa il rispetto dell’orario di lavoro.

Come previsto dalla Riforma Madia, il procedimento disciplinare “accelerato” stabilisce che, in caso di flagranza di reato, il responsabile della struttura deve denunciare il fatto e provvedere alla sospensione cautelare del dipendente entro 48 ore dall’accertamento; durante la sospensione, al dipendente volto sul fatto è dovuto solo un assegno alimentare e non lo stipendio.

Il consecutivo procedimento disciplinare si deve concludere in 30 giorni, al termine dei quali se le ragioni del dipendente non sono considerate adeguate al comportamento scorretto il lavoratore viene licenziato.

Un decreto che prevede sanzioni pesanti, dunque, e che però sembra dovrà scontrarsi contro un numero di assenteisti sorprendentemente ampio. Gli ultimi casi eclatanti, a luglio, riguardano dei lavoratori colti in flagrante a Boscotrecase, nella città metropolitana di Napoli, e a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria.

Nel caso di Oppido, 24 dipendenti –più di metà del personale amministrativo del Comune– simulavano la propria presenza in ufficio timbrando il cartellino personalmente, con l’aiuto dei colleghi o addirittura grazie ai sistemi informatici. Alcuni degli assenteisti di Boscotrecase, colti in flagrante dalle telecamere nascoste solo un giorno prima dell’entrata in vigore del decreto, si presentavano a timbrare il cartellino addirittura con degli scatoloni in testa per non essere riconosciuti.

Pene più severe e maggiori controlli

Pertanto, la riforma cerca di porre un argine a un comportamento diffuso e troppo raramente davvero sanzionato. Proprio perché il decreto legge abbia maggiore effetto, il provvedimento non è solo particolarmente severo nei confronti dei dipendenti, ma cerca anche di disciplinare il livello di responsabilità del dirigente dell’ufficio.

Tutti i responsabili dell’ufficio che si rifiutassero di segnalare la violazione, infatti, andranno incontro a pesanti sanzioni. Si prevede dunque un significativo passo in avanti rispetto alla riforma Brunetta, che prevedeva che si potesse giungere al licenziamento senza preavviso solo in caso di “recidive e plurime” assenze fraudolente.

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La riforma Madia del procedimento amministrativo

La legge n. 124/2015 si pone nel solco di una decisa accelerazione delle riforme, con l’intenzione in particolare di operare uno svecchiamento della pubblica amministrazione.Diverse le metodologie usate e le sfaccettature della riforma, stante l’eterogeneità delle materie trattate. Sono tanti gli spunti che la legge n. 124/2015 vuole offrire, alcuni appena accennati, altri più immediati: ed infatti, accanto a disposizioni precettive, leggiamo espressioni e intenzioni (digital first) che attendono una reale declinazione sostanziale nei prossimi mesi. Si intravede, al fine, un disegno compiuto, da leggersi peraltro in modo coordinato con le altre riforme in itinere, che comunque mira alla profonda revisione della macchina organizzativa pubblica.Tra gli interventi di maggiore impatto, vi è certamente quello sulla disciplina dell’azione amministrativa. I primi sette articoli della norma contengono infatti modifiche particolarmente incisive della legge sul procedimento amministrativo (legge 241/90), con l’immediata e operante rivisitazione dell’autotutela e l’introduzione del nuovo silenzio assenso tra le PA, e con alcuni istituti affidati invece alla normativa delegata, tra cui spiccano la conferenza di servizi, l’accesso ai documenti amministrativi e la riscrittura della disciplina del termine.Questo testo si offre pertanto di fornire una lettura ragionata delle nuove norme, in chiave tuttavia coordinata con il contesto trattato, collegando cioè l’analisi delle nuove disposizioni alla indispensabile disamina degli istituti del procedimento amministrativo su cui va a intervenire, così come risultanti dalla incessante elaborazione giurisprudenziale di questo quarto di secolo trascorso dalla emanazione della legge 241/1990.L’intento degli Autori è dunque quello di analizzare la nuova disciplina dell’azione amministrativa offrendo una chiave di lettura critica di quello che sarà il volto della pubblica amministrazione per effetto delle nuove regole. Tiziano Tessaro Magistrato della Corte dei Conti. Direttore della rivista on-line www.lagazzettadeglientilocali.it e del bimestrale Comuni d’Italia, entrambi Maggioli Editore.Stefania Piovesan Avvocato Cassazionista specializzato in diritto amministrativo.  

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