Buone notizie per i lavoratori che sono prossimi alla pensione: per loro, infatti, parte la possibilità di optare per il part-time agevolato in uscita.

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“RIFORMA PENSIONI 2016: COSA SAPERE

RIFORMA PENSIONI 2016, FLESSIBILITA’ IN USCITA: CHI PUO’ CHIEDERE E OTTENERE IL PART-TIME

E’ stato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a firmare il decreto che regolamenta le modalità della norma introdotta dalla legge di Stabilità 2016.

PER SAPERNE DI PIU’ SI CONSIGLIA LO SPECIALE:

“TUTTO SU PENSIONE ANTICIPATA 2016: CHI PUO’ ANDARCI?”

Chi può ottenere il part-time agevolato in uscita?

Il nuovo meccanismo è rivolto ai lavoratori del settore privato che hanno un contratto a tempo indeterminato ad orario pieno, che possiedono il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (vale a dire 20 anni di contributi) e che matureranno il requisito anagrafico entro la data del 31 dicembre 2018.

Come funziona il nuovo meccanismo del part-time agevolato in uscita?

In base alla norma il nuovo meccanismo dà la possibilità ai dipendenti del settore privato con contratto standard e maturazione del requisito di vecchiaia entro il 2018 di optare per un part-time pattuendo, d’’intesa con l’azienda, che quest’ultima versi al lavoratore i contributi che sarebbero stati a suo carico qualora avesse fatto l’orario pieno, negli ultimi 3 anni di contratto, e dietro un’aggiuntiva contribuzione figurativa calcolata sulla prestazione non effettuata a carico della finanza pubblica.

Il meccanismo, finanziato con 60 milioni nel 2016, 120 nel 2017 e 60 milioni nel 2018, è stato previsto per permettere una contrazione degli orari di lavoro, per chi è prossimo alla pensione,  che dovrebbero andare dal 40 al 60% per quei soggetti che, come detto, maturano il requisito anagrafico per la vecchiaia a fine 2018. Tale requisito, lo ricordiamo è di 66 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti maschi mentre di 65 anni e 7 mesi per il biennio 2016-2017 e 66 anni e 7 mesi per il 2018 per le lavoratrici del settore privato.

RIFORMA PENSIONI 2016: NUOVA ESTENSIONE DELL’OPZIONE DONNA IN ARRIVO?

Si tratta di un’ulteriore ipotesi attualmente al vaglio del Governo. Un’ulteriore estensione della cosiddetta Opzione donna, il regime sperimentale partito nel 2004 e da poco rilanciato che fa sì che le lavoratrici dipendenti possano beneficiare dell’uscita anticipata dal lavoro con 57 anni e 35 di contributi dietro, però, il ricalcolo contributivo della pensione.

Anche le soluzioni attinenti i requisiti anagrafici o contributivi sono al momento oggetto di studio, a partire dai disegni di legge presentati in Parlamento o dalla proposta avanzata da Tito Boeri, presidente dell’INPS, tutto aventi un minimo comune denominatore e cioè: la concessione dell’anticipo con penalizzazione (2-3% l’anno rispetto alla vecchiaia).

 

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18 COMMENTI

  1. Enza. Io ho maturato 40 anni di servizio come infermiera e ho 58 anni .Non posso usufruire dell’ opzione donna e andro’in pensione nel 2020 a luglio .andrò in pensione dopo 42anni ed mesi con penalizzazioni .la mia pensione sarà uguale alla pensione baby di mia sorella che ha lavorato 20 in pensione a 38 anni grande ingiustizia sociale propongo di pagare le pensioni baby con il metodo contributivo recupereremmo molti soldi

  2. Conosco e sento dire di una popolazione di pensionati cosidetti baby
    in pensione legalmente , vero, ma, come mai a noi i diritti acquisiti non sono blindati e ai baby i loro sono assolutamente intoccabili
    Infatti per me dai 35 anni di contributi necessari per la pensione me li sono visti portare (per ora) a 42 e 10 mesi. e mi ritengo ancora fortunato
    Mentre ad un qualsiasi pensionato baby non si può assolutamente toccare niente, poveretto
    In genere un baby va in pensione a 40 anni , supponiamo abbia lavorato per 20 anni ma fai anche 25 Supponiamo ora che percepisca di pensione anche solo 800 euro mensili (ma sarà forse di più)
    Supponiamo che viva fino ad 80 anni (ha più probabilità lui di noi popolo dei senza diritti)
    Bene: fate 800 euro x 13 mensilità x 40 anni
    Sapete quanto fa, ve lo dico io ,
    Fa 416.000 euro (in lire quasi un miliardo )
    Ma li avranno versati ,???,, credo proprio di no !
    Quindi avranno molto, molto, molto di più di quanto hanno versato e quindi sono i tuoi soldi che si prendono
    E magari fanno pure un’altro lavoro o hanno altri rendite (per forza ) non si vive con 800 euro al mese

    Conclusione , non cercate il politico ‘vitializato’ lo avete molto vicino , forse dietro la porta di casa

    Azione : Chiediamo che questi vitalizi vengano annullati o ridotti drasticamente e rapportati ai contributi versati

    Claudio, 60 anni, 40 anni di contributi versati

  3. Ho 60 anni anagrafici, 40 di contribuzione all’attivo, sono attualmente in cerca di una occupazione che non arriverà mai e anche questa volta devo aspettare alla finestra che passi un’altro treno. Con questa riforma che incentiva le aziente per i prossimi 3 anni a tenere part-time i dipendenti prossimi alla pensione al fine di assumere i giovani, noi quando lo troveremo un lavoro? E allora ci devono dare questa benedetta possibilità di anticipare l’accesso alla pensione o devono creare delle liste speciali di assunzione obbligatoria, o dobbiamo per forza morire prima? Se continuiamo solo a lamentarci non andiamo da nessuna parte. Troviamoci d’accordo e facciamoci sentire come cittadini e lasciamo stare i sindacati che tanto non ci rappresentano più e fanno solo finta di fare rumore con le bandiere in mano. Visto che siamo a casa a grattarci la pancia organizziamoci, possiamo creare un movimento, un relativo blog e quando capiranno che non scherziamo appoggeremo il partito politico che meglio ci rappresenta tutti insieme. Se qualcuno ha delle idee migliori si faccia avanti. E’ arrivato il momento di fare la voce grossa altrimenti moriremo prima ed è quello che vogliono.

  4. Ma non basterebbe veicolare le varie donazioni IRPEF (8/1000,5/1000,2/1000,2/1000) all’INPS per poter recuperare parte di quei soldi che tanto fanno disperare i nostri politici?

  5. Forse, anche per risanare l’INPS, basterebbe che il famoso 8/1000 , 5/1000, 2/1000, 2/1000, venisse veicolato verso le pensioni, anzichè darlo a Istituzioni Enti o altro. Poi, se voglio, con i miei soldi farò delle donazioni a chi mi andrebbe. Cosa ne pensate

  6. PIER GIORGIO VENEZIA
    HO 61 ANNI E 40 DI CONTRIBUTI
    L’INPS MI DICE CHE ANDRO IN PENSIONE A MARZO
    2020 CON 63 ANNI E 6 MESI DI CONTRIBUTI
    PIU’ O MENO ALTRI 4 ANNI PIENI DI LAVORO.
    IO SONO FISICAMENTE STANCO ANCHE SE NON FACCIO UN LAVORO USURANTE .
    NON SONO D’ACCORDO CON QUESTA POLITICA DELLA CAROTINA.
    RITENGO CHE LA COSA GIUSTA SIA CHE CHI HA PIU’ DI 6O ANNI CON 40 ANNI E PIU’ DI CONTRIBUTI POSSA ANDARE LIBERAMENTE IN PENSIONE .
    QUESTO PER UN MINIMO DI EGUALIANZA CON I PRIVILEGI CHE ANCORA I POLITICI ,MANTEGONO.
    UN’ULTIMA COSA ,
    QUELLO CHE MI FA PIU’ MALE
    E’ L’INSENSIBILITA’ DI UNA PARTE DEL GOVERNO(DI SINISTRA) VERSO QUESTO PROBLEMA.

  7. A come vedo il governo renzi come sente parlare di riforme sulla pensione diventa allergico cerca sempre di deviare il problema non si porge mai la domanda come fanno tirare avanti quelle persone che hanno superato i sessantadue o sessantatre anni che hanno perso il lavoro ?che poi a quell’età chi ti assume più?

  8. Si soltanto per i lavoratori privati carissimo Sig. Carmelo.Perche’ ove Ella non lo sapesse un lavoratore del settore privato puo’ essere messo su una strada da un giorno all’altro con famiglia,figli e mutui da pagare e quindi non ha la garanzia come invece quelli del pubblico del famoso posto fisso.la certezza di arrivare comunque all’eta’ pensionabile è propria solo dei dipendenti pubblici con tutte le tutele,peraltro giuste, che i lavoratori privati si sognano.E comunque condivido l’idea di arrivare massimo a 35 anni di contribuzione ed avere la possibilita’di scegliere,non tanto di proseguire con un part-time,ma di uscire definitivamente dal lavoro detraendo da quella che dovrebbe essere la pensione ai 35 anni una percentuale per ogni anno di anticipo (es. 2% per un anno prima,3% per due anni prima,4% per 3 anni prima e così via…).Sarebbe FLESSIBILITA’,liberta’ di scegliere per il lavoratore che perderebbe ovviamente una percentuale,ci mancherebbe,sulla pensione piena,ma potrebbe essere messo in condizione di scegliere se lasciare o meno il lavoro.Ma la conseguenza piu’ importante di tutto questo sarebbe che,nel settore privato,ogni lavoratore,e sarebbero tanti ve lo assicuro(provate a chiedere a chi lavora all’eta’ di 64-65-66 anni in edilizia,all’interno di gallerie o sospeso in aria sopra i ponteggi!!!!),che lascerebbe il proprio posto ne creerebbe immediatamente uno per i tanti giovani a spasso.Semplice no?la disoccupazione si abbasserebbe notevolmente.Un meccanismo semplice.Ma ci vuole così tanto a capirlo?

  9. Perdo ogni prudenza e affermo pubblicamente che questo è un paese di merda che continua a fare dei diritti una lotteria.

  10. Penso sia anticostituzionale eventualmente concedere questa possibilità solo ai dipendenti privati e non ai pubblici !!
    Comunque non ho parole….

  11. Boiata all’italiana. Quel Poletti lo trovo inguardabile ed insostenibile, a volte perfino vicino alla crudeltà nelle dichiarazioni… lo vedo buono per far perdere molti voti al pd.

  12. perchè non devo avere il diritto di andare in pensione con il calcolo tutto contributivo dopo 64 anni e 42
    di contributi ??????????

  13. DOPO 64 ANNI DI ETA’ E 42 DI CONTRIBUTI, PERCHE’ NON DEVO AVERE ANCHIO IL DIRITTO DI ANDARMENE
    IN PENSIONE CON IL CALCOLO TUTTO CONTRIBUTICO ?

  14. caro amico Lei dimentica che i dipendenti pubblici versano 9 miliardi di euro l’anno delle loro liquidazioni alla cassa depositi e prestiti ,se a questo aggiunge che i lavoratori nati tra il 1952 e il 1960 hanno depositati 450 miliardi di liquidazioni capirà il perchè Lei è diverso da quelli privati e comprenderà che se possono ritardare la sua andata in pensione lo faranno eccome.

  15. Il problema è per chi ha 60 anni ed è stata licenziata ed ha 21 di contributi, fino alla minima cosa mangia?

  16. La cosa da fare a mio parere è stabilire come arrivo i 35 anni di contribuzione e da quel momento dare a tutti la liberalità di scegliere se proseguire fino ai 40-41 o fare un par-time per agevolare il turnover. Un par time retribuito 4 ore dall’azienda e 4 ore dall’INPS, questo per gli ultimi 5-6 anni. A chi vuole continuare a lavorare dopo i requisiti max raggiunti ossia (40-41)deve essere congelata la pensione a favore dell’inps in un fondo che serve a sopperire la spesa propria del par-time. Sono convinto che pochi pochissimi rinunciano la pensione pur di restare nel loro impiego o posto di lavoro.

  17. Soltanto per i lavoratori privati? ???
    Ma non erano i lavoratori pubblici quelli favoriti? ??
    Mah…

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