Sulle riforme, ai primi voti ieri in Senato, il Governo ha portato a casa l’approvazione del primo emendamento recante gli accordi interni al Pd e dell’intera maggioranza. Il primo giorno di voti in Aula è stato tuttavia segnato dalle proteste delle opposizioni per via dell’emendamento cosiddetto “canguro”, scritto in modo tale da farne decadere molti altri.

In calendario oggi, infatti, il voto per l’approvazione o meno del citato emendamento “canguro” presentato dal senatore del Partito democratico, Roberto Cociancich. Quest’ultimo, accludendo l’emendamento di Anna Finocchiaro che recepiva gli accordi presi a Palazzo Chigi lo scorso 11 novembre 2014, era stato redatto in modo tale da risultare tra i primi emendamenti da passare al voto così facendo decadere, una volta approvato, tutti gli altri, inclusi quelli su cui sovrastava il voto segreto. L’escamotage ha perciò provocato notevoli  tensioni, sfociate nella minaccia di abbandonare i lavori.

Il neologismo “canguro” sta ad indicare, infatti, un emendamento che porta alla preclusione di alcune decine di migliaia di altri che sono inerenti ad uno stesso argomento. La replica alle polemiche di Matteo Renzi è stata: “Con 70 milioni di emendamenti l’obiettivo era bloccare la riforma ma non ce la faranno: arriverà in porto. E poi con 380mila emendamenti si può parlare di tutto tranne che di mancanza di diritti dell’opposizione”. Il premier fa leva sul sostegno manifestato dai cittadini.


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